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« Je suis, j'existe, cela est certain !. »

« Je connais que j'existe et je cherche quel je suis moi que je « connais être ?. »

« Il est certain que je suis et que j'existe, quand même je dor« mirais toujours 3. »

« Si je juge que la cire est ou existe de ce que je la vois, certes « il suit bien plus évidemment que je suis ou que j'existe moi« même 4. »

« Lorsque quelqu'un dit je pense donc je suis ou j'existe, il ne « conclut pas son existence de sa pensée comme par la force de « quelque syllogisme.... S'il la déduisait d'un syllogisme, il aurait « dù auparavant connaitre cette majeure : Tout ce qui pense est ou « existe 5. »

« En ne pouvant douter de soi-même.... j'ai pris l'étre ou « l'existence de cette pensée pour le premier principe 6. :

Questo vezzo cartesiano di accoppiare i vocaboli di essere e di esistere, come sinonimi, mostra, 1o che il Descartes confondeva insieme scientificamente i due concetti ; 2o che riflessivamente egli aveva una confusa notizia della lor discrepanza; il che non dee far meraviglia, giacchè tal divario appartiene all' intuito primitivo e fondamentale della mente umana, e pel comune dei pensanti non riverbera distintamente nella riflessione.

Descartes, Médit. 2. OEuv., tom. I, p. 231. 2 Ibid., p. 252. 3 Ibid., p. 254. Ibid., p. 261. 5 Ibid., Rép. aux second. object., OEuv., tom. I, p. 426, 427. 6 Ibid., Les princ. de la phil., OEuv., tom. III, p. 19.

NOTA 45.

Dico esistenze in vece di esistenza, esistente, esistenti, parendomi la prima espressione più appropriata al concetto, di cui si tratta. Infatti la seconda e la terza voce non indicano la moltiplicità propria del creato opposta all' unità dell'Ente ; la terza e la quarta paiono dare a ciò che esiste, una sussistenza assoluta e da sè, che non gli compete. Dicendo esistenze, si accenna meglio cosi la condizione relativa e contingente, come la pluralità del creato. Non ricuso per altro di valermi delle altre voci, fuori della precisione rigorosa della formola.

NOTA 46.

Le tre nozioni del necessario, del possibile e dell'esistente sono il perno della metafisica, e ci si rappresentano, come tre aspetti o dipendenze di una sola idea primitiva e assoluta, cioè dell'idea dell'Ente.

Il necessario, il possibile e l' esistente esprimono le relazioni dell'Ente. Il necessario racchiude le relazioni dell'Ente verso di sé : il possibile, le relazioni del necessario verso l'esistente : l'esistente, le relazioni del possibile verso il necessario. Quindi è, che il necessario rappresenta direttamente e immediatamente l'Ente : il possibile e l'esistente lo esprimono solo per modo indiretto e mediato. Il necessario può essere pensato solo : il possibile e l'esistente non sono pensabili, senza il necessario.

Tre grandi oggetti, tre ordini di realtà corrispondono alle tre nozioni suddette; al necessario, cioè all'Ente assoluto e immediato, Dio; al possibile, la quantità continua, cioè il tempo e lo spazio puri; all'esistente, la quantità discreta, cioè l'universo con quanto ci si contiene. Onde risultano tre grandi scienze componenti la somma enciclopedica; la filosofia , scienza del necessario, cioè di Dio, e del contingente fatto a sua imagine, cioè dell'animo umano; la matematica, scienza del possibile; e la fisica, scienza dell'esistente.

Il tempo e lo spazio puri, la cui natura ha disperato i più gran metafisici, non sono intelligibili, se non come un anello e un passaggio fra Dio e il mondo, nello stesso modo che il possibile è un anello fra l'Ente e l'esistente, fra il necessario e il contingente.

