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« des pensées.... celle-là comme les autres lui serait aussi pré« sente et connue?. » La risposta è cattiva, e suggerisce l'instanza, che vi può esser nell' uomo un principio recondito, per cui il soggetto s' immedesimi coll'oggetto. Ma il tratto più cu. rioso è il seguente : « Il est certain , que moi , c'est-à-dire mon « àme, par laquelle JE SUIS CE QUE JE SUIS, est entièrement « et véritablement distincte de mon corps ?. » Amedeo Fichte non avrebbe potuto esprimer meglio con una sola frase la sua apoteosi panteistica dell'animo umano. Con sei monosillabi Cartesio si deifica, e si aggiudica quasi il tetragrammato.

NOTA 50.

« Spinoza n'a fait que cultiver certaines semences de la phi« losophie de M. Descartes, de sorte que je crois qu'il importe « effectivement pour la religion et pour la piété, que cette philo« sophie soit chatiée par le retranchement des erreurs qui sont « mêlées avec la vérité 5. »

NOTA 51.

Enrico Paulus nella prefazione alle opere dello Spinoza , fa due obbiezioni al panteismo di questo filosofo. Lo incolpa di aver confusa l'unità logica colla unità reale, e scambiata la legge del pensiero con quella dell'esistenza, (legem cogitandi pro lege existendi habet), trasportando di fuori nella realtà quella formale medesimezza dell'obbietto col subbietto, che ha luogo in esso noi, allorchè l' animo nostro , ragguagliando , sotto certi rispetti, cose diversissime, le confonde per così dire insieme, mediante

* OEuv., tom. I, p. 383.
* Ibid., p. 332.
• Leibniz, Op. omn., ed. Dulens, tom. II, part. 1, p. 245, 251-254.

l'operazion del giudizio ? Questa censura è sostanzialmente fondata , e si riduce ad accusare lo Spinoza di sostituire il concetto astratto, intellettivo, riflesso e psicologico dell'ente possibile e generico, all' intuito concreto, razionale, diretto e ontologico dell'Ente reale e assoluto; sostituzione, che noi proviamo nel capitolo settimo essere la formola necessaria di ogni sorta di panteismo. Ma ella ripugna all' altra opposizione, che l'editore tedesco muove contro lo Spinoza; accusandolo di non aver premessa alla sua metafisica l'analisi psicologica della mente umana. Come mai egli non avvisa che l' Olandese fu indotto in errore appunto dal psicologismo ? E che la sua ontologia panteistica è una conseguenza della psicologia cartesiana? Imperocchè la confusione menzionata dell'unità logica, astratta e riflessa coll'unità concreta , intuitiva e reale, non è possibile, fuori del metodo psicologico, che sale dall' astrazione intellettiva alla concretezza razionale, in vece di tenere il corso contrario. Il Paulus crede, che se lo Spinoza fosse camminato alla psicologica, avrebbe evitato il doppio fatalismo, divino ed umano , in cui è caduto. Ma il vero si è, che l'autor dell' Etica inciampò in questo grande errore, perchè non essendogli dato di poggiar logicamente dall'esistente all'Ente, senza negare la creazione, e tolta via la creazione, non potendosi salvare la contingenza, nè la libertà dell' arbitrio , che ne è inseparabile, egli non avrebbe potuto conchiudere altrimenti, senza uscire del metodo psicologico. Lo Spinoza fu adunque panteista appunto per aver tenuto quella via, che il Paulus lo accusa di avere abbandonato. Il che chiaro apparisce da ciò, che questi soggiunge. « Spinoza » dic' egli, « Deum « intelligit substantiam constantem infinitis attributis..... ex « quibus duo tantum, quod nempe cogitans sit atque exten« sum.... cognita habere sibi visus est. Atque hæc ipsa duo « attributa , per quæ tam claram de Deo quam de triangulo se « habere ideam professus est (epist. 60), unde demum vere

" Spinoza, Op. Ienæ, 1803, tom. II, p. vil-xl.

