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chi entra in Santa Croce di Firenze l'animo, ove sia di quelli che abbiano fior di sentimen. to, si innalza, si sublima nella religiosa maestà dello stupendo edifizio; e ricorre con gaudio a

que' bei tempi in che una generazione d'uomini aveano tanto coraggio e tanto generosa pietà. E poi ammira lo splendido sviluppo dell'ingegno

italiano, ossia la storia luminosa della patria incisa nelle tombe di quei grandi che ivi giacciono. E se alcuna cosa ti spiace si è la pia o perfida finzione che incontra leggere qualche volta sugli avelli di tali che, famosi della fama d'Erostrato, si vollero dir grandi ad ogni patto, e con isperticata iperbole si accusò talora impotente la parola umana per intesserne la epigrafe : 0 vuoti di virtù domestiche e cittadine si vollero chiamare paradigmi di cristiana e civile convenienza, e degni di benedizione e di pianto. - Più ammirabile riuscirà in appresso il tem. pio di Santa Croce allorquando venga compiuta l'incro.

statura marmorea di sua fronte. Lode a Pio IX, ponte. fice massimo, che il 22 Agosto 1857, benediceva e di sua mano vi locava il primo pezzo di marmo; e lode agl' illustri che in bella società congregatisi impresero ad emulare il maschio zelo degli antichi a mostrare che anch' oggi si potrebbe fare qualche cosa (1).

Al tempo in che versa ora il nostro racconto i frati minori avevano una povera chiesuola là presso a poco dove quattro o cinque anni dopo gettaronsi le fonda. menta delle magnifiche cappelle, che ora si ammirano. A lato era un chiostretto più povero che la chiesa, ed ivi duramente viveano i religiosi beneficando i cittadini con ogni maniera di carità e di santo esempio.

Una mattina, molti mesi dopo la giornata di Cam. paldino, usciva del chiostro un frate e avviavasi in porta S. Pietro. Il suo passo era grave ma senza boria : alcuna volta si fermava come irresoluto, s'infoscava ficcando al suolo due vivissime pupille : la sosta però era di brevi istanti, tosto si rischiarava e proseguiva la strada umile e in un fidente, come che si rinfranchi ai pensieri d'oltre la cerchia di questo mondo. Intanto che costui va a suo cammino noi diremo brevemente chi fosse.

Fra Masseo era stato prete fin oltre al trentesimo suo anno, e perciocchè fu grande amatore di lettere, e molto innanzi sapeva anche in divinità, così il Vescovo suo diede a lui giovanissimo onorevoli e helle incum. benze. Ma se queste da un lato gli partorirono la estimazione dei buoni, gli ebbero puranco apportato una sorda, ostinata e fierissima guerra da parte di tali, che pareva impossibile. Ma già lo cantò il Borghi :

Non è valor senza nemico in terra,
E donde men l'aspetta e men dovria
Spesso gli vien di là tutta la guerra.

(1) L'autore sorpreso da morte non vide quest'opera compiuta come la vediamo noi. Altre opere restano a compiersi, e chi sa se noi le vedremo!

Si, il nostro sere Agnolo, così egli si chiamava al secolo, ebbe la sventura di esser lanciato in mezzo ad un cer. chio di tristi. Contro di lui ardeva di mal repressa bile invidiosa e Tizio e Caio e Sempronio, e soprattutti un cotale messer Furio, di cui la cronaca narra turpissimi fatti. Noi per carità li seppelliremo nell'oblio, e solo noteremo ad ammonimento dei moderni, che Furio era vecchio, e scornato ed errante come l'ebreo, e nondimeno durava saldo nell'odio e nelle vie sue pessime. Così appunto a prete Agnolo nel lavorare alla vigna di Cristo era incontrato ciò, che talora al buon villano incontra nel lavorare il suo campo : imprime a gran fatica l'ara. tro, e quando men se l'attende una turba di vespe che lì sotto avevano stanza gli s' avventano stizzosissime, e il volto gli trafiggono e le aduste braccia ed il bronzino petto.

E

pure sapevano costoro, o dovean sapere, che l'invidia è malizia da Satana , è tignuola dell'anima; che poi lacera più l'invidioso che l'invidiato; che que. gli ricopre sè di vergogna e a questo procaccia gloria ! E pure sapevano costoro, o dovean sapere, che questo vizio è avverso dirittamente a quel grande precetto evangelico che il Redentore equiparò al precetto dell'amore di Dio ! Abbiamo detto che Agnolo era dotto di letteratura, e non eralo soltanto della materna sì vecchia che nuova, ma gustava eziandio il magistrale idioma el. lenico, cosa allora portentosa, e sapeva del francese e del sonante spagnuolo. È vero che allora i preti comincia. vano ad allargare la sfera di loro studj, e che si esigeva da essi qualche cosa più che il simbolo atanasiano, trattato di teologia universale che, sapendolo bene a mente, bastava, un secolo o due innanzi, per ascendere al sacer. dozio ; pure il prete Agnolo era una cima di sapere per quei luoghi e per quei tempi di che male la rode. vano gli amici. Per la qual cosa quando potevano nascondere i pregi ed esaltarne i pochi difetti che, come uomo, a lui pure non mancavano, quelli se ne ingegnavano con

