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universale e perpetuo, che si estende fino alle parti più remote, per l'azione ben consertata degli ordini gerarchici, quasi ruote di una vasta macchina , messe in opera da un solo motore. L'Idea umanata è il centro invisibile di questa gran mole, la radice maestra, da cui proviene l'immenso vigore ond' è fornita, e sovrattutto quella fecondità, che privilegia in universale le missioni cattoliche. La qual certamente è in parte l'effetto della gerarchia ecclesiastica, che per la sua struttura unisce la fermezza all'attività, e la celerilå alla forza nelle proprie operazioni. Ma la cagion principale si vuole ascrivere alla cattolica prerogativa di possedere la verità perfetta. L'efficacia del vero, quando è aiutata dai divini influssi, che la fanno penetrare negli spiriti e ne' cuori, è unica e impareggiabile ; imperocchè l'Idea è come il sole degli spiriti, che colla sua forza attrattiva gli adesca dolcemente, e gli tira potentemente nella sua orbita. Le sette eretiche, che non posseggono, se non un vero alterato, sono prive di energia e di vita ; quasi comete, che sottrattesi all' azione solare, e sviate dal loro corso, errano a ventura nello spazio, senza consorzio di satelliti.

La società ecclesiastica conserva il divino deposito, lo tramanda di generazione in generazione, e lo dichiara colla parola. Le formole definitive, che sono la parola della Chiesa, contengono implicitamente tutto il vero, ma per lo più ne abbracciano in modo esplicito soltanto gli elementi integrali, i quali insieme accozzati costituiscono ciò che io chiamo l'integrità dell' Idea. Per farsi un concetto chiaro di questa integrità, si vuol avvertire che una verità qualunque può esser conosciuta in modo che basti, onde trarne tutte le conseguenze occorrenti al proposito, per cui quel tal vero ci è manifestato; ovvero se ne può avere una notizia cosi difettuosa, che non valga a sortir questo effetto. L'integrità e l'adequatezza di un concetto si vuol misurare dallo scopo della cognizione; e perciò la notizia dell' Idea dee dirsi integra , quando è tale, che se ne possono cavare coll'aiuto del discorso tutte le deduzioni opportune alla vita morale dell'uomo, fine del suo conoscimento. La maggior parte delle formole definitive, rogate dal magisterio ecclesiastico, si ristringono agli elementi integrali, cioè ai principii. Ciò però non vieta che le decisioni canoniche non abbiano anche talvolta abbracciate alcune conseguenze, quando l'importanza della materia, e gli errori correnti lo rendevano opportuno.

Gli elementi integrali dell' Idea espressi dal magisterio ecclesiastico, contengono potenzialmente tutto lo scibile razionale, a cui l'ingegno umano si può innalzare in questa vita. Ci vuol dunque essere uno strumento accomodato a svolgere que' germi, e a trarne in luce le verità inchiusevi; il quale è la scienza ideale, che può definirsi l'esplicazione successiva degli elementi integrali dell' Idea. Tali elementi sono di due sorti; gli uni naturali e razionali, gli altri sovrannaturali e rivelati. I primi appartengono all' Idea, quale si può naturalmente conoscere; gli altri spettano ad essa, in quanto non si può altrimenti apprendere, che mediante la rivelazione. Quelli abbracciano gl'intelligibili, e quel sovrintelligibile vago, indeterminato, generalissimo, che la ragione ci fa presentire : questi comprendono i sovrintelligibili specifici, che determinano e concretizzano quella indefinita e generica incomprensibilità. Affermando che gli elementi razionali si possono naturalmente conseguire, non escludo tuttavia, anche a loro riguardo, la necessità della rivelazione. Nulladimeno

v'ha fra loro, e gli elementi che sovrastanno alla natura, un divario essenziale. Imperocchè i primi non si possono conoscere riflessivamente, senza rivelazione, a causa del bisogno, che il pensiero riflessivo ha della parola, per potersi esercitare; tuttavia l'uomo gli ammette, non già solamente in virtù di essa parola autorevole, ma per l'evidenza loro propria, cioè per l'intrinseca chiarezza dell'Idea, che riluce immediatamente alla mente nostra, e di cui la parola è l'occasione eccitatrice, e non la cagione, nè la dimostrazione. Onde tanto è lungi, che la parola provi l'Idea razionale, che anzi questa dimostra l'autorità di quella. Il che succede, perchè l' Idea è veduta immediatamente in sè stessa ; né si può dire che il verbo la veli, e s'interponga fra lei e la mente nostra, contuttochè l'intervento di esso si richiegga a destarla. All'incontro le verità sovrannaturali dipendono dalla sola parola rivelata : non la provano, ma ne vengono provate : non s'intuiscono, ma si credono : il concetto che se ne ha, è meramente analogico ; né questa analogia è fondata sull'intuito o discorso, ma sulla semplice autorità della rivelazione.

