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hiunque ha letlo la Divina Commedia, e chi non l'avesse letta potrebbe fare a meno di

leggere eziandio questo libro (1), ben si rammenterà, che nell' undecimo canto del Paradiso, secondo la poetica finzione di Dante, trovansi riuniti insieme esso Dante, S. Francesco di Assisi e S. Tommaso d'Aquino; Dante come viag

giatore per quelle beate regioni, S. Tommaso come comprensore, e come guida e maestro all'istesso Dante, affine di fargli bene intendere le cose celesti, e S. Francesco poi come uno de' soggetti principali del lungo ragionare dell'Angelico e dell' Alighieri. Il quale incontro

(1) Dice il Tommaseo negli Studi premessi al Comento della Divina Commedia : • Legger Dante é un dovere, rileggerlo è bisogno, sentirlo è presagio di grandezza. .

non è a caso, di poco o niun momento; ma fatto succedere da Dante, narratore ed attore ad un tempo, a bello studio, e con alto significato a chi voglia bene intenderlo. Parimenti, ognuno che abbia anche una mediocre coltura, si sarà di leggieri accorto, che i nomi, i quali più spesso cadono sottocchio in leggendo un qualche libro o di scienze sacre o filosofiche, o di letteratura cristiana, o di storia ecclesiastica, sono appunto que' tre. Il che significa senza manco, che nella formazione della vera e complela civiltà moderna, prima italiana poi europea, que' tre, ciascuno per la parte sua, vi concorsero in modo affatto speciale, sino ad esserne gli autori principali: il che non può mettersi in dubio, tanto solo che si consideri la cosa posatainente e senza pregiudizi, ed in realtà questo si è il sentimento comune.

Posto ciò, io dicea tra me e me : formare un gruppo di questi tre, cosa per avventura mai fatta sin' ora di proposito, ch' io sappia, (1) mostrare la parte che si ebbe ciascuno

(1) Ero già alla fine di questo quale che siasi mio lavoro, quando mi venne letto nel Periodico - I! settimo Centenario della nascita di S. Francesco d'Assisi (Anno III. 1880. N. 7. pag. 145) un cenno di A. Cristofani su S. Francesco e Dante, che incomincia proprio coll' esprimere in poche parole il medesimo concetto da me svolto in tutta l'opera. E mi gode l'animo d'essere pienamente d'accordo con questo si chiaro scrittore e sì amante delle cose francescane. Perché si vegga che m'appongo, ecco le sue parole : « Diffuso per opera del poverello d'Assisi tino nelle infime classi il sentimento e l'esercizio della religione di Gesù Cristo; e comparso poco appresso uno splendore di cherubica luce in Aquino ad illuminare il mondo della scienza divina, su cui posa come su stabile fondamento la umana, e le quali in armonico consorzio tra loro porgono vital nutrimento agli intelletti e bene verace alle insaziabili affezioni del cuore, ebbe cosi la nuova società in breve periodo di tempo il cristianesimo in pratica e il cristianesimo nella scienza; onde fu vivificata e invigorita sempre più al conseguimento del fine a cui è destinata nel Cristo. E ciò ebbe principalmente per opera di due grandi Italiani, Francesco e Tommaso ; perche l'Italia, privilegiata da Dio ad essere il centro della cattolica fede, é come il faro, da cui si dipartirà in ogni epoca la luce della vera civiltà nel mondo universo; ed a cui nel corso dei lunghi secoli deve rivolgersi, e venire, e unificarsi nel Cristo il genere umano. Tutto ciò era bastevole a contenere e sospingere le nazioni nel sentiero della nuova civiltà figlia del Vangelo; ma perché gran parte hanno nella civile cultura le lettere, che mercé il bello esprimono in un lingu:ggio più universale il pensiero, e meglio

nel cristiano incivilimento, l'ammirabile armonia che regna tra loro, e le umane vicende che in ciò li precedettero, li accompagnarono e li seguirono, e il tutto colla storia alla mano, farebbe certo assai meglio risaltare l' opera loro, e. per conseguenza più stima e riverenza si procaccierebbe ad ognuno, di quello che considerati separatamente. Facciamolo dunque, io conchiusi ; molto più che presentemente tanto si parla e si scrive, anche nella stampa periodica, di S. Tommaso sopratutto dopo la Enciclica Aeterni Patris di Leone XIII, di S. Francesco in preparazione al Centenario della sua nascita, ed anco di Dante specialmente nelle tante confutazioni del verismo in poesia, ch'è in aperta opposizione colla dottrina e colla poesia del sommo Vate. Misi mano all opera,

ed ecco col divino aiuto che l ho portata a compimento secondo le mie deboli forze. Dico secondo le mie deboli forze, perchè è certo l'argomento, per chi volesse trattarlo exprofesso, è vasto ed importante ; onde richiederebbe altre cognizioni letterarie e scientifiche, che son certo di non avere; ma, io dicea, darò almeno occasione ad altri più capaci di tentar la medesima cosa e di far meglio.

