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più brighe e nimistà e lotte e ferite. Grande briga anche allora avea la casa degli Adimari contra cui stavano i Tosinghi, i Pazzi e noi Donati; e chi tenea coll' una parte, e chi coll' altra per modo che quasi tutta la città n'era partita. Il comune e i capitani guelfi mandarono incontanente solenni ambasciatori a Papa Niccola, affinchè n' aitasse a pacificarci tra noi, e simile i ghibellini fuorusciti pregavano il medesimo volesse accettar loro riconciliazione appo l'avversa parte. Grande come vedete era lo scompiglio, ma non ismarrì il sovrano Vicario di Gesù Cristo, di Lui che venne a predicare al mondo, il regno de' cieli essere dei pacifici e dei miti. Perchè ebbe mandato paciaro a Firenze frate Latino cardinale, che era in Romagna per la Chiesa, uomo di grande autorità e scienza. Da noi e dal chericato fu ricevuto a grande onore e processione, andandogli incontro il carroccio e molti armeggiatori. E fondato e benedetto primamente la chiesa de' frati Predicatori di S. Maria novella, trattò in quel luogo e ordinò prima le paci in generale tra guelfi e guelfi, e appresso tra questi e i ghibellini; e detta concordia confermò con solenni carte, le quali egli credè potessero esser gaggio sicuro tra fazione e fazione. Ma venendo a fare le paci singolari tra famiglia e famiglia non contentossi a carte per vallate ch' elle fossero, bensì egli richiese e ordinò moltissimi parentadi, i quali soli furon creduti arra sicura. E per dirne d'alcuni un parentado conciliò ferma pace tra gli Uberti e i Bondelmonti, ed uno tra gli Uberti e noi, sendochè la maggior mia figlia fosse inanellata da Azzolino di messer Farinata; la seconda figlia, cioè la Ravenna, io diedi a messer Bello Ferrantini col quale avevamo alcuna discordia; da indi in qua non corse fra noi parola nè opera che non fosse di schiettissimo amore. Per simil modo due altri parentadi riunirono agli Adimari i Tosinghi e i Pazzi, e lunghi anni la pace fu. A capo di questa conciliazione noi ver.

remmo nettamente, conciossiachè cotesto buon giovane di Rossellino è amato da messer Rosso del pari che dal Baschiera e suoi; inoltre egli è l'amico del cuore di Maghinardo da Susinana, quel franco e pro' cavaliero, il quale già tempo sposò una donzella della Tosa, e che la mercè del filiale amore ond' è acceso per lo nostro comune, è in grazia a tutti i grandi. I quali, come in altissimo pregio il senno di lui tengono e la mano, così non tarderanno a por giù i corrucci micidiali che li dividono e straziano, e a sollevare quella mano di ferro onde, almeno alcuni, fanno pressura al popolo minuto. Vedete bella concatenazione?

La fanciulla vostra consente lo impalmarsi? Domandò Dante.

Non vi repugna . . . gran fatto, pure alcuna lieve difficoltà... È da sapere essere ella stata educata più alle idee e ai pregiudizii monacali da quella benedetta donna di sua madre, cui Iddio abbia in gloria, che non alle nobili e cittadinesche costumanze. Ve lo voglio dire : Piccarda quasi, a lasciarla fare, si farebbe monaca! Non ridete ?

I magnanimi propositi non son ridevoli, messere. Si quando questi vengono ispirati dal divino Spirito; ma quando e' procedono da insinuazioni di femminelle e di scaltri frati, io avviso, quelli essere mattezze e peggio. Sappiate intanto che lo Spirito santo di mia figlia è un cotal frate Masseo, egli è desso che le ha fatto fare certo voto... ma via pecoraggini da muo. vere lo stomaco. Pensate! una fanciulletta inesperta . e poi chi sa i pentimenti, le ambascie, i rimorsi! Ma vi ripeto è cosa da far ridere, è un capriccio che va smontato, e coll' opera di savie e valenti persone spero conseguirò l'intento; anzi l' ho presso che conseguito. Lasciamo le tetraggini: non vi par egli che questo matrimonio sia per essere la triaca medicinale de' mali tutti che avete accennato, Dante?

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Grande alleggiamento ai mali che vi ho ragionato, a voler dire il vero, porgerebbe, comecchè altri argomenti più diretti vi abbiano per lo intento: ma a questo matrimonio per esser utile non è da por mano ov' anco lecito non sia. Però se la ispirazione della bennata vostra figlia scendesse di là, dove si puote ciò che si vuole; se ella con maturità di senno fossesi votata a seguire la celeste vocazione di Colui che tutto muove per l'universo, scrivete, o Donati, che Piccarda è da congedarsi per lo monistero, e lasciare ogni speranza del maritaggio. Dio è da antiporsi all' uomo: sequere Deum, disse il saggio antico. E ricordivi che Cristo non volle dietro a sè uno che il volea seguire; e ad un altro comandò il seguisse pur prima di seppellire suo padre. Qual morale è la tua? uscì Corso risolutamente: vorresti io fossi misleale verso l'amico che mi fu largo del beneficio della vita? Vorresti io lo dimenticassi senza il promesso guiderdone?