Il Leibniz avverti questa verità capitale, che ogni idea assoluta esprime una relazione dell'Ente. Ne' suoi Nuovi Saggi cosi egli parla : « L'idée de l'absolu est en nous intérieurement comme « celle de l'Être. Ces absolus ne sont autre chose que les attributs « de Dieu, et on peut dire qu'ils ne sont pas moins la source des « idées, que Dieu est lui-même le principe des êtres. L'idée de « l'absolu par rapport à l'espace n'est autre que celle de l'immen« sité de Dieu, et ainsi des autres '. »

Si può chiedere, se il principio : il contingente presuppone il necessario, sia identico all’assioma : ciò che incomincia ha una causa. A prima vista non pare; potendosi pensare a una cosa contingente, che già esiste, senza fare avvertenza al suo principio. Ma allora qual è il legame del contingente col necessario? Forse la ragione, in quanto il necessario e non il contingente ha in sè stesso la ragione della realtà sua? Ottimamente; ma io chieggo di nuovo, se ragione è lo stesso che causa o no? Se non ė, che cosa sarà dunque? Forse il contenente, come vuole il Krause? Ma questa asserzione è materiale, assurda, e mi par poco degna di un metafisico di polso.

La vera soluzione è questa. La ragione di una cosa è sostanzial

Leibniz, Nouv. ess. sur l'entend. hum., liv. 2, chap. 17. OEuv. phil., ed. Raspe, p. 116.

mente la causa di un effetto , ma considerata sotto un aspetto diverso, in ordine al tempo. Si chiama ragione la prima causa di un effetto, che non comincia, ma continua ad esistere; e si appella prima causa la ragione di una cosa, che comincia ad aver l'esistenza. In ambo i casi l'effetto riceve l'esistenza, cioè vien creato dalla causa, con questo solo divario fra l'uno e l'altro,che la creazione si comincia o si rinnovella. Il concetto del contingente e delle sue attinenze col necessario importa adunque l' intuito di una continua creazione. Si noti però che i metafisici confondono spesso il principio della ragion sufficiente col principio teleologico, che presupponendo l'intelligenza nella causa efficiente, esprime la necessità della causa finale.

Per maggior chiarezza del mio discorso, ecco la genesi dei vari principii :

1° L'Ente è. Principio dell'unità primitiva.

2. L'esistenza dipende dall'Ente. Principio della dualità primitiva.

Il secondo principio si suddivide.

A. L'esistenza è dall’Ente. Principio della Causa prima.

B. L'esistenza è nell'Ente. Principio della Sostanza prima.

Il principio A si sottodivide pure in

a. L'esistenza, che incomincia, è dall'Ente. Principio della creazione.

b. L'esistenza, che continua, è dall'Ente. Principio della ragion sufficiente.

c. L'esistenza, che comincia e che continua, è all'Ente, cioè ordinata ad un fine , che è nell'Ente stesso. Principio della finalità, o sia della Causa finale.

Tutti questi principii si riducono a quello di creazione, che costituisce la formola ideale.

NOTA 47.

V’ha un dualismo primitivo nella realtà delle cose, come se ne trova uno nella idealità, cioè nella conoscenza. In quella, l'Ente produce e sostenta le esistenze, come Sostanza e Causa prima; in questa, l'Intelligibile illustra i sensibili, e li rende atti ad essere conosciuti, come Intelletto e Mente prima. Amendue queste dualità si riducono ad una sola, in quanto l'Ente é altresi l' Intelligibile, e le esistenze sono i sensibili. E l'Intelligibile rischiara appunto i sensibili, perchè li produce, come l'Ente e i sensibili sono illustrati dall' Intelligibile, perchè ne derivano, come esistenze.

Questa dualità è misteriosa, ed è l'origine di tutti i misteri. Nullameno l' uno de' suoi membri corrisponde all'altro cosi a capello, che si provano e si rischiarano vicendevolmente, nè il primo si può impugnare, se non si nega eziandio il secondo. Come mai l'Ente produce le esistenze? Ecco un gran mistero ontologico. In che modo l' Intelligibile illustra i sensibili? L'arcano psicologico non è certo minore. E considerando acutamente, si vede che l' Intelligibile illustra appunto i sensibili, perchè li produce, e che le esistenze sono prodotte dall'Ente, perchè ne vengono illustrate.

La conoscibilità dei sensibili , mediante l'Intelligibile, non è già una cosa, che, propriamente parlando, passi nei sensibili, e in

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