La scienza, che esplica gli elementi razionali, è la Filosofia; quella, che svolge gli elementi sovrarazionali, è la Teologia rivelata o positiva, che dir si voglia. La filosofia e la teologia, riunite insieme, forňano la perfetta scienza ideale. L'una rappresenta il lato chiaro dell' Idea ; l'altra ne esprime il lato naturalmente oscuro, ma chiarificato in parte dai divini insegnamenti. Il magisterio della teologia, per rispetto alla Chiesa, è interno, quello della filosofia interno ed esterno ad un tempo; l'uno è sacerdotale solamente, l'altro sacerdotale e laicale di sua natura. La scienza rivelata spetta al didentro del cerchio ecclesiastico, versando sopra un oggetto soltanto ottenibile in virtù di quei documenti, onde la Chiesa è unica depositaria ed interprete. La scienza razionale si estende anche al difuori, in quanto l'Intelligibile riluce naturalmente allo spirito, ed è retaggio comune di tutti gli uomini. Tuttavia, siccome la parola è necessaria per apprendere l'Idea razionale ; e la parola dipende dalla rivelazione ; e la Chiesa, determinando la parola rivelata, ne definisce gli elementi integrali; ne conseguita che, per questo rispetto, la filosofia è sottordinata alla scienza sua sorella, e appartiene circa una parte de' suoi dogmi alla giuridizione del magisterio ecclesiastico. La filosofia è l'esplicazione riflessiva e libera degli elementi integrali dell'Idea , negli ordini della ragione; ma non è trovatrice, nè padrona di questi elementi; li piglia dalla rivelazione, e però dal magisterio autorevole, nè potrebbe averli in altro modo, non essendo accessibili allo spirito, se non coll'aiuto di una favella che gli esprima. Dee adunque conservarli, quali le vengono suppeditati dalle formole ecclesiastiche; altrimenti annullerebbe col proprio oggetto sè stessa. Niuno però ne inferisca che il vero razionale dipenda dall'autorità, e che quindi la filosofia sia una scienza seconda, assolutamente parlando, e lavori sui dati di un'altra disciplina. Imperocchè gli elementi integrali dell' Idea, essendo chiari e splendidi per sè stessi, la filosofia si fonda sall’evidenza del suo proprio soggetto. Essa riceve la sua materia dalla parola; ma, ricevutala, l'apprende immediatamente per la sua intrinseca luce. L'insegnamento autoritativo è occasione o strumento necessario, non causa produttiva, della razional cognizione.

La filosofia, dovendo ricorrere alla parola rivelata, per aver gli elementi integrali dell'Idea, su cui lavora, e nella cui esplicazione versa il suo ufficio, si vogliono distinguere nella storia due grandi epoche filosofiche, corrispondenti alle due grandi rivelazioni, che le precorsero; l'una nel principio e nel rinnovamento del genere umano, prima e dopo il diluvio; l'altra ai tempi evangelici. La rivelazione è una in sé stessa; giacchè la dottrina annunziata in diversi tempi è una sostanzialmente; e Cristo non fece altro, che rinnovellare ed adempiere l'insegnamento primitivo. Ma le condizioni esteriori furono in parte diverse. La prima rivelazione rifulse originalmente a tutta la specie : la cristiana fu propria del genere eletto, cioè della Chiesa, contenente solo potenzialmente la nostra famiglia, e volta a ripristinarne successivamente l'armonia primigenia, riducendola al proprio grembo e comunicandole la sua virtù. In appresso, la rivelazione originale si spense nelle due grandi schiatte dei Giapetidi e dei Camiti, ristringendosi a un drappello semitico, cioè al genere eletto, che cominciò in Abramo ; dove che la rivelazion rinnovata venne sempre acquistando maggior numero di proseliti, e dilatandosi presso nuove popolazioni. In questo secondo momento, il moto delle due rivelazioni fu affatto contrario : giacchè l'una andò scemando e l'altra accrescendo il numero de' suoi seguaci. Le conseguenze di questo divario sono di molto rilievo al nostro presente proposito, perchè da esse derivò in gran parte il vario destino delle ricerche filosofiche ; la filosofia gentilesca rispondendo alla prima, e la filosofia cristiana alla seconda delle due rivelazioni. Tutte le scuole, che volgarmente si chiamano antiche, risalgono di mano in mano fino alla rivelazion primitiva : laddove le moderne, e quelle del medio evo, si riferiscono al Cristianesimo. Ora siccome la sostanza delle

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