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il pallore fosse in molto graziosa maniera interrotto dalle bionde linee della giovanile sua barba, e quelle linee non erano già taglienti e ricise, ma sì tirate con dolce sfu. matura sul volto elegante: un volto che non avea pe. ranche sentito il rasoio.

E nemmeno Sinibaldo poteva dire una delle tante parole che gli venivano sul labbro. Perchè ?

Perchè Rossellino e Sinibaldo erano due giovani d'animo retto. Sinibaldo con tutta la sua affettata ila. rità si sentì in quel punto sorgere nel petto il rimorso di dare ad intendere all'amico una fandonia, qual era quella del volontario smonacamento e volontario ritorno della sorella a casa ; i sensi di cristiana morale che nel suo cuore tenerello aveva infuso la buona Bianca non erano iti ad estinguersi totalmente per frenesie di gioventù che gli avessero frullato e gli frullassero nel cer. vello ; e però non trovava parole : Rossellino per modo somigliante non le trovava, perchè a lui pareva, e sarebbe stato, un ingannare Sinibaldo sul fatto dell'in. timo sentire del cuor suo circa a quel mutamento ina. spettato di Piccarda. Egli aveva dato il suo cuore a Piccarda finchè gli sembrò possibile ed agevole l'ottenerne la mano : quando l'amata fanciulla si chiuse assoluta. mente nel monastero, quasi in una tomba, Rossellino volle a lei nonostante, sebbene in modo diverso, consa. crato il suo cuore, volle tenerlo con lei seppelļito nella tomba la tomba sortagli nel cammino di sua vita

contento a quella soave benedizione che la pia gli aveva pregato nel salmo, come udimmo la sera della visita al monastero. Il sacrifizio per lui si consumò con pena incredibile, ma a quell'ora esso era pur consu. mato, e questa pena sperava che in breve dovesse an. dare alleggiandosi per il testimonio della buona coscienza. Pertanto ammessa pur anche la spontaneità della mutazione di Piccarda (sul che a lui giovane sa. gace e dei simoniani tranelli esperto non lievi dubbi

salivano in mente) non sentivasi in quel primo istante molto voglioso di ripigliarsi l'omai ceduto carissimo ob. bietto ; gli sembrava come di contaminarsi in un gran sacrilegio, di fare ad un tempo un nuovo sacrifizio, cioè nuova ed increscevole perdita, qual si era quella del piacere che il virtuoso all'esercizio di ardua virtù spe. rimenta. Come dunque poteva egli uscire in parole eh. bre di gioia per il fatto che venivagli annunziato ? Il caso dell' un giovane era alquanto diverso da quello dell'altro, e quel di Rossellino di miglior lega certo che non il caso di Sinibaldo; pure possono entrambi sotto l'aspetto medesimo contemplarsi, perciocchè la sosta riducevasi a questo, che l'uno e l'altro non sapevano scendere di buon grado alla viltà del mentire. Poche furono anche per la strada le parole, e quelle somma. mente guardinghe e rifuggenti dal provocare reciproche spiegazioni. Tanta molestia poi da quella sterilità di colloquio sentirono entrambi, che discesi a S. Domenico là dove il sentiero alquanto rispiana, mutaron discorso; ed entrati in ragionar di cavalli e altamente lodato ciascuno il suo, li misero al galoppo come per provarne col fatto la destrezza e leggiadria. Così 'in brev' ora e senza bisogno di favellare giunsero alla città : l' uno s'incamminò in porta S. Piero a casa i Donati, l'altro verso S. Salvadore al suo palagio.

Rossellino smontato appen. corse a chiudersi nella sua camera. Il commovimento era in lui cresciuto e cresceva fuormisura ; il sì e il no gl'ingaggiavano in capo ferocissima tenzone. Benedetta questa umana fra. gilità della incostanza ! Che giova tacerlo ? a Rossellino per ideale associazione cominciava ad avvolgersi osti. nato per la mente quell'emistichio virgiliano che, pochi anni dopo, Dante tradusse nel divino poema dicendo :

« Conosco i segni dell'antica fiamma ». Egli fra sè andava ruminando : Simone Donati è la estrinsicazione della malizia di Satana ; Corso Do. nati è la violenza in petto e persona; non potrebbero forse, questa molla adoperando o quella, od ambedue ad un tempo, averla cavata dal monastero e volermi far credere che la sia uscita spontanea ? Io non debbo re. carmi, dice le lettera, a casa i Donati finchè nuovo av. viso e permissione da costoro non me ne venga : per. chè? Per fare una più dolce sorpresa a Piccarda ? Si. mone lo dice, ma sarà vero ? Con questo il favellare ili Sinibaldo teneva dello sconcerto, ed egli mi pareva imburiassato: c in quella sua ilarità si scorgeva lo studio e l'accatto: ed essa lettera è artata e scaltra a mara. viglia. Ma io stesso alla nuova impensata non era im. barazzato moltissimo ? Come potev' io un diritto giudi. cio formarmi sull'aspetto e le parole di Sinibaldo ? E non potrebbe alcun vero esistere nella ragion del di. vieto a presentarmi laggiù ? non potrebb' essere la più pura verità tutto intero il fatto della mutazione di Dina ? ...- A questo vezzeggiativo si sentì inondare il cuore di soave tenerezza ; soave, ineffabile come le prime ondate di soavità che glielo ebbero dileticato quan. do la prima volta vide la fanciulla e ne fu preso ! Il cuore adesso gli sembrava venuto via da quella tomba e ritornatogli in petto: non era più un cuore morto e sepolto da otto giorni, ma bene vivacissimo lo si sen. tiva nel torace, e pieno d'affetto smisuratamente cre. scente. Rossellino era seduto di faccia ad una tavola d' ebano, nella quale posava una guantiera d'argento e sopravi una tazza di cristallo piena d'acqua. Stava colle braccia conserte al seno, il capo verso le braccia al. quanto inclinato, l'una gamba sul ginocchio dell'altra : il petto anelava, il cuore aveva tal battito che la per. sona tutta se ne risentiva; e li occhi tratto tratto s'al. zavano a guardare fissamente un piccolo incavo, che a destra si apriva nel muro men che all'altezza d'un uomo. L'incayo era chiuso da un cristallo fermato in una cor. nicetta di legno lucido e prezioso, che veniva dall' Indie,

