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gliere il pensiero si fe' silenzioso un momento, e frattanto perchè più spedito potesse narrare la cosa, e oltre alla difficoltà che provava in favellando nell' italico vol. gare quella ancora del materiale imbarazzo della bocca non dovesse sostenere, colla estremità dell'elsa sgombros. sela dalla grigia è lunga barba, ond' era presso che nascosta. Dante, cui ogn'immagine faceva buon giuoco e n'era sottilissimo osservatore, colse per avventura quel. l'atto e ne fece tesoro nella memoria per dipingere il suo Chirone, il quale, anch' egli, prima di favellare ai com . pagni centauri :

prese uno strale e con la cocca Fece la barba indietro alle mascelle.

e la

Poi cominciò delineando in pochi e recisi tratti l'ordine delle schiere ; e tosto a descrivere coll'usato impeto l'accanito battagliare, e massime i micidiali sospignimenti verso il ponte -.e poi le riscosse vigorose dei manfre. diani e le rivinte fulminanti dei Francesi vittoria di questi. Parea vederla quella mischia, sentirne gl' incioccamenti tremendi e le grida.

Ma Nella e Forese, dirà taluno e di buona ragione, dove son eglino mai ?

Oh, la buona sposa attende sollecita ad abbellire di drappi e di fiori la immagine e l'ara del villereccio ora. torio : ha seco altre compagne e Piccarda, la onestissima e vaga sorella dello sposo; la quale se nel sacro rito delle sponsalizie, per umiltà squisitissima ed affetto, si deputò volontaria all'ufficio di sostenerle il lembo, non è a dire con quanta alacrità si compiaccia ora con lei nel. l'opera, che altri forse chiamerebbe non dicevole a nobil donzella, di rimondare e adornare la chiesuola. In quella pia occupazione, cui da lunga ora davan opera, si erano costoro meglio ricreate che non le altre dame e i cava. lieri co' loro balli e gli altri sollazzi. I'rahit sua quemque

voluptas, cantò il poeta : e tanto è vera questa sentenza che il nostro Forese d'altra parte davasi attorno, spiacemi dirlo, alle bisogne gastronomiche delle quali fu vago per forma che dovè poi scontarne la pena nel se. sto giorno del purgatorio, come Dante ci narra - e tutto per filo e per segno al maestro e ai valletti avea divi. sato. Ora col siniscalco e i sergenti imprendeva a corredare la mensa di coppe e calici d'argento superbamente cesellati, e piattelli di rame dorato, e anfore di sopraffino lavoro, e tersissimi vasi per l'acqua, e fiori e ogn'altra ragione di cose che alle mense de' grandi s'avvengono; le quali tutte con somma disciplina furono colà sopra di. sposte ed ordinate. I gentiluomini d'allora non isdegnavano poi scendere a queste bazzecole di curare le imban. digioni, e quand'anche ciò vero non fosse, avrebbe Forese fatto di leggieri un'eccezione alla regola.

La sala dove i signori doveansi adunare a convito era la stanza più vasta che in quel castello fosse. Dal fianco occidentale dell'edifizio distendevasi al cortile: due finestroni dall' un capo e due dall'altro la illuminavano. Il cielo levavasi altissimo a volta acuta, e là ove questa moveva, spiccavasi un cornicione di pietra serena, nel quale goffamente erano intagliati alcuni fogliami. Le quattro pareti suddivise in grandi spartimenti erano istoriate di tornei, di duelli o di galanti avventure di cavalieri, e particolarmente di quelli della Tavola rotonda. La volta poi era tutta consacrata a sacre rappresentazioni : qua il dipintore avea effigiato genti in lunghe ri. ghe, le quali significavano processioni : colà miravasi un'Annunziata , e la Vergine e l'Angiolo erano vestiti giusta l'ordinario costume del medio evo; il secondo poi avrebbe mosso a tutt'altro affetto che a divozione veg. gendolo, com'era, in giaco e spada a croce. In altro luogo vedevasi un santo Romito fare i tremendi scongiuri della Chiesa sopra uno spiritato e gli spiriti maligni uscivano in forma di pipistrelli dalla bocca del meschino,

che sembrava agitarsi tutto in violentissime torsioni. La parete poi che al cortile rispondeva era ingombra tuttaquanta dall'aneddoto della umiliazione che il Barbarossa fece di sè a Venezia dinanzi a Papa Alessandro (1177). Il pennello sembrava più recente, e meno assai di stranezza ne' pensieri si ravvisava e nella esecuzione del dipinto

