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201 giovane si tenne quasi per beffato, poichè

anco in quei rimoti tempi, massime fra'genti. luomini, correva il vezzo d'aver pronti sempre alla bocca i più naturali pretesti per usci.

re d' un impaccio e per risparmiarsi la noia di fare o di ricevere una visita. Se non che qui non aveva invenzione di sorta; la nostra fanciulla era

travagliata pur troppo da una febbretta acuta, ed e. ziandio le si manifestava a fior di pelle su tutta la persona una cotale eruzione fitta e pungente, simile a quella che in oggi i fisici appellano miliàre. Rossellino poi depose ogni sospetto d'inganno quando vide mostrarseli da Aspa.

sia gli apparecchi del corredo, ed oltracciò scôrse in viso a Nella un forte dispiacere perchè a lei non fosse dato di presentargli la fanciulla ; in Nella poi non potea cader ombra di menzogna o iufingimento. Allora fu fermato che tornasse la mattina seguente, e Simone intanto se n' andò con lui da messere Odaldo a ragionar della dote.

Non è a dire quanto dolente fosse la famiglia tutta per quella sopraggiunta indisposizione. Nella se n'ad. dolorò più di tutti, e com'è naturale, sempre piena di premura e di parentevole affetto era assidua al letti. cello di Piccarda, facendole animo che il lievissimo malore svanirebbe in breve. Madonna Aspasia disse pari. mente che era una cosa da nulla ; a semplice cautela stesse oramai in letto per quel giorno, la dimane senza fallo veruno sarebbesi messa in assetto di ricevere la visita e finire una volta quella lunga istoria. Frattanto pigliavale la misura del capo per farle intrecciare la nuzial coronella de' fiori d'arancio.

Ma Piccarda gemeva in segreto e pensava ad un'al. . tra corona.

Non t'affliggere, Dina, andava ripetendole Nèlla; questa eruzione, vedi, è un benefizio, una purga per te, sono gli umoracci che ti si guastarono pel disturbo del. l' altra notte quando ti condussero a casa . quelle cose però più non deesi ripensare giammai: quelli umori stemperati e corrotti t'escono ora per la tua salute.

E Piccarda pensando ad un'altra salute, rispon. deva : Sì, amica mia, lo spero !

Le bollicelle minute onde al mattino s' era piena l' epidermide del suo corpo disparvero quasi per intero sul cadere del dì, ma in quella vece le comparivano in viso alcune lievi escoriazioni che lentamente spartironsi in chiazzette rubiconde e tumide alquanto. Era una fitta al cuore per la povera Nella l'assistere a cotal detur.

a

.

pazione di sì nobile volto; per Aspasia una cagione di dispetto e di rabbia ; ma nè l' una nè l'altra paventa. vano che a mal termine dovesse quel mite morbo con. durre la nostra donzella. Gualdrada, una vecchia fante. sca, faceva nulladimeno vive istanze presso le padrone, affinchè mandassero a chiamare il medico, e Nèlla quasi vi assentiva, ma Aspasia nettamente s'oppose : non do. vesse dirsi per la città che i Donati burlano altrui con finte malattie, troppo dan loro mala voce! che pure alla vigilia sconcludono sponsalizie de' più valorosi e preclari gentiluomini e li pigliano in canzona : che quella eruzioncella era una vera nullità una cosa naturale, ed in brey' ora avrebbe ella stessa del suo asserto la verità comprovato. Questa verità dovevala far manife. sta un vasetto d' unguento rosato che di subito recò alla inferma, e del quale Nella aiutata dalle fantesche le spalmò il viso e la persona.

Al nuovo mattino i Donati s'alzarono tutti per tem. pissimo e primo fu il nostro rimatore. Egli che sapeva bene i suoi doveri, sapeva altresì che nelle prime ore mat. tutine la mente umana riposatasi dalla cogitazione, come il corpo dalle fatiche, si sente più sveglia e più eterea, e dove si tratti di cultori delle muse ella è quasi divina alle poetiche visioni. Per che trattesi innanzi le carte che il dì precedente aveva cominciato a schiccherare, pensava e pensava profondamente. A principio voleva comporre una serie di sonetti, gli uni agli altri conca. tenati in quella forma che poscia i precettori d'arte poe. tica chiamarono Corona, ma era una tela troppo lunga, e fatti meglio i conti e' non si trovava in testa materia che fosse a bastanza. Allora si propose di farne solo una mezza dozzina, e questi abbelliti e foderati dall'in. tercalare: la sera innanzi aveva già sbozzato due quar. tetti, e il primo intercalare vi era colato fluido e natu. rale come l'olio il secondo mostravasi invincibil. mente ritroso ; onde il fabbricante (poietes) forte sdePiccarda Donati

