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insieme una o due volte l'anno, cavalcare, desinare e cenare insieme, non trasandando nè nel modo del con. vivare, nè nelle spese. E se addiveniva che alcun gen. tiluomo venisse alla città, quella brigata si reputava da più, che prima il poteva trarre dall'albergo e più ono. revolmente ricevere; e tra loro sempre si ragionava di cortesie e d’opere lodevoli. Varcato il ponte Vecchio e i borghi d'oltrarno i Donati salivano le pendici che dalla parte d'austro, rivestite d'ogni maniera di campestre va. ghezza, s'innalzano come ad ammirare il superbo splen. dore della città. Lenti e taciti cavalcavano : le fronde e i fiori ond'era dipinta tutta la loro via s'aprivano odorosi al novello raggio; il breve e tenero tralcio della vite drizzava ora il collo lanuginoso e le fogliette chi. nate e chiuse dal notturno gelo : gli ulivi, i lauri, gli aranci dalla banda ove il sole gli vestiva cambiavano il pallore della rugiada nel verde loro nativo; tutte queste graziose variazioni contemplavano i gentiluomini, e in mezzo a quella atmosfera purgatissima che le na. rici dileticava, e confortava i polmoni, tra que' soavi canti d'augelli che le prime ore del giorno salutavano, tra le festevoli canzoni delle villane, le quali in sulle ripe d'Arcetri, di Giramonte e del poggio Baroncelli fal. ciavano l'erba per le mucche; la brigata sentivasi tutta inondare l'anima di grandissimo e onesto diletto. Quando ebbero superato i primi colli, quasi un bisogno irresisti. bile li premesse, prima l'uno poscia l'altro, in breve tutti, trassero le briglie i cavalieri, e inclinati in sull’ar. cione si diedero a saziare lo sguardo nella sottoposta città e in tutta la convalle che

Popolata di case e d'oliveti
Mille di fiori al ciel mandava incensi.

A te, Dante : un saluto alla patria ! disse Dino Frescobaldi, volgendosi a quel giovane cui lodammo di religioso contegno alla cerimonia del maritaggio, e

gli altri tutti : sì un saluto Dante! - Ed egli che rade volte se non domandato parlava quantunque elo. quentissimo fosse, all'aspetto di tanta venustà onde ve. dea bella la sua cara Firenze, spogliò l'abituale gravità del volto : - e poi non era Dante del 302 quando l'arco dell'esiglio lo ebbe saettato, e provò

siccome sa di sale
Lo pane altrui, e com'è duro calle
Lo scendere e 'l salir per le altrui scale:

e tornate in fumo le splendide speranze che ora lusin. gavalo, dovè cambiare quella gravità in un disdegno che quasi parve furore, ingiustizia : :- e così di gaiezza atteggiato mosse il gesto e la parola :

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« Godi, Firenze, poichè sei sì bella ! A chi ti mira tu porgi per gli occhi una dolcezza al cuore, che inten. der non la può chi non la prova. Io ti saluto, dolce mia terra natia ! Reina serena e gloriosa, cento torri incoronanti il crine, e l'Arno padre de' chiari suoi lavacri il seno ti rinfresca. Sei madre della loda, sei bella e glo. riosa, ma! .... felice non sei appieno, mia cara! Tu felice regnavi al tempo bello quando i tuoi figli voller che le virtù fosser tue colonne : con pura unita fede e con quelle sette donne sì allora eri beata ! Ora ten vai nudando, e ti vesti di dolore e t'empi di vizii : e que. sti vizii e queste doglie da quell'aspro e rudo monte di Fiesole nel tuo grembo discendono. La semenza santa di que' Romani che costì rimaser quando fu fatto il nido di cotanta bellezza, ahi, degenera e spegnesi tutto giorno! Dirada imperciò le maligne radici in te; i falsi figli pu. nisci, che sudicio e vano fanno il tuo fiore : costoro più dannaggio t'apportano che quelli barbari uomini e cru. deli di costumi i quali più fiate dal paese di Svezia, di Gozia, di Danimarca, di Pannonia e delle altre parti d'aquilone discesero a farti grama e diserta. Puniscili non pietosa di loro, ed eterno durerà in te valore e cor. tesia : e le virtù saranno vincitrici. Deh, perchè, dolce madre, a quei che t'aman più, più fai mal piglio ? .... Ma sia di salutazione, non di gravezza e rampogna la nostra parola, o madre di magnanimi, Ave nel letto di rose sovra cui ti svegli! e lucida sempre e serena ti sia la volta di zaffiri che ti fa da padiglione. Salve diletta patria! »

Salve, diletta patria a gran voce ripeterono i giovani, e di quel dolce saluto i colli intorno e gli an. tri echeggiarono.

