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che mai gentildonna in Firenze che dico Firenze ? - in Italia, in Europa, non può averne adoperato un simigliante. Fu proprio il caso, fu la buona ventura che il mi fece capitare alle mani, ed io ben volentieri te ne farò copia. Io l'ebbi a prezzo di quindici bisanti, e se ti dico donde viene e per chi fu composto, tu con. fesserai che mi costa pochissimo: questo impareg. giabile unguento, nullameno, era stato preparato per la prima femmina del Soldano di Babilonia! Io, veh, non ti vendo ciuffole, nè altri si attenta di spacciarle a me come a certe credenzone contigiate e dorate, che ogni di lasciansi gabbare dagli unguentari di porta del duo. mo. Perciocchè elle si argomentano di avere le migliori essenze, le manteche più squisite, gli olii nobilissimi d'Egitto, di Persia e dell' Indie, mentre per quelle pre. ziosità i barattieri recan loro lo strutto di sugna annerito coll'antimonio, o acqua di bietola, o il cerotto di farina di lupini, e per lo stribbio il più bello perfino la smoccolatura della lucerna. Pecoraggini, imbecillità di cervelli! Che ci vuole a conoscere la trista dalla buona derrata ? Oh, la costoro sciocchezza mi fa proprio ri. dere.

Sì, mia dolce, le mi sembrano vere sciocchezze tutte coteste robe; le mi sembrano la vanità della vanità.

- E dàlli colle sentenze da chiostro ! La brif. falda però altro non seppe aggiungere e per non parere pur vinta seguitò con certa stizza a passare in rivista la fanciulla e le sue robe. Prese in mano il libro che leggeva, e visto che era un breviario rigettoglielo con mal garbo sul desco; poi le trasse di capo il velame per vederne, diceva, la bella capelliera corvina. Oh, sacrilegio ! esclamò Aspasia appena la vide rasata, oh monache traditore e maligne! Perchè ti se' tu fatta dischio. mare così ? Che dirà Rossellino ? Tu farai invero una bella figura fra pochi giorni il dì delle nozze ! Fortuna

che anco per cotesto fra le mie essenze ho una pomata da fare allungare la chioma in brevissimo tempo. Que. sta poi mal m’induco a perdonartela : ella era una chioma che valea un tesoro.

E a me pareva anche questa una vanità...

Finiamola e riduciamo tutti ad uno i discorsi : preparati alle sponsalizie, e a ricevere domani messer Rossellino.: io spedirò subito per la sartrice alla quale daremo gli ordini e le commissioni. Intanto ti mando la mia Nunziata perchè ti ravvii un poco della persona.

Colla sconfitta sul viso la elegantissima donna se ne partì di là e tornò diritta da Nella a rinnovare la predica, la quale fu sì focosa e lunga che la prima parve appena un esordio. La sera medesima Nèlla ebbe anche i rimbrotti di Forese, la dimane poi venne la in. vettiva del vecchio, e l' assalto alla baionetta di Corso. Il fatto andò così veramente alla lettera, poichè quello antico zuavo, brandito un trinciante, le andò alla gola e con occhi infocati le intimò: rimediasse al mal fatto, innamorasse Piccarda alle nozze, ne mallevasse la pron. tissima conclusione se no egli l'avrebbe scannata con quel ferro.

Il grande conoscitore del cuore umano Alessandro Manzoni osserva molto bene al nostro proposito che vi hanno dei momenti, in cui l'animo particolarmente de' giovani è disposto in maniera che ogni poco d'istanza basta ad ottenere tutto quanto abbia mostra di bene. Questi momenti spia con grande attenzione l'astuzia in. teressata, e li coglie di volo per le inique sue mire. La coscienziosa Nella tuttor giovane e delle arti malvagie ignara sospettò di avere non molto bene operato nel fomentare le inclinazioni di Piccarda, credè davvero d' essere in colpa. Arrogi il piglio truculento e le feroci parole con che le venivano innanzi da un lato ; la spe. rabile cessazione d'altra parte delle disorbitanze a cui più orribilmente appresso poteano disfrenarsi i feroci

Donati, e la pace bellissima contemplando che in fami. glia si verrebbe a ristabilire ; ella cedè alle loro preghiere, rimostranze e minacce, facendo promissione di brigarsi a tutto potere perchè i costoro desiderii venis. sero appagati. E subito anch' ella si accinse alla faccenda !