una operosità ed una scaltrezza da Beelzebub. Se alcuna volta veniva che a qualche festa, o a qual si fosse adu. nanza un onest'uomo avesse fatto encomj a ser Agnolo ivi presente ed umiliantesi, e avesselo commendato per la sua perizia in una o in altra nobil disciplina, eccoti Tizio rosso di rabbia esclamare: ve’! che sapete anche questo, ser Agnolo ? oh, la mi è nuova proprio. — E lì a fare le maraviglie di cosa a lui notissima. Ma quando il paziente sacerdote vide che nè per buoni ufficii, nè per volger di tempi si dirugginivano quegli animi e cre. scevano anzi in odio, in calunnie e tracotanze, disse in cuor suo : leviamoci di qui ! Disse e mantenne.

Chi non ha letto e le cento volte riletto le pagine dei Fioretti di San Francesco ? Alcuni anni dopo la morte di lui i frati raccolsero con più cura i fatti e gli esempi più divoti e più degni di ricordo, che alla vita di quello e de'suoi primi compagni s'attenevano. Ne fu formato un volumetto che principiava appunto a divul. garsi fra la gente duranti queste vessazioni date a prete Agnolo. La buona ventura gliel fece capitare fra le mani, e con suo dolcissimo diletto vi leggeva di quanto fulgida santità risplendesse il maraviglioso Poverello di Cristo : quanto ne risplendessero que' primi che generosi cinsero la corda e si scalzarono dietro ad esso ; quanto final. mente fosse da riverire l'ordine dal medesimo istituito; ordine santo, il quale siami lecito usurpare le espres. sioni d'un inclito scrittore d'Italia - riformò il modo cristiano nel secolo decimoterzo, lo rilevò dalla sua prostrazione, lo riaccese nel suo raffreddamento della carità, lo ammansò nella sua fierezza, lo condusse ad una ci. viltà più mite, rafforzando i vincoli della vita conforme a quella dolcezza cristiana, che mescolando la forza colla soavità rende i popoli veramente capaci di godere i frutti celesti della pace in terra, e della eterna felicità nella vita immortale. Ser Agnolo sentivasi divampare in petto nobilissima fiamma di desiderio quando accadeva che ri.

leggesse l' esempio che nel libro va fra i primi, l'esem. pio dico di quel Bernardo gentiluomo d'Assisi, che era « dei più nobili dei più ricchi e de' più savi della città. » E l'ingegnoso argomento ammirava che il cavaliero pose in opra per contemplare la santità di quel sì disprezzato e insieme paziente Francesco; e i sottili ingegni che d'altra parte adoperò questi per celare il tesoro della sua virtù ; e poi la magnanima risoluzione di esso Ber. nardo che disse lieto a Francesco : frate, io ho al tutto disposto nel cuor mio d'abbandonare il mondo e seguitare te in ciò che tu mi comanderai. — Eran pascolo soave al pio animo del prete le ammirabili sofferenze di che fece mostra Bernardo a Bologna, dove dal santo fu inviato a prender luogo : al costui apparire colà in abito disusato e vile pigliavansi ardimento i fanciulli di fargli molti scherni ed ingiurie come a stolto si farebbe, ed egli pazientemente e allegramente sosteneva ogni cosa per amore di Cristo ; anzi acciocchè meglio e' fosse stra. ziato si pose studiosamente nella piazza della città. Stu. piva ser Agnolo e altamente si edificava in veggendo tanta costanza e virtù di quel frate non potersi turbare per niuna molestia ed ingiuria. Ammiravasi poi e nelle asperità dello stupendo maestro, e nella esposizione delle cose che sono perfetta letizia, e nei prodigi che Dio ado. perava per lui e per i santi seguaci. Il tratto poi che più gli colpì la mente e il cuore si fu quello di certo sacerdote per nome Masseo il quale, alla vista d'un in. signe miracolo di frate Bentivoglia, tutto che fosse pie. vano lasciò il pievanato e si rendè religioso. Non è che Agnolo fosse uno di quelli spiriti frivoli, incerti in ogni loro azione, o talora precipitati e schiavi dell'ultimo impulso che ricevono dall'ambiente in cui si trovano; nient' affatto ; e lo mostrò ad evidenza nel generoso pro. posito di lasciare il cappuccio da prete e incollare quello da cenobita, proposito che ei maturò lungamente invo. cando anzitutto il celeste sussidio. Fu accolto con vivo

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