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pure che la speranza non abbia più nemmeno fiore di verde, da quello stesso abbandono di speranza prende occasione di rinsaldarsi nella fede, e pensa e dice a se stesso : ove sempre nel mondo si vedesse trionfare la virtù non potrebbesi egli nella grave tentazione credere, che il dramma della vita come ha il suo principio qui in terra, così vi abbia anche il compimento ?

Simone si accorse che ricondotta a casa la fanciulla le si era mutato l'abito monacale in quello secolaresco, ma nulla di più ; bisognava perciò ingegnarsi di mutarle l'a. nimo affine di farla discendere al maritaggio. E qnantun. que avesse veduti cadere a vuoto tutti gl'ingegni fin al. lora messi in opra, non iscorò il furfante, e pensò a farne giocare principalmente altri due, i quali davvero repu. tava infallibili. Ma innanzi tratto rivolse l'animo a Rossellino e scrissegli subito una lettera piena di gioia, fa. cendogli sapere che con immensa consolazione del paterno suo animo la Dina era tornata a casa, e quel che più le. tiziavagli il cuore, non mostrava oggimai avversione al tanto da lui e da tutti idoleggiato matrimonio. Oltre a ciò studiossi in detta lettera di congiungere all'effetto del sentimento la maggior purgatezza e dolcezza e tutte le veneri della lingua, la quale allora, in sullo spuntare del trecento, saliva a quella nobiltà che i secoli dipoi fin ad oggi, salvo rare eccezioni, hanno ammirata. Ne altri che un suo figlio volle fosse apportatore di sì fausta novella, per lo che diede a Sinibaldo le sue imbeccate, e consegnatoli il foglio lo inviò subito a casa i Tosinghi.

Rossellino era ito a diporto verso Fiesole. Dal giorno della visita al monastero di Monticelli una gran cupezza gli s' era raccolta nell'animo: gli sembrava che quel giorno medesimo, quasi fosse un corpo, gli si elevasse in mezzo al cammino della vita in similitudine d' una tomba, dove con tutte le sue lusinghe e le sue speranze avesse dovuto seppellire il cuore : si brigava con ogni sforzo di non rivolgere addietro lo sguardo, eppure lui invano renitente, gli occhi si ostinavano a riguardare addietro e quella tomba a misura che più lontana posava, di maggior turbamiento e tristezza gli si faceva cagione. Perciò amava di distrarsi alla campagna, e la sua predilezione era per le colline fiesolane, come quelle che all'ineffabile incanto della natura accoppiavano per lui un altro pregio; quello di esser lontane dal suburbio di S. Frediano, lontano dal monastero di Monticelli. Al. lora Sinibaldo avvisato di ciò dai Tosinghi, tornossene a casa, montò in sella e spronò alla volta di Fiesole.

Salito alla piazza ebbe affidato il cavallo ad un uomo, e si die' a spaziare l'occhio in quel grande quadrato che con dolce salita si ferma a pie' del celebre tempietto di S. Maria Primerana, mentre di fronte a chi entra è fiancheggiato per buon tratto dall'antica e bruna cattedrale; ma per guardare e dimandare ch' ei facesse non trovava Rossellino. Entrò nella basilica, vi. sitò le catacombe, là dove con esso lui una come cento fiate era disceso ad ammirare quelle massiccie volte e quelle colonnette di durissima grana; ma Rossellino non v'era. Salì a Santo Alessandro, indi sul vertice supremo del poggio al luogo de' frati Minori, sede un tempo della vetustissima rocca ; nemmen lassù era capitato il suo amico. Ricordatosi allora come quegli si dilettasse gran. demente di cavalcare alle coste petrose delle Cave, le quali partendosi dall'estremo cinghio della città antica si distendono fino a sovraccollo di Settignano, risalì a cavallo e inviossi a quella parte. Ed invero le cave di Fiesole sono una maraviglia a vedere : elle s' incaver. nano profonde e buie nei filoni sterminati di quella pie. tra che giustamente i paesani appellano serena, percioc. chè sia proprio serena come il cielo che ivi sovrasta, o come il più bello zaffiro.femmina che in petto a gente doviziosa si ammiri. Chi s' inoltra là dentro e vede quelle immense camere, i grandi e irregolari pilieri sostenenti que' voltoni piantati primitivamente dalla natura, e con

rozzo magistero curvati dall'arte, si sente inalzare lo spirito all'ammirazione che tanto possa un uomo con sì deboli braccia : ma l' uomo, se ben si riguardi, non è quivi molto da più della formica. E certo a chi prospetta da lungi quella serie di cave, cioè le bocche di esse, ingombre e circuite come sono dagli scarichi vomitati, non altrimenti appariscono al guardo che nidi di for. miche.

Sinibaldo dopo averlo anche qui ricercato invano, si ridusse di nuovo alla piazza, e nell'atto che si diri. geva alla china per tornare a Firenze trovò allo svolto, presso il giardino del Seminario, l'uomo medesimo cui prima aveva dato in custodia il cavallo, e con sua gran letizia lo vide tenere per le briglie il cavallo di Rossel. lino. Inteso eziandio com' egli era arrivato colà da breve ora e avviatosi a visitare i ruderi dell'anfiteatro, non vi volle altro, e smontato nuovamente di sella andò subito a quel luogo.