« cognita habere potuit? Suam ipsius mentem nisi ante omnia « considerasset , neque cogitandi , neque extensionis puræ no« tionem ullibi fuisset assecutus. Originis vero unde eam « hauserit, oblitus , in Deo seu infinito bina illa attributa clara « idea intueri se persuasum habebat '. » Qual prova più chiara potrebbe aversi del psicologismo spinoziano? Il Paulus fu ingannato dalla forma geometrica dell' Etica, e credette che lo Spinoza nell'inventare il suo sistema usasse il metodo adoperato per esporlo, commettendo, rispetto a questo filosofo, lo stesso errore , che Galileo imputava ai Peripatetici de' suoi tempi, riguardo al loro maestro”. Ma lo Spinoza fu condotto al panteismo dalla dottrina cartesiana; la quale è essenzialmente psicologica. E ch' egli non sia schietto ontologista , può raccogliersi, cosi dall' Etica stessa, dove incomincia con assiomi e proposizioni astratte , come da altri luoghi , dove afferma che l' esistenza di Dio non è una verità per sè nota, ma abbisogna di dimostrazione 5. Quello, che il Paulus aggiunge, cioè che lo Spinoza avrebbe schivato il fatalismo, procedendo psicologicamente, e quindi trasferendo in Dio la libertà del nostro animo", è pur falso, e mostra una conoscenza superficiale di questo metodo. Imperocchè egli è vero che il psicologista trova in sè il libero arbitrio; ma egli può solo ammetterlo come una vana apparenza, finché non si appoggia a un fondamento ontologico. Ora, se per rinvenire questa base, egli sale all'Ente, non potendo incontrare nel suo processo l'idea di creazione, egli dee immedesimare con esso Ente tutte le esistenze, dee averle per necessarie , e considerare la propria libertà, come una semplice apparenza, destituita d'individualità personale, e perciò di sussistenza effettiva.

Spinoza, Op., tom. II, p. vi, vii. ? Dial. I. Op. Milano, 1811, tom. XI, p. 157, 158. Tract. theol. pol., cap. 6, tom. I, p. 237. • Spinoza, Op., tom. II, p. vii.

NOTA 52.

Che le tradizioni rabbiniche abbiano aiutato il panteismo dello Spinoza, apparisce dal seguente passo della sua epistola ventunesima : « Omnia in Deo esse et in Deo moveri cum Paulo « affirmo, et forte etiam cum omnibus antiquis philosophis, « licet alio modo : et auderem etiam dicere cum antiquis omni« bus Hebræis , quantum ex quibusdam traditionibus, tametsi « multis modis adulteratis, conjicere licet?. »

• NOTA 53.

L' Hegel colloca l'essenza dell' assoluto nel pensiero schietto , perché la sola virtù cogitativa gli rappresenta la sintesi dell' unità e della varietà in un individuo unico. Egli tolse manifeslamente la sua ipotesi dalla teorica leibniziana della percezione costituente la monade; e ripose nel pensiero la natura di Dio, per le stesse cagioni, che mossero il Leibniz a considerare la percezione, come lo stato intrinseco ed essenziale di ogni forza . Ma il presupposto del Leibniz è plausibile nel giro secondario delle esistenze; laddove non può ammettersi, senza temperativo, negli ordini assoluti dell'Ente.

Noterò qui di passata , che se la parte viziosa della filosofia tedesca , dal Kant in poi, è un portato del Cartesianismo, ciò che vi si trova di meglio, o di men reo , è tolto quasi tutto dalle dottrine leibniziane. La monadologia sola , accoppiata col psicologismo, produsse la filosofia critica ; col panteismo , le dottrine ontologiche dello Schelling e dell' Hegel.

? Op., tom. I, p. 509.

· Leibniz, Op. omn., ed. Dulens. Genevæ, 1768, tom. II, part. 1, p. 2, 3, 21, 22, 227, 331, et al. passim.

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