Page images
PDF
EPUB

commista alle sue esorbitanze, e dall'altro nel difetto di molti suoi avversari, che confondendo il buono col reo, cadono sovente nell' eccesso contrario, o almeno trapassano, senza toccarli, i più rilevanti problemi, onde i panteisti promettono la soluzione. Due grandi idee signoreggiano lo spirito umano, cioè quelle dell'Ente e dell'esistente, le attinenze reciproche delle quali sono il principale oggetto proposto alle meditazioni dei savi. La vera filosofia le unisce e distingue; la falsa le immedesima o le sequestra. Se per non immedesimarle, come fanno i panteisti, si vogliono segregare affatto, secondo l'uso dei filosofi superficiali, si combatte un errore con un altro errore, con tanto minore riuscita, che il primo errore ha una certa profondità, e il secondo è frivolo e leggero. Ma da Pitagora e da Platone fino al Malebranche, non v' ha un filosofo di polso, che abbia operato quel divorzio : i migliori applicarono l'ingegno a studiare il nesso intimo di quella dualità primitiva e misteriosa, e ammisero l' inseparabilità psicologica e ontologica del secondo dal primo de' suoi membri; senza che la loro dottrina possa confondersi con quella dei panteisti : i quali tolgono di mezzo la dualità, che gli altri intendono a dichiarare. Fra questi merita un seggio molto illustre il Malebranche; le cui dottrine sulla visione ideale, sulla causalità prima e universale di Dio, sull' estensione intelligibile e via discorrendo, benchè lascino tuttavia moltissimo da desiderare, non hanno punto che fare con quelle dello Spinoza, se non in quanto conservano le verità, che i panteisti pretendono speciosamente ai loro delirii. Si dirà forse che il Malebranche e lo Spinoza sono fratelli, perchè riconoscono nel Descartes il loro comune padre? Il sig. Cousin lo lascia intendere, quando dice : « Suivez Descartes dans ses « deux disciples immédiats, Spinoza et Malebranche, et là vous « reconnaîtrez les fruits légitimes des principes du maitre 1. » Ma io ho già altrove osservato che il Malebranche nelle parti più sode e più pellegrine della sua filosofia non è cartesiano, e che

1 llist. de la phil. du XVIIe siècle, leçon 11.

generalmente lo è assai meno che non si crede; e non mi sarebbe dillicile il provarlo, se la materia non fosse troppo lunga per una nota. Lo Spinoza è assai più consenziente al suo maestro, per ciò che spetta al primo processo metodico, e al principio fondamentale del Cartesianismo; se non che, egli intese esso principio e ne dedusse le conseguenze con un' acutezza d’ingegno e un rigore di logica , di cui il Descartes non ebbe il menomo sentore. Nel resto, il sistema del Descartes è un miscuglio di elementi disparatissimi, cosi poco digeriti e così mal cuciti insieme, che non è meraviglia, se il Malebranche e lo Spinoza, benchè affatto discrepanti fra loro, abbiano potuto appoggiarvi i loro dogmi. Ogni altro filosofo potrebbe fare altrettanto; ed io mi assumerei volentieri di trovare in quel guazzabuglio un puntello a ogni sistema qualsivoglia , come se altri conoscesse l'idioma che si parlava sulla torre di Babele, se ne potriano forse cavare i rudimenti elementari di tutte le lingue.

L'esposizione, che il sig. Cousin fa del sistema malebranchiano, è piena di gravi inesattezze. Ma per evitar lunghezza, io mi limiterò al punto cardinale di tal sistema, a quello per cui il nome del Malebranche sarà immortale negli annali della scienza. Voglio parlare della celebre teorica della visione ideale. Certo, se v'ha parte della storia filosofica , nella quale il sig. Cousin avrebbe dovuto essere accurato, egli è questo teorema del suo insigne compatriota. Ma invece e' se ne spaccia in due parole, « L'idée de Dieu « est à la fois contemporaine de toutes nos idées, et le fondement « de leur légitimité; et par exemple l'idée que nous nous faisons « des corps extérieurs et du monde serait vaine, si cette idée ne « nous était donnée dans celle de Dieu. » Sia in buon' ora ; veggiamo, come spiega questa frase. « De là le fameux principe de « Malebranche que nous voyons tout, et le monde matériel lui« même, en Dieu ; ce qui veut dire, que notre vision et concep« tion du monde est accompagnée d'une conception de Dieu, de « l'ètre infini et parfait, qui ajoute son autorité au témoignage

