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pieno di ulcere squamose e grondanti purulenza. Quella fronte, quelle labbra, quelle gote che offrivano al dipin. tore il più perfetto modello della beltà che le mani di. vine del Creatore raggiarono sul volto d'Eva, quel sem. biante, ripeto, divenne in poche ore per guisa deturpato che era una pietà, un martirio a chi lo volesse guar. dare. Nella prima di destarla aveva pôrto innanzi una mano a carezzare la fronte di lei -ne la ritrasse tosto come chi per inavvertenza abbia toccato un'immondezza ; la chiamò con grande affetto, e Piccarda rispose queste parole : Iddio ha esaudito il mio prego! Allora spinse innanzi una lucerna sul volto di lei e tale n'ebbe orrore che la lucerna le cadde di mano e ulu. lando fuggì. Mentre forsennata correva per le stanze incontrò Aspasia, alla quale gridò: arrestatevi per amore di Dio ; voi non la riconoscereste o vi farebbe paura : e' sembra che la sia piena di lebbra!...

Che paura e che lebbra? Sarà una delle usate vostre giullerie, voi avete spiriti di lombrico: ma la un. geste bene con quella pomata d'jersera ? -E sì dicendo Aspasia correva all' uscio della donzella.

Fermatevi, cognata, ve ne pentirete ... La donna spiritosa volle ad ogni modo vedere, ma veduta che l' ebbe non le valse il dissimulare : il fortissimo spirito le cascò affatto, scolorì nel viso muta ri. manendo ed immobile come statua di marmo. Invero la povera Piccarda non si riconosceva se non a grande stento, ella non avea parte che guasta non fosse da quella orribile tabe, fuorchè le pupille : perfino la pelle del capo le si era enfiata di molti gavoccioli, la cui sanie contaminava i rinascenti capelli. Le labbra non più colorate in cinabro, apparivano altrui scerpate e ab. brostite come se un tizzo ardente le avesse tocche : le venustissime linee delle narici mostravansi dove goffa. mente saglienti, dove incavate e depresse ; le mani u. gualmente sciupate e piene di schianze, le dita incur.

ve a ritroso colle unghie gialle in cima e violette alla radice.

Venne Simone, venne Corso e dinanzi all' inferma rimasero percossi di stupore. Sopraggiunse Nélla, Sini. baldo e tre o quattro fantesche : tutti erano muti ed im. mobili come se un incantesimo gli avesse sorpresi. Il silenzio fu lungo e straziante, e di più sarebbesi conti. nuato se il vecchio non lo avesse rotto con questa giu. diziosa osservazione, dicendo cioè come quello non era una vera e propria malattia, ma sibbene un indozzamento di demonii ; così chiamavano allora le fatture diaboliche. Corso mandò pel medico, e infrattanto le donne con pannilini ed acque odorose prestarono le prime cure a Piccarda.

La confusione, la titubanza cresceva ad ogni momento in quella casa, ed invece di riconoscere in quel fatto la potente mano di Dio ed umiliarsi in salutar sommissione, alcuni di essi, il vecchio, Corso ed Aspasia, sbrigliavano la mente e il labbro ad empî trascorrimenti, simili quasi a quelli del Cesare apostata. Così tra rabbia e stordimento e poi rabbia di nuovo, passarono tre quarti d'ora. Il medico venne e fece il caso nettamente sfidato.

Iersera la non aveva dramma di male, notò a costui Simone quasi stizzito di quella brusca sentenza ; questa non può essere se non cosa da nulla e nulla de. v'essere : o altro appena non sarà tranne un qualche indozzamento di demonii da mandarsi tosto in dileguo coll'acqua santa. Che párvene, maestro ?

Può anch'essere, ma sia che vuolsi dico che il pericolo è grave. Intanto faremo la sperienza d'un ba. gno astringente.

Fu preparato il bagno, e Aspasia voleva e disvo. leva, voleva fare, voleva dire e nulla faceva che giovasse l' ammalata. Venne intanto una modista, poi due, indi una crestaia. Quella le recava la gonna magnificamente

cerchiata e similissima proprio alle moderne crinoline ; questa una guarnizione, una mostra di velluto, una di raso, una di tocca d'oro; altre cose le altre. La moglie di Corso prese quelle robe e con isdegno affastellatele insieme le balestrò sur una tavola, intimando a coteste le si togliessero dinanzi.

I valletti ignari del tristo caso, o se ad alcuni era noto nol credevano di tanta gravità, preparavano la mensa del salone con belle simmetrie e spartimenti di piattelli pieni di confetti, di crostate e di tutte le altre specie di paste dolci: volevano con esse figurare la tur. rita città del Battista, e le torri erano le bottiglie di greco, di vernaccia, di malvagia di Montegonzi, di claretto di Montepulciano, di rubino di Brolio, ed ogn’al. tra squisitezza vinaria. Simone andava e veniva con sembiante sconfortato, ed un pensiero traforello a lui diceva per chi questa mensa ? Comprendeva che il

pen. siero parlavagli di santa ragione ma l'animo ambi. zioso ed iroso aborriva dal decidersi peranche di dar ordine ai servi che cessassero l'apparecchiamento, e an. dassero invece a portare un controinvito.