Pensi ognuno che dolorosa impressione ricevesse Piccarda al palinodico linguaggio della fidissima sua : ella sentì per un momento isolarsi nel più amaro abban. dono, ma fu un momento, imperocchè cercatasi nel fondo del cuore rianimossi di subito a fiducia. Se i congiunti anche più amabili ed amanti le volgevano le spalle, Id. dio viepiù invigorivale lo spirito e le diceva : non te. mere, son teco. Pure al raddoppiare delle nuove preghiere di Nella mille dubbi le entrarono in mente a molestarla e pensava fra sè: come mai tanto diverso sentire ? sarà vero che non mi fosse inviato da lei il libretto delle preghiere falsato e contaminato di quelli affetti profani? Ma ella dice che il vide sparire di que. sta camera senz'altro saperne, ed io al suo detto voglio prestar fede ; via dunque ogni dubitazione e oriamo al Signore. E la cognata di lì ad un istante a rinno. varle caldissimi scongiuri, e dire come le sembrasse quello (le nozze di Rossellino) essere il voler di Dio, come questo passo porrebbe rimedio ad ogni male. Piccarda con un mesto sorriso finalmente le rispose :

Sta' tranquilla, o mia cara, lo porrà Iddio rime. dio ad ogni male!

Il terzo giorno dacchè fu ritolta al monastero, quando più fervea l'opera di tutta la famiglia a persuaderle il maritaggio, e in cuore con alterna vicenda le scendevano consolazioni e desolazioni, apparve a casa i Donati un uomo di loquela romanesca, che al primo osservarlo in vesti succinte e polverose, con sembiante ben colorito, con membra asciutte e gagliarde si vedeva essere un cavallaro, o sì veramente come oggi direbbesi un cor

riere. Egli mostrò una lettera e diceva che in passando dal convento di Santa Maria degli Angioli un frate gliel ebbe raccomandata con gran diligenza perchè la recasse in proprie mani ad una nobil donzella fiorentira per nome Piccarda Donati. Aspasia ne diè subito notizia a Piccarda, ma volle prima ammonirla che se con quella epistola il noto frate osasse farle per avventura i consueti conforti si guardasse bene dal porgergli ascolto : dopo ciò lo straniero fu condotto in una sala e la fan. ciulla prese da lui la lettera. Guardata la soprascritta e visto il carattere di fra Masseo tornossene con Nella alla sua camera per ivi leggerla ad agio. Ma là pure sofficcossi Aspasia e dietro lei Corso e Simone. Gli occhi tenevano in resta sul viso di Piccarda, che lentamente e con un certo imbarazzo svolgeva la carta ; anzi il vecchio le si postò, quasi incubo, alle spalle per carpire da per sè il contenuto, ma la sua vista era torba e non iscorgeva sì fattamente che valesse.

Animo, figliuola, egli allora le disse ; leggete a voce chiara , non vorrete io penso, tener credenza col vostro genitore e co' propinqui di cosa del mondo. In famiglia non vuolsi aver segreti nessuni.

La fanciulla squadrò la lettera e impalidì : guardò la segnatura ed uscì in un fuggitivo atto di sorpresa. Con tremola voce ella lesse queste parole :

« Amabile e virtuosa donzella.

« Non maravigliate se queste righe vi appaiono scritte con mano men franca di quello io fossi uso, per. ciocchè io sono a termine di morte : e morrei disperato quando dovessi presentarmi a Dio giudice con un enorme peccato, che con vampore d'inferno l'anima mia tor. menta. Ringrazio il buon Iddio che tempo e volontà mi abbia dato di farne ammenda, come ora di tutto cuore intendo fare, e dicovi dinanzi al Signore : 0 Piccarda

Donati, io v'ingannava crudelmente quando vi distolsi dalle nozze a voi dal cielo destinate e dalla terra, e per. fido per odio al padre vostro vi cacciava al monistero. Dio mi perdoni la scelleranza, ma vano per avventura per me sarebbe lo sperarne perdono, se voi non dispo. siate il nobile e virtuoso cavaliero della Tosa. Piccarda! accettate il partito, per amore di Dio accettatelo incon. tanente: così a voi procaccerete felicità, la salvazione dell'anima al vostro indegnissimo

« Frate Masseo. >>

Sia lode al cielo ! esclamò Simone levando in aria ambedue le braccia: meglio una volta che mai! si converte all' ultim'ora, è per verità un po' tardi, chè poteaci avere di molte amarezze risparmiato : pure facciamogli tutti piena assoluzione e perdonanza. Dimmi, Piccarda, chi era l'ingannatore tuo padre o costui !

Io godo, disse Corso, che da te abbi toccato con mano se tuo padre, io ed Aspasia volevamti male, il male di morte che ti andavi fingendo, ovvero altri.

Mi si dava sulla voce, salta su Aspasia, mi si strombazzava per femmina scredente: Dina, avev' io ragione?

In questo frattempo il fratello poeta fregavasi ra. pidamente le mani, un sorriso di compiacenza allietava il suo pingue sembiante e pensava in cuor suo : eccomi offerta un' eccellente occasione per cogliere nuovi allori in Parnaso.

Nella poi brillava di purissima gioia : la ritrattazione del frate moveala un momento a maraviglia e compassione per l'errore di lui, ma dopo quel momento si sentì entusiasmata a benedire il Signore, il quale met. teva fine una volta alla quistione di Piccarda.

E Piccarda, stette muta, ferma, col guardo teso innanzi ed immobilmente estatico. Il suo volto in quel

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