Per qualunque lato si consideri fu sapientissimo consiglio della divina Misericordia l'avere ascoso ai mor. tali il futuro: qual uomo quaggiù sorriderebbe un istante?

Dugento quaranta anni appresso da Germania, da Spagna, d'Italia stessa si rovesciarono nuove orde di armati su que' verzieri e que' pomieri , de' quali fecero il governo che Dio tel dica : di lì frementi anelavano porre le man ladre sul petto di quella infelice donna che

al cielo e alla terra dolentemente si richiamava. Fu in.' darno il lamentare : fu indarno il senno e la mano di Michelangiolo e del Ferruccio ! Vinsero gli estrani non per propria loro virtù, ma perchè i peccati de' Fioren. tini erano grandi al cospetto di Dio, e per conseguente meritarono il gastigo del tradimento e della peste — le catene della patria. Se agli occhi di quel giovane tenerissimo della salute della repubblica, e non tenero al modo degli odierni patriotti italiani ; se agli occhi di molti altri di quei cavalieri che festosi andavano a sol. lazzo su quelle colline fosse stata d'un tratto aperta e sciorinata la tela dell'avvenire; ahi ! fuggiamo di qui, avrebbero gridato trepidanti, quasi passeggiassero il cratere di un vulcano, o una terra di maledizione : ovvero a tutti i cittadini e ai lavoratori sparsi pe' campi aiuto e mercè per Iddio avrebbero chiesto, dicendo : venite! qua i picconi e le pale: deh si scavezzi la cima di que. sti poggi, si schiantino ! prima che il nemico vi ascenda a sfolgorare il cuore dell'inclita donna co' nuovi orde. gni d'eccidio. O dacchè il buon volere mal sarebbesi potuto ridurre ad atto tale che valesse a guadagnare pieno l'intento, aspersi di cenere, levate le palme e gli occhi lacrimosi al cielo, avrebbero pregato la Pietà d'Id. dio si degnasse operare il miracolo, onde pregolla il Tau. maturgo.

E Corso Donati, il fratello di Forese, quel cavaliere dal sinistro aspetto il quale osservammo in S. Pietro Scheraggio, che avrebbe fatto all'entusiasmo di tanto di. vota fede e carità cittadina ? Egli? il primo si sarebbe gettato la cenere in capo e strettosi i lombi di cilizio per giunta : più altamente degli altri avrebbe gridato a Dio mercè per la patria, come ora con passionato accento le mandava il saluto: ma infrattanto dentro dal cuore avrebbe riso e detto : Domine, falli tristi questi spasimoni ! Per me entri chi vuole traverso a quelle mura purchè, da Cristo o dal diavolo, io abbia un po' tra le

mani la verga del comando. Questo perfido pensiero fu sempre l'idolo di costui; costui si tenne a modello quell'angiolo superbo ed ambizioso

Che pria volse le spalle al suo Fattore: fu vano il conato; rotolò nel baratro dell' onta con lui; che importa ? intanto le pagine della storia grondano vivo sangue; e quel sangue invece di far pietà o ri. brezzo a cotali imitatori ne accende fieramente la sete.

Quando pervennero al maniero di messer Simone i raggi solari cominciavano forte a riscaldarsi, chè lim. pido era il cielo e l'auretta avea cessato di aleggiare; il perchè di buon grado la brigata entrò dentro e data l'acqua alle mani e al viso, parte si ricovrò nelle sale e parte nelle camere, le quali tutte di fiori che alla stagione s'addicono erano cosperse ed olezzanti. Alcuni fa. migliari frattanto davansi la briga dello adagiare i ca. valli, mentre altri rinettavano le gualdrappe, i petti e le testiere dalla spuma nerastra del sudore, e con panni lani rendevano la lucentezza alle borchie e alle fibbie d'argento e di rame, ond'erano bellamente fregiati quegli arnesi. La nobil comitiva, poichè si fu riavuta dal lieve affanno, all'invito del siniscalco si radunò in una delle più ornate sale, dove con ottimi confetti e freschi vini compiè di ristorarsi.

Madonna Aspasia moglie di Corso Donati, la gen. til donna dal lascivo abbigliamento, sebbene gli anni le minacciassero qualche rugolina, afferrata protervamente la mano di messer Amerigo, che fino da que' due o tre primi giorni dimesticavasi volentieri co' grandi, lo invitò a danzare : - soudain! de tout mon coeur, madame! rispose il cavaliere guizzando snello e galante. E pre. gato Casella egregio cantore a intuonare la ballata, essi incontanente la accompagnarono della danza.

Allora madama Genoveffa moglie di Amerigo, mor. morato tra' denti con accento interrogativo quel de tout

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