« incertain par lui-même et de nos sens et de notre pensée !. » Come? Questa è la teorica della visione in Dio, che meno tanto romore nel mondo, e levò si alto la fama del Malebranche? Ella non si riduce ad altro, che al noto paralogismo del Descartes, cioè a dire, che l'autorità divina comprova i dettati dei sensi e della ragione ?? Ce qui veut dire... No, signor Cousin, ciò non vuol dir questo; e il ragionamento che attribuite al Malebranche ha tanto da fare colla sua dottrina della visione ideale, quanto il gennaio colle more. Sapete, che vuol dire non il discorso del Malebranche, ma il vostro? Che voi non avete lette, o che avete solamente scorse con una leggerezza incredibile le opere di questo grand' uomo, che malmenate con tanta disinvoltura. Se le aveste lette, avreste veduto che la teorica della visione ideale è tutta una filosofia ; ch' essa è il compimento necessario della dottrina di Platone, di santo Agostino 5, di san Tommaso, e della parte più sana della filosofia alessandrina; ch' essa contiene un compiuto sistema sulla natura, sulla origine e sulla legittimità delle nostre cognizioni; e che se questo sistema è solo abbozzato negli scritti del vostro illustre compatriota, tale abbozzo può tuttavia sfidare tutti i sofisti del mondo. Se l'aveste letto, non direste, come fate, in un altro luogo, che la visione in Dio è una ipotesi teologicu, un Deus ex machina, e non la mettereste in ischiera coll' idealismo del Berkeley, e coll' armonia prestabilita del Leibniz". Il Malebranche si propone la quistione : come l'uomo può conoscere gli oggetti? E servendosi del metodo di esclusione, egli prova che non si possono conoscere altrimenti, che mediante un intuito immediato, benchè imperfettissimo, della divina natura. « Nous assurons, » dic' egli, « qu'il est absolument néces« saire que les idées que nous avons des corps, et de tous les « autres objets que nous n'apercevons point par eux-mêmes, « viennent de ces mêmes corps ou de ces objets; ou bien que « notre âme ait la puissance de produire ces idées : ou que Dieu « les ait produites avec elle en la créant, ou qu'il les produise « toutes les fois qu'on pense à quelque objet : ou que l'âme est « en elle-même toutes les perfections qu'elle voit dans ces corps : « ou enfin qu'elle soit unie avec un être tout parfait et qui ren« ferme généralement toutes les perfections intelligibles ou toutes « les idées des êtres créés ?. » Egli passa quindi a rassegna partitamente queste varie opinioni, le esamina con diligenza, e prova, che non reggono a martello, salvo l'ultima, ch' egli abbraccia come la sola possibile, veduto che le altre si debbono rigettare. E non solo impiega in questa discussione tutta la seconda parte del terzo libro della sua grande opera, ma ripete, espone sotto vari aspetti, e difende largamente la medesima dottrina negli Éclaircissements, nelle sue controversie coll' Arnauld e col Regis, negli Entretiens, e nelle altre sue scritture. Certo, lo ripeto, la teorica del Malebranche è lontana dalla perfezione scientifica ; ma cosi difettuosa com'è, tutta la filosofia francese non ha nulla, e tutta la filosofia moderna assai poco, che le si possa paragonare. E il sig. Cousin, che ha fatto alla sua patria il tristo dono del panteismo germanico, e si professa eclettico, cioè raccoglitore del fior de’ varii sistemi; non consacra a questi sublimi pensamenti che pochi periodi, nei quali non mostra pur di conoscere l'autore, di cui ragiona.

? Hlist. de la phil. du XVIIIe siècle, leçon 11. . 2 Non si confonda il paralogismo del Descartes, coll'argomento circolare, com'è inteso dal Malebranche ed esposto ne' suoi Trattenimenti.

3 Intorno alla convenienza della dottrina malebranchiana con quella di santo Agostino, vedi la bella opera di Sigismondo Gerdil, intitolata : Défense du sentiment du P. Malebranche, etc.

4 Introd. l'hist, de la phil., lecon 12. Hist, de la phil. du XIIIe siècle, leçon 3.

NOTA 55.

Debbo però notare, per amor del vero , che il sig. Cousin ammette la preesistenza di una filosofia , almeno bambina.

* MALEBRANCHE, Réch. de la vér., liv. 5, part. 2, chap. 1, tom. II, p. 64, 65.

« Comme nous savons, messieurs, le jour, le mois, l'année dans « laquelle la philosophie grecque a été mise dans le monde, de « même nous savons avec la même certitude et avec beaucoup « plus de détails encore le jour et l'année où la philosophie mo« derne est née... Le père d'un de vos pères aurait pu voir celui « qui a mis dans le monde la philosophie moderne... Cet homme « c'est un Français, c'est Descartes. Son premier ouvrage écrit « en français est de 1637. C'est donc de 1637 que date la philo« sophie moderne ?. » Il sig. Cousin ha scambiato la fede di battesimo con quella di mortorio, e confusa una larva col vero; poichè la vera filosofia è perpetua, quanto la riflessione dell'uomo, e non ebbe cuna, come non avrà sepolcro.

NOTA 36.

Il processo fondamentale del Cristianesimo è ontologico e non psicologico.

Esso non dice, come il Descartes : l'uomo è, dunque v' ha un Dio. Ma bensi : Iddio è, dunque l'uomo esiste, cioè è in Dio, e ha il suo essere da Dio.

Non dice coi psicologi dei di nostri , che l'umano ingegno tragga dalle sue facoltà il concetto dell'Essere sovrano, e crei Iddio in un certo modo a imagine propria, ma c'insegna all’ incontro, che Iddio crea l'uomo a sua imagine e somiglianza.

Non dice : l'uomo ha in sé una legge morale di bontà e di giustizia; dunque Iddio è giusto e buono. Ma dice : Iddio è giusto e buono; dunque l'uomo è tenuto ad imitare la sua bontà e la sua giustizia.

* Cousix, Introd, à l'hist, de la phil., lecon 2.

« PreviousContinue »