E Piccarda ? - L'ammirabile nostra giovane in mezzo a quelle miserie di Giobbe era del più lieto ani. mo che immaginare si possa. La poverina soffriva un cociore ed un prurito molestissimo, la febbre le fiaccava il poco vigore rimastole, l'anelito era fitto e difficile

per forma che senza gran pena non poteva favellare. Ta. ceva, e Dio dal cuore ringraziava dell'orrenda infermità. Il suo labbro alla meglio che potesse componevasi a sorriso, e quelli erano i momenti nei quali il castissimo spirito di lei, lo sfacelo dimenticando della creta, innal. zavasi diritto e ardente alla regione della gioia sempi. terna : udiva inni di sì dolce cantare, che le più magi. strali melodie di quaggiù sarebbon sembrate il rugghio desolante di mare in burrasca.

Mentre la camera di Piccarda era così ingombra di

quelle silenziose figure, si fece all'uscio un servo annun. ziando la venuta del prete. Il vecchio s'avviò frettoloso ed imbarazzato a riceverlo; Corso gli tenne dietro dopo fatta una bella prodezza, dico dopo aver lanciato al cielo un'occhiata blasfema. Quivi padre e figlio affettando il meglio che potessero indifferenza, rappresentarono a costui che per quel giorno almeno bisognava differire gli sponsali del matrimonio, perciocchè a Piccarda erasi manifestata una cotale indisposizione ed una copiosa eruzione a fior di pelle la quale, tuttochè lieve in sè, voleasi pur curare con riguardo acciocchè non trasna. turasse per avventura in alcun morbo più grave. Col prete la rimediarono così, e veduto che egli ci credeva ripresero animo e volgeano ad altro argomento di ra. gionare, quando Pino annunziò :

« Messer Rossellino e messer Nepo della Tosa. >>

La natura aveva dotato quel servo d'una laringe stupendamente sonora ; aggiungi come la vista del primo di quei due cavalieri sollevò nel suo animo un gradito commovimento che in lui contribuì ad innalzare la voce più dell'usato ; laonde quello annunzio fu udito perfino nelle stanze prossime alla camera della giacente: lo udì Aspasia e si percosse crucciosa la fronte.

Rossellino elegantemente vestito, col sorriso nel cuore e sui labbri entrava nel salone : egli credeva di trovarvi una festa, un'esultazione vivissima – ma dove arrestarsi a mezzo la stanza, attonito di un'accoglienza freddamente studiata. Dopo la quale Simone esalò un mezzo sospiro dicendo : Rossellino, che volete ch'io vi dica ? l'avversario d'ogni bene evvi entrato proprio colle corna; nemmen oggi può farsi nulla! Dina è sem. pre in letto e non istà molto meglio d'ieri. Il giovane ciò udendo rimase elingue ed un grande turbamento gli offuscò la faccia. Tornava a molestarlo il pensiero che i Donati in quella faccenda volessero pigliarsi giuoco di lui, e Simone pensava e temeva appunto che quello stesso pensiero al Tosingo occupasse la mente: la situazione era pericolosa, per lo che il vecchio affine d'ovviare a tal sinistro e porre altresì in gran risalto la sua propria sincerità si mosse inconsideratamente a fare una prof. ferta :

Io vi veggo titubare e stare come uomo che crede o no; volete voi che alle parole io aggiunga tal sug. gello che pienamente vi sganni ? Volete voi vederla la fanciulla vostra ?

Rossellino accettò con visibile compiacimento, ma l'altro temendo d'aver corso troppo pregollo a sostenere alquanto, chè prima andrebbe a darnele avviso. Intanto il valletto annunziatore diceva : « Messer Dino Fresco. baldi e sua moglie ». E dopo pochi istanti : « Messer Tommaso Spini e Annina sua moglie, messer Gherardo Tornaquinci e messer Pinuccio della Tosa ».

Corso accoglieva i visitatori con sembiante impassi. bile, ma dentro nel petto un vulcano di rabbia gli ribol. liva tremendamente : le sue parole erano brevi, e dopo il primo saluto faceva palese a ciascheduno la trista av. ventura. I famigliari non venivan meno a' loro doveri, profondevano ogni più manierosa servitù ai signori e a gara profferivano vini e confetti : Sinibaldo ingegnavasi d'impegnarli in qualche piacevol discorso per distrarre le attenzioni, ma i ragionamenti non volevano in nessun modo attecchire ; d'ilarità nemmen l'ombra.

Il salone era ripiombiato nel più cupo silenzio quando il vecchio rientro e fe' cenno a Rossellino ed al prete che lo seguissero.

Pervenuti alla camera e fattili passare innanzi a sè, egli si mordeva le mani ripensando, ecco una bella occasione a vuoto ! Vi è lo sposo, la sposa e il sere che potrebbe dire : ego coniungo vos in matrimonium ... ma ladetto destino! Le finestre della stanza erano state chiuse premurosamente, e con premura eguale il vecchio avvegnachè non dimandato ne spiegò subito il perchè :

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