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dello è il mese di maggio. La primavera omai

grandicella si tolse di capo le odorose pri. mizie, e in compagnia degli zeffiri va aleggiando soave tra le mille ragioni di que' fiori,

che più vaghi e profumati secondano i primi. Essa ne schiude il calice col blando suo fiato e nuova corona s'intreccia. Anche i più tardivi alberi al ventilare delle penne di questa gentile tutti ora si commuovono, e squarciano la rude scorza e gettano i teneri rampolli gravidi delle umane speranze: chè la primavera non è sol dilettevole per i beni che seco ad. duce, ma per quelli eziandio che promette : essa annun. zia i frutti con i fiori — documento agli uomini i quali devono annunziare i benefizii col fior delle grazie. Tutto per lei risplende di venustà; anche le irte siepi dei campi, guardate! si vestono anche esse di lietissima ver. zura e di vaghi colori.

D'amore e di letizia tutte son ebbre le creature in primavera. La sterminata famiglia dei quadrupedi co'salti. Piccarda Donati

Disp. 1.

festosi e colle voci di giubbilo ti esprime il contento che la inonda, mentre gli augеlletti riempiono l'aria di amorose melodie. V'ha di quelli che ti rapiscono coll'inno della natura quando splende l'astro del giorno; la sera, la notte il rosignuolo ..... oh! chi mai potrà in pagine ritrarre la dolcezza, onde il rosignuolo allieta gli animi in una di queste ineffabili notti? Sventurato chi non sente la squisitezza del canto di quel corifeo della bella stagione! Sereno è il cielo, l' aria senza mu. tamento, la natura tutta in silenzio quasi attenta come persona che si acconcia ad ascoltare cosa ammiranda. E in questo universale riposo degli uomini e degli animali ei comincia con timido preludio, con tuoni tepidi, sfu. mati, quasi peritoso, quasi voglia prima sperimentare il suo strumento e interessare coloro che lo ascoltano. Indi a mano a mano prende baldanza e franco s'anima, s'in. fiamma, e in tutta la sua pienezza dispiega tosto il vi. gore dello incomparabile organo. Ed ecco

una volata vivace e leggiera con trinci a tutta disciplina allogati : indi arresti e intrecciamenti nettissimi e volubili, e mormorio sordo e gutturale : trilli rapidi, tremuli d'una ondulazione inarrivabile: gorgoglietti lenti, suoni malin. conici, or cadenzati con mollezza, or condotti senz' arte, ma passionati, svariati sempre, o almeno non mai servilmente ripetuti, sempre pieni d'incanto, veri sospiri d'amore che sembrano uscir dal cuore per toccare il cuore, e farlo palpitare di tale un commovimento che non ha nome.

E gli uomini ? Anche l'uomo, avvegnachè nato al dolore perchè in esso ritempri la discaduta natura, sente la giocondità della primavera, e scorda la catena, e am. mira lo splendido sviluppo del creato e benedice con più affetto il Creatore, e al sorriso del cielo e della terra sorride! Forse allora il figliuolo d'Adamo ricordasi in confuso i felici momenti di quell'antico suo progenitore, il quale sorpreso e soddisfatto della propria esistenza,

deliziato del soggiorno in cui avealo collocato la bene. fica mano di Dio, andava di maraviglia, in maraviglia, di gioia in gioia, ed era tutto anima per fruire la immensa felicità (1).

Anche quell'uomo su cui più duro parve aggravarsi lo sdegno dell'offeso Benefattore, dico il freddo montanaro delle artiche giogaie, sente il dolce anelito di pri. mavera, e le sorride, e nella monotona canzone le rende grazie degli olezzanti suoi doni. Colà pure di fiori non è avara del tutto costei; perciocchè non sì tosto a quel po' di raggio obliquo si è strutto il nevischio di qualche ciglione aprico, donde l'empito fulminante della voluta spazzò e disperse la ghiaccia, che vi nascono cespuglietti d'erbe verdissime, le quali in pochi giorni germogliano di belle violette bianche, perse e gialle del più delicato odor di garofano che mai. Colà si arrampica allora la piccoletta e snella Finmarkina, e di que' fiori lieta si adorna i neri capelli, e un mazzolino presentane al mari. to, ed uno lo appicca al frontale del suo fido ippelafo.

Ma se a quella povera gente fa rassenerare il fosco ceffo, che sarà mai la primavera in Italia ? Italia la terra dei metalli, del marmo, dei profumi, degli zeffiri ; il miracolo del pensiero, la gemma che prima brilla nell'anello della creazione ! I poeti hanno cantato dolcis. simi versi, ma non vi ha espressione nelle lingue degli umani che pienamente valga a celebrare le lodi della primavera a' Italia. Ogni erba, ogni fiore, ogni arbuscello meriterebbe un inno delle celesti intelligenze.