Disp. 31.

cer.

gnato dava di frego e rivolgeva l'animo ad altri metri. E poi l'endecasillabo sembravagli troppo pesante per un componimento che secondo lui doveva tutto spirare soavità musicale, gaiezza e dolcitudine smaccata. Questa mattina adunque era fermo nel proposito d' una lirica in settenarj, e già dopo mezz'ora di lotta il suo vello immaginò e la mano rapidamente scrisse questo principio:

D'alta virtude un fiore

Ho di cantar voglienza,
Lo cui grande bellore
Rosa di gran piacenza
E di sovran dolzore
Face a sè riunita.
O mirabil valenza !
Bella, gioiosa vita!
Son rosa e gelsomino
Piccarda e Rossellino.

Come ognun vede quella mattina in fatto di versi al povero Forese la diceva proprio cattivo, e siccome si era di dicembre bisogna credere che fosse un gran freddo, tanto ne appare in questa strofa. Così stando la cosa il poeta non ci avea colpa per nulla, poichè come allora cantò il suo amico Guittone: lo freddore falla e dismente gioia, canto ed amore.

Simone Donati sentivasi in forze ed in giolito come trent'anni addietro : con tutta sveltezza si era vestito da sè, si era lavato perfino coll'acqua ghiaccia, e a Gian. nozzo che inutilmente gli recò la calda un po' più tardi del solito non fece il minimo rimbrotto, anzi lo acca. rezzò con grande e inusitato affetto, e datogli un foglio il pregò lo portasse tostamente al prete della cura. Col medesimo buon umore porgeva molti altri biglietti a due fanti, i quali pure s'incamminarono di presente a consegnarli. V'era quel bruscolo della eruzione che fa. ceva talora infoscare il sembiante del vecchio, ma era

un lampo, e detto a se medesimo non sarà nè può essere alcunchè di grave, ripigliava la maggiore gaiezza.

Corso poi era giù alle stalle a dar ordini di buon governo dei cavalli; comandava doppia biada, doppia strigliatura e riforbitura più perfetta di selle, di corami e relativi metalli. Sinibaldo era a sollecitare il dispen. siere intorno alle confezioni ed i vini del rinfresco che per dopo terza doveva essere in pronto nella sala grande : cose tutte però ordinate e predisposte da Forese, il cui gastronomico buongusto - già lo sappiamo andava di pari coll' estetica d'Apollo.

Anco Aspasia frattanto scendeva dal suo letto : eran tre ore prima del consueto, ma in quella occasione non poteva guardare a disagio. Si mise immediatamente al. l'acconciatura dei capelli, perchè di prima mattina do. vean venire le modiste a metterle a prova un nuovo abito di seta cangiante con frappe di sciamito cremisino, e una faldiglia a magnifici ed ingegnosi elaterii, guer. nita di ricamo inarrivabile. Ella pensava a Piccarda, ma prima e principalmente a sè. Dopo la seconda pomata la fante ravviolle la chioma in due grandi trecciere a spighetta, le quali dalla sutura del vertice vaga. mente scendevano sulle tempie in curve radiali; se non che nell'atto che la industre Nunziata imprendeva a lavorarle i ricaschi, Aspasia trasali, si mise in ascolto, e udito che nella alzava grandi strida presso la camera di Piccarda si scosse d'attorno la cameriera e corse ve. loce a quella parte.

La buona femmina che dopo aver vegliata la fan. ciulla sin' oltre alla mezzanotte era ita a prendere un po' di riposo per contentare la medesima che ne le fa. ceva grande istanza, ritornava adesso e con suo grave rammarico sorprendeva immerse nel sonno le due ser. vigiali da lei quivi lasciate a custodirla. Ma questo era niente : ella trovò Piccarda che in sè presentava uno spettacolo miserando ! Il viso ed il corpo tutto le si era

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