Rossellino era curyo a rimirare una di quelle gole degli antri, dove dagli antichi Fiesolani si custodivano le fiere che dovevan giocare co' gladiatori e che più tardi si sguinzagliarono pur troppo anche contro gl’innocenti seguaci del Cristo. Ripensava ai tremendi bramiti che sotto da quelle volte scagliose avranno un dì reboato; fingevasi in mente i salti snelli del leopardo, le sferzate caudine del leone, i divincolamenti terrifici del tigre e della pantera, il volteggiare minaccioso della jena, il ra. pido raspare dell'orso elvetico e di quello più feroce che a gran prezzo facevano trascinarsi fin dalle parti glaciali dell'Europa. Egli rispose al saluto di Sinibaldo non già coll'usato brio ma pieno di pesante malinconia, nell'atteggiamento medesimo di chi stando a fidanza coll'amico esagera alquanto la gravità della sventura che gli incolse, e vuole che lo compassioni e compianga. Sinibaldo volle studiarsi che il colpo della lieta novella nol ferisse d'un tratto, per lo che lo abbordava così :

Che nuvoloni, amico, ti seggono oggi per la fronte! Se i nuvoli fossero stromenti d'arte musicale vorrei dirti che il tuo sembiante tien bordone ai nuvoli che stamane passeggiano il cielo. Io ben lo vedo, per una monaca tu mi vai a riuscire in un frate, od anco a morire di malinconia. Sarebbe bello e nobile argo. mento per fratello Forese, e dovrialo intitolare : Amore padre di malinconia ed avo di morte.

Baldo, tu hai favellato, scherzando, una gran verità..

Lasciamo la filosofia delle verità e vegnamo alla vita minuta : la filosofia parmi una cotal salamistrona di muso arcigno e severo come le pietre de' nostri pa. lagi ; sarà una bella cosa, nol nego, ma come i palagi in se stessi senza il denaro minuto non darebbonci il bisogno nostro per la vita cotidiana, così il contemplare sempre e solamente le verità della filosofia e non curare punto nulla la vita minuta da spendersi ogni dì, parmi sia matto consiglio.

-- E però veggoti oggi allegro come un matto tal invero (soggiunse ridendo mestamente) al tuo ragio. nare mi sembri.

E così sia. Io sono allegro e matto perchè ho tal nuova e lieta cotanto per me e per te, che non t'apporresti alle mille.

Ascoltiarno.

Piccarda è stata sempre fanciulla di senuo e di nobil sentire .... e il savio, se bene intendi ciò ch' io ti ragiono, sa cambiare a tempo i falsi proponimenti, e ritrarre magnanimo il piè dalla voragine prima che lo assorba ed inghiotti, sa insomma non vergognare della parola : ho errato. Ricorderàti anco di quello che ti af. fermai quando mia sorella fece quella scappata giovanile: Piccarda può un momento smucciare d’un piede, ma coll' altro tiensi gagliarda e diritta in sulla persona, e seguita la sua via di virtù accoppiata alle giuste conve. nienze del suo stato.

.....

Dammi più nettamente questa allegra novella , così di molto non ti comprendo.

Bel bambino! Mi diverresti si soro da non com. prendere com'ella non vuol saper più niente di mona. chismo ? Rossellino: Piccarda è a casa nostra ed è tutta

per te.

Sinibaldo ! paioti io fanciullozzo da pigliarsi in beffe ? o parti codesto un argomento da volgersi in riso?

Tu sei il più gentile e costumato cavaliero di Firenze, non un fantoccio da sbertarsi; ciò è vero ve. rissimo, ma egli è vero ugualmente che la nostra Dina si è tolta la cuffia monachile, ed ha fatto ritorno alla casa paterna. Sembrati ella chiara e lampante questa formola ? E poi breve discorso: leggi questa lettera che mio padre t'invia.

La faccia del giovane Tosingo si sforzò allora di comporsi ad un sorriso di gradimento, ma l'atto ebbe ad un tempo dall'animo tumultuante sì visibile contra. sto, che andò a riuscire in uno smorto risolino, simile a quella contrazione convulsa che apparisce talvolta sul sembiante del moribondo, e che scambiasi per avventura col vero sorriso. Prese con mano mal ferma la lettera, e a passi incerti e senz'altra parola profferire si ridusse ad una delle scalee dei vomitori : quivi seduto lesse lun. gamente e meditò il foglio di Simone. Quando rialzò il viso guardava Sinibaldo con uno sguardo quasi indefi. nibile, ma che sossopra avrebbe potuto appellarsi il guardare di chi fa grandi maraviglie in presenza di cosa incredibile e desiderata. All'atto del collo e delle lab. bra, che tremule erano e sbiancate, parea volesse dirgli moltissime cose, ma delle mille una non seppe artico. larne la lingua. Continuava a rimirarlo con occhio vieppiù vivace, se non che quanto meglio la vivezza di

que. sto cresceva tanto il sembiante impallidiva. Bellissimo però anche allora quel sembiante a vedersi, perciocchè

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