Alle soavi impressioni del maggio, usciti appena del doloroso verno del medio evo, aprivano festevoli il cuore i nostri vecchi padri. Eruli, Goti, Longobardi e ad una con loro cento altre generazioni di barbari avevano insanguinato, impoverito, imbestiato il bel paese delle mal vietate alpi all' estrema penisola : indi altri imperatori,

(1) V. Noël, Literat.

con

altri re stranieri e loro mandarini più o meno carnefici, gravosi tutti, avevan tenuto un piè sul collo degli Ita. liani. Ora poi sorgeva da qualche secolo un' era novella di libertà preparata già tempo (si voglia o no) da due Pontefici, da due Gregorî, il secondo e il settimo. Que. sto col francare la Chiesa romana dalla condizione di feudo imperiale pretesa dalla corte germanica ; col restaurare anzi a favore di essa Chiesa il dritto antico, legittimo, d'incoronare e giudicare l'imperatore — in tal modo a Carlomagno piacque di fondare l'imperio questo abbattimento della imperiale potenza operato dal ferreo contegno di lui, procacciò il compimento della costituzione degl'italici comuni. E l'altro Papa nell'ottavo secolo avea somministrato il principio dinamico ai popoli verso le libertà, col porsi a capo di Roma e di altre città suddite greche, e con esse resistere all'eretica tirannia dell'imperatore orientale. È vero, osserva Ce. sare Balbo, che quelle libertà cittadine, se quella si eccettui di Venezia, non furono giammai indipendenza assoluta, ma furono però di tal natura che fecero mirabil. mente progredire le risorte discipline liberali e il nascente idioma sovratutto. Il quale, ai tempi degli avvenimenti che siamo per raccontare, già da oltre mezzo secolo osava uscire dal trivio e levavasi a cantare d'amore prima in Sicilia, indi su in Italia, a Firenze.

Come potevano rimanere insensibili all'aspetto di tanto sorriso i nostri buoni vecchi delle cerchie antiche, quando la primavera di natura gareggiava ad allietarli colla primavera dell'onnigeno risorgimento? Nè si creda che interamente profane fossero per

i Fiorentini le feste del maggio : dicevano, è vero, col sollazzevole Anacreonte, incoroniamoci di rose, beviamo, danziamo; ma fragrantissime rose di religiosa pietà re. cavano altresì dinanzi agli altari d'Iddio; e molta parte di que' giorni sacravano principalmente agli apparati della festa del Santo Patrono, il Battista.

Religione e patria era il pensiero della mente e l'af. fetto del cuore.

Essi fabbricavano il palagio della Signoria, e ad un tempo fabbricavano Santa Maria del Fiore.

Sorgeva il primo giorno di maggio dell'anno 1289, e Firenze era una gioia a vederla. Fino dai primi albori i villanelli delle circostanti campagne vestiti delle loro gonnellette da festa scendevano tutti in giolito alla città, quali portando immensa copia di fiori sulle cestelle di vimini, quali spingendosi innanzi il somiero carico d'ortaggio, quali con vasi di latte, e chi con uova e formaggio fresco, e quant'altro produce di doni la be. nigna stagione in questo paradiso di natura. Molti di loro assembratisi in drappelli a suono di pifferi e di si. stri cantavano la maggiolata, e tratto tratto sofferma. vansi ad intrecciare una moresca, una bacchea od un trescone gagliardo, mentre i compagni agitavano in aria i mai o maggi fioriti che portavano a vendere insieme co' fiori.

In città poi tostochè il sole dorava la cima delle torri, che molte erano allora, tu vedevi un andare e un venire affaccendato per le strade più popolate, e quel salutarsi amichevole e gaio che usano anc' oggi i Fio. rentini del volgo. E intanto valletti e fantesche traversa. vano frettolosi le turbe recando in braccio grossi fardelli di drappi, di broccati, di rascie, di nastri e simili cose per fornire le divise delle varie brigate o compagnie. I giovinotti poi erano tutti in travaglio a scaricare i con. tadini delle ghirlande e de' maî : e qui fra loro un ga. reggiare pien di tripudio a chi li comprasse più belli, e un motteggiare i taccagni che meglio amavano la borsa che la fidanzata. Il mercato di quelle odorose merci era principalmente nella piazza che poco appresso fu in parte

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