pure anche qui ve n'aveva in buondato. La scena si rappresentava nella gran piazza di S. Marco: il pontefice vestito di tutto lo splendore delle insegne papali stava seduto, e del piè destro calcava il collo al superbo Svevo, il quale stesa in terra la clamide impe. riale, genuflesso prostravasi al bacio. Tra le sconcezze che vi si poteano notare, prima appariva la stizza plebea mista di sarcasmo che leggeasi in volto ad Alessandro: cotal. chè sembrava proprio che a fiaccare il rinascente orgo. glio di Federigo gittasse là quelle parole: et mihi et Petro. Altra cosa ridevole a vederla si erano due cornetti che il brav' uomo avea stimato bene innestargli sotto la tiara. Che avranno voluto significare ? – Forse la saldezza di spirito onde sì luminosamente avea fatto mostra quello indomabile Papa contro l'alemanno monarca. Questi poi avea in viso e nella persona tutta quell'aria burlesca, onde i moderni cultori del disegno per muovere ad ila. rità le piacevoli brigate foggiano le così dette caricature. Un satana serpentoso calcato dall'Arcangiolo Michele! Il collo teneva chino, ma l' un occhio volgealo dispet. tosamente in su : lo aveva forse il pittore voluto fingere nell'atto di ripiccare al pontefice : non tibi sed Petro. La rabbia guelfa dell'artista vi campeggiava proprio nella sua pienezza, perocchè invece di disegnare un volto qua. dro, diremmo leonino, e ombreggiato di bionda e folta barba, qual fu quello che si ebbe a' suoi giorni Federigo, aveagli fatte rase le mascelle e sì smunte e bislacche , che al tutto sarebbero state dicevoli ad una di quelle anime sparutelle e secche, delle quali ci canta Dante

come

Negli occhi era ciascuna oscura e cava,

Pallida nella faccia e tanto scema,
Che dall'ossa la pelle s' informava.

Ma se il disegno di quelli affreschi era di sì falsa e strana foggia condotto, e i colori su quelle mal create e male aggruppate figure gittati là taglienti e bruschi senza pannatura nè sfumatura di sorta, nulla dimeno poteva dirsi esservi alcunchè di buono, e questo erano i colori medesimi tutti di eccellente natura e mirabil. mente lavorati e conservati. I quali misti all'oro fuso delle tocche, dei fibbiali, delle armature e massime della corona imperiale e di un ricchissimo fregio che avea in petto il pontefice, facevano una luce vivissima di ermi. sini, di rasi, di zendadi, di broccati e d'ogni sorta drappi ch'era uno stupore a vederli.

Venne l'ora del pranzo. All'invito dei cortesissimi donzelli si ridussero gli uomini e le donne al palazzo. Il siniscalco dispose le persone ai seggi che erano tutti covertati di belle sarge francesche: immantinente furon porte le prime vivande, e onestamente lieti davan prin. cipio.

Appunto in quello abbassare delle voci, sorse nelle stanze prossime al salone uno sghignazzare intemperato dei famigliari di casa i Donati: sembrava dessero la baia ad alcuno, o d'alcuna cosa contendessero. Intanto si udì una voce chioccia, che diceva: mi annunzierò da me, e nel tempo medesimo si fece all'entrata della sala un

uomo

Con uno scoppio generale di risa accolsero i com. mensali quest'uomo.

Le prosopografie occupano un po' di soverchio le penne dei narratori; ma chiedo perdonanza, questa è mestieri farla accurata e completa.

La costui età sarebbesi creduta di sessanta anni invece appena giugneva al decimo lustro. Bassa la statura; due piccoli occhi vermigli in una piccolissima testa - ma l'aguzzo vertice del capo era largamente com. pensato dalle carnosissime guance cascanti a bisaccia sotto le mascelle, ove facean groppo e sacca, la quale a gradi pendeva giù fino alla seconda o terza costola del torace. Esse guance ai pomelli eran vergolate di sanguigno e di paonazzo, nel resto mondate diligente. mente dal rasoio grondanti sudore a ruscelli. Piccolo il naso ma più delle guance rubicondo: di comune larghezza la bocca; il labbro disottano rovesciato nel mento, il superiore piegato in arco acuto per il grave pondo che alle mascelle pendeva. Che diremo dell' epa? Era enorme: e floscia allora tremolava allo sghembo muovere de' brevi passi; anche al gestire. Le gambe, sebbene nascose sotto la veste quasi talare, dall'anca al ginocchio si vedevano convergere: divergevano a destra e a sinistra dal ginocchio alle piante. Aveano preso quella piegatura a bar. bacane per sostenere un po' meglio la pesantissima mole

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a cui erano base. Le braccia poi, avanzandosi esso, don. dolavano rilasciate a seconda del moto generale del

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