Lo scopo principale dunque di questo scritto è bello e chiaro: se S. Francesco, S. Tommaso e Dante furono i principali autori della vera nostra civiltà, ad essi dovrem sempre lener fisso lo sguardo ed attenerci ai loro ammaestramenti; seppur non si vuol tralignare a nostro scapito da si gloriosi

rendono accetto il giusto, il vero, l'onesto, la Provvidenza divina suscitò pure in questa prediletta Italia un altro genio sublime, Dante Alighieri, che ispirato dalla religione, e di fede fortemente nutrito, dié all'Italia e al mondo intero il codice della nuova civiltà nella fingua del popolo, il gran poema al quale ha posto mano e cielo e terra, la cristiana epopea; che congiunta alla mosaica, compendia la storia dell'umanità dall'Eden al Golgota, e da questo at beato ed eterno riposo del Paradiso. a

antenati, e rimanere ingannati da una civiltà falsa e solo apparente, come pur troppo accade a molti presentemente. Gli scopi poi secondari, e che discendono come conseguenze dell' assunto, sono vari, frà quali per esempio il far vedere che se la religione caltolica ha dato, non fosse altri, questi tre grandi geni, è falso adunque esser essa nemica del progresso, e rendere povero ed ottuso l' umano ingegno; se ľ Italia può noverare tra'suoi figli questi tre, e pe' quali principalmente s'è fatta maestra di civiltà alle altre nazioni essa adunque non dee andare a cercar la civiltà altrove, come servilmente fa oggi, avendola tutta in se stessa ; se tutti i religiosi in generale e S. Francesco ed i suoi sgli in particolare arrecarono sempre ed arrecan tuttora tanto bene alla Chiesa ed alla società, si opera dunque ingiustamente ed ingratamente dalla società presente, allorchè essa li scaccia o per lo meno li guarda di malocchio; se a mezzo di S. Tommaso principalmente la scienza teologica e filosofica giunse nel medio evo al massimo splendore, dunque Leone XIII ed altri uomini savi, i quali oggi tutti si adoprano affinchè l' Angelico riprenda nelle scuole cristiane il posto d' una volta, non sono fanatici no, ci vogliono far retrocedere nella via del sapere.

Nella esposizione di tali cose, sonomi attenuto al metodo dimostrativo, per quanto m'è stato possibile ; facendo si che ogni paragrafo o punto prendesse aspetto d'una piccola dissertazione, provando cioè la proposizione del paragrafo stesso con varie ragioni, tolte per lo più dall'autorità ed anco dalla natura medesima della cosa, ogni qualvolta lo comportava; sciogliendo le obbiezioni che si sarebbero potute

far contro, e facendo qua e qualche opportuna riflessione ; e il tutto con quella chiarezza e brevità che m'era possibile ; anche perchè se si fosse voluto trattarla a lungo, internandosi in ogni singola materia, non si sarebbe finito mai.

E qui voglio prevenire qualche obbiezione od osservazione, che mi potrebbe esser fatta da chi avrà la pazienza di leggere questo scritto. Dirà per avventura qualcuno : se volevate trattar di S. Francesco, S. Tommaso e Dante, vissuti nella seconda metà del medio evo, non occorrea poi d'incominciar si da lontano, niente meno che dalla creazione del mondo. Rispondo : i grandi fatti che fan per così dire cambiare aspetto alla società, quali senza manco son questi di cui si tiene discorso, hanno sempre le loro cause, le loro ragioni molto lontano; e se prima non si conoscon queste, non si potranno mai bene intender quelli. Come volete per esempio nel caso nostro intender bene la grande influenza di questo triumvirato, chiamiamolo così, nel pieno sviluppo della civiltà cristiana, operato sotto la direzione e protezione della Chiesa Cattolica, senza prima tornarsi a mente l'idea esatta del cristianesimo e della Chiesa ? Come poi potrete avere una tale idea senza ricorrere alla Redenzione operata da Cristo ? e come potrete intender questa senza la caduta dell' uomo? come la caduta dell' uomo senza la creazione ? ... (1) Tutto è strettamente collegato negli

(1) Anche il Gioberti, sebbene intenda più propriamente di materie scientifiche, fa pure conoscere, che da là bisogna sempre incominciare, con queste parole: « I dogmi della creazione, della caduta e della redenzione, in quanto racchiudono un elemento razionale, debbono sedere in capo alla scienza e alla pratica, governandone ogni parte, e signoreggiandovi come assiomi sovrani. (Del Primato morale e civile degl' Italiani ecc. vol. 2. pag. 8.)

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