« Non dee l'uomo per maggiore amico dimen. << ticare li servigii ricevuti dal minore; ma se pur se<<<guire si conviene l'uno e lasciar l' altro, lo migliore « è da seguire, con alcuna onesta lamentanza l'altro ab<<bandonando » (1).

E il giuramento?

Anche Erode, disse Dante alzandosi, adempiè il giuramento e mozzò il capo all' innocente Batista: operò bene? Pari il tuo caso.

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In quella che Dante prendeva commiato entrò un donzello ad annunziare che poste erano le mense. È mestieri ora, seguitava pianamente il vecchio, ricondurre a casa Piccarda e ricondurla con grandissimo sfoggio: manderemovi Nèlla, il cuor suo, a prenderla e potrà andar secolei Forese. Non è buono a cosa del mondo, lo vedo e me ne duole; pure in grazia

(1) Dante nel Convito, Tratt. 2. Cap. XVI.

com'è della fanciulla c' ingegneremo di fargli inten dere il modo che con essa debba tenere: dell' imperchè non è bene dargli contezza, ei forse sapendolo guasterebbe l'imprendimento, tanto è gaglioffo. Tu dirai a Fazio che per dimattina al levar del sole metta in assetto da viaggio il palafreno di Forese insieme con quel di Nèlla; e inoltre la ronzina pomellata di Piccarda, che dovrà esser coperta colla gualdrappa dello sciamito a rabeschi d'oro e fregiata delle sopransegne di casa. Poscia tenga in pronto altri quattro corsieri per i fanti di scorta manderaivi quattro de' più gentili e costumati giovincelli che vi abbiamo, e farai loro indossare le partite da festa. E poichè Piccarda ha seco soltanto rozze robe, chè le contigie e gli altri adornamenti volli rimanessero qua, noi incontanente per un donzello fidato, anderà Giannozzo, le invieremo la più gaietta veste che mai, le manderemo gioielli a dovizia, e tutto ciò che possa l'animo suo adescare. Chichibio poi pensi ad una magnifica imbandigione per dimani a sesta.

Non pare forse di vedere e udire il padre del prodigo del Vangelo al momento del sospirato ritorno? Presto, ai servi anch' egli affannoso diceva, presto cavate fuori la veste più preziosa e mettetegliela indosso, ponetegli ai diti gli anelli, e i sandali ai piedi, menate la vitella grassa e uccidetela: si mangi si beva in festa e in giolito; presto le sinfonie, le danze! V' ha però questa lieve differenza nell' esser morale dei personaggi: il padre del prodigo è un amoroso genitore che di buon grado dimentica le frenesie e le colpe del figlio pentito; qua è un perduto che vorrebbe sacrificare la bella ed innocente sua figlia per servire a mira ambiziosa ed avara. Da un lato il simbolo della misericordia di Dio, che accoglie sotto le grand' ali del perdono i traviati mortali; dall' altro Medea che scanna i figliuoli.

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Lo scrisse un antico ed inclito pontefice della Chiesa: la sapienza del mondo è questa; scaltra dissimulazione

di ciò che nel cuore si accoglie: nelle parole anfibologia la menzogna a verità, la verità camuffare a menzogna. A questa ragion di prudenza è adusato il giova. netto, e il padre spende perchè l'impari il fanciullo. Quelli che ne sono dottrinati salgono in fastosità e sbertano gli altri. Cotal mondana sapienza gli alti ufficii agli alunni suoi comanda ambire, agognare: nella inane gloria di quaggiù pavoneggiarsi: due cotanti rendere nelle offese quando le forze bastano non cederla a persona; ove manchi la pelle del leone aggiustarsi quella della volpe. Quest' antica ed infamissima morale ha progredito di siffatta maniera che quel santo pontefice, avvegnachè di sovrana eloquenza, non troverebbe oggi per avventura parole da descriverla e analizzarla piena. mente. A strazio del Vangelo di Cristo ella si è come elevata a sistema scientifico, ma sì volpesco, sì pieno di lustre, di labirinti e d'ambagi, che nulla più. E quel ch'è peggio tu la vedi campeggiare, più o meno, per tutto; dal tugurio alle aule: con questo però che partecipando a quanto sembra la natura della fiamma, più ascende nell' alte regioni e più si mostra dotata d'acutezza. Così operava Simone Donati, il quale soggiunse: Altro provvedimento è d'uopo si prenda per eliminare tutte le cattive impressioni che nel cuor di lei può avere stampato la mia brusca risoluzione di cacciarla, quasi vil fantesca, fuori di casa . . . .

Ma che badate? proruppe entrando Forese, il desinare va a male.

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Te appunto, rispose il padre: un momento. Devi prendere un gentile e gradito incarico che ...

Ma ora, di grazia, venite via, ne parleremo a

mensa.

Gola di sepoltura! E ti starà più a cuore l'em. pire la voglia bramosa dell' epa, che prendere provve dimento di cosa, che può essere la potenza o la rovina di nostro stato? Pensa che iniquità di Sodoma si fu la sa

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