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e nomayanlo cestro, sottilmente lavorata e cosparsa

di bruni diaspri. Alla perfine il giovane come se cedesse ad una grande tentazione, svincolò le braccia, dardeggiò più vivamente le sue pupille di fuoco, balzò in piedi e corse all' incavo traendone un vasello riccamente do. rato. E dopo strettolsi con un grande affetto al seno, lo mnise sopra la tavola, lo scoperchiò e cavonne una specie di fiore secco e nericcio: - era il caro giaginto che raccolse alla villa dietro i passi di Piccarda. Lo si colcò nella palma della mano, con estrema diligenza trattandolo per timore non il tempo lo avesse reso friabile al minimo tocco, ed il grato ricordo si risolvesse in un pizzico di polvere. Ma l'aere volgeva umidissimo anche in quel giorno, per lo che il fiore era vincido as. sai e poteva a discreta franchezza maneggiarsi. Colla stessa diligenza, coll' affetto medesimo lo baciò, lo scaldò lunga pezza dell' alito de' suoi sospiri, ma il fiore era morto e Rossellino pretendeva che ravvivasse le tinte del calice. Per ottenere l'impossibile intento ne im. merse allora lo stelo nella tazza dell'acqua, e quivi seguitava le occhiate amorose e gli aneliti cocenti. La. sciamo Rossellino dinanzi al suo giacinto, quasi Narciso dinanzi al fonte, e torniamocene ai Donati.

Abbiamo detto che il vecchio per giungere a capo del suo malvagio intendimento ebbe ricorso a due mezzi poderosi ; ora è da sapere che il primo di questi era guadagnarsi ad ogni costo la buona Nella, affinchè essa che teneva le chiavi del cuore di Piccarda efficacemente la persuadesse a mutare consiglio e condiscendere omai a sposare il Tosingo. Dalla figura morale che lungo il racconto siamo venuti tratteggiando di quella donna sem. bra incredibile sì svergognata audacia per parte dei Donati, ed impossibile insieme che tanto per loro si giungesse ad ottenere. Ma che non tenta e che non vince almeno per un istante, la pertinace volontà dei tristi? Contempliamolo anche in oggi: tutti gli argomenti per

loro son buoni e da questo lato, venendo a qualche tenzone, essi si vantaggiano sopra gli onesti. Per tal uopo adunque fino da quella stessa mattina Simone cominciò ad aguzzare suoi ferri, e mentre ancora Sinibaldo era con Rossellino egli aveva chiamato a segreto consiglio di famiglia il suo fido Corso, madonna Aspasia e Fo. rese ; si ci volle anche Forese, che omai il negozio strin. geva, non potevasi badar tanto per la sottile, e soprattutto ora che i sangui eran caldi, ragion volea che si mettesse in moto il maggior numero possibile di persone per superare l'ultima difficoltà.

Si tracciò e da tutti approvossi pienamente l'ordine di battaglia : Aspasia con simultanea fazione assalirebbe Nella e Piccarda; a quella darebbe torto per aver messo tanto scompiglio in casa co'suoi spigolistrici consigli, colle sue connivenze, colle fraudi vergognose e colle pie finzioni, ma principalmente coll' essere stata manutengola d'una insubordinazione e arditezza senza esempio: alla fanciulla metterebbe in uggia ed in caricatura tuttociò che a mo. nache e a monasteri appartiene: Forese poi alquanto colle buone, in seguito colle aspre seconderebbe dal suo lato l'attacco contro la moglie ; Simone e Corso, affinchè ella si piegasse a stravolgere la donzella, le si avventerebbero drittamente addosso sopraffacendola, atterrandola con modi feroci. Tutti e quattro si posero all'opra ne. fanda con una alacrità degna d'obbietto migliore, e Aspa. sia lasciò per quel giorno il pensiero dei cincinni e dei cosmetici, Forese le poesie, Corso Bologna e le fazioni, il vecchio dimenticò affatto la recente emiplegia e le interiezioni dogliose.

Aspasia andò a trovar Nella immantinente. Era in camera di Piccarda, la fece venire nelle sue stanze e al. lontanate le cameriere, con grand'empito le scaricò in capo un diluvio di rabbuffi. Le disse fra le altre cose che ella, Aspasia, si credeva d'esser qualche cosa più di lei, non foss' altro perchè prima di lei entrata in quel

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