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indole speciale, che la distingue dagli altri popoli. Spenta l'Idea, e con essa ogni principio di concordia, di amistà, di unione, l'organismo si dissolve, e l'aggregazione si sfascia in tante parti, quante sono le province, i comuni, le famiglie, gl’individui; le quali parti, come corpicelli disgregati, non potendo stare da sè, disperdonsi, cercano un nuovo centro di organamento, si accozzano con altri popoli, si mescono, si confondono con essi, e pigliano il loro nome; giacchè il nome antico, sciogliendosi il conserto organico a cui apparteneva, cade in disuso e perisce. La perdita del nome antico è per ordinario il segno esteriore e infallibile della morte, che sottentra all'agonia e alla lenta dissoluzione dei popoli; conciossiachè il nome di un popolo ne esprima l'esistenza individuale. Ora ciò che succede alle nazioni in particolare, incontrò pure a tutta la stirpe. Il genere umano si spense ai tempi di Faleg?, perchè allora si sciolse la società universale; e la morte inflitta da Dio agl' individui, come pena della trasgressione originale, toccò per la stessa causa a tutta la specie dei trasgressori. Il fatto di Babele, che gl'ingegni leggeri dei giorni nostri stimano favola, fu l'esito definitivo di quella dissoluzione, il cui germe era nato col primo fallo, e cresciuto colla trascuranza delle verità razionali. Da quel punto in poi, la società universale cessò di essere un fatto; e anche ai di nostri, quando nominiamo il genere umano, non facciamo altro, che esprimere un'astrazione dei filosofi, una memoria e una speranza degli uomini religiosi, o una chimera dei cosmopoliti. Il genere umano è tuttavia in potenza, non in atto : e come cosa effettiva, non si trova più altrove, che nel vocabolario. Tuttavia, benchè

1 Gen., X, 25.

disciolto l'originale consorzio, durano ancora alcune reliquie di essa : le comunicazioni tra i popoli, sebbene non siano mai state universali, furono sempre più o meno estese : e benchè spesso contaminate dalla cupidigia e dalla discordia, lo stato di guerra, per un benigno risguardo della Providenza, venne interrotto di tempo in tempo da qualche respiro di pace : la civiltà intese sempre più o meno ad educare questi preziosi avanzi, e ad accrescerne l'estensione e l'efficacia. Il diritto delle genti, perfezionato dalle nazioni cristiane, non fu mai affatto dimentico, eziandio dai popoli più fieri ed alpestri; il che prova che si ebbe sempre un sentore dei legami morali e nativi delle nazioni, e che il divorzio assoluto ripugnò sempre al retto senso dell'universale. Ora questa larva della società primitiva, sopravvissuta alla scissura dei popoli , si riscontra a capello in grado ed in forza colle reliquie superstiti delle verità ideali. Smarrita l'integrità dell' Idea, mancò il vincolo dell'unità comune; ma siccome il lume ragionevole non venne affatto spento, non fu pure al tutto annullata l'antica concordia. Una voce sorda risuona ancora in tutti gli animi, che grida loro, gli uomini essere fratelli, e mesce di qualche amore gli odii implacabili e funesti delle nazioni; come una luce spirituale balena tuttavia alle menti immerse nell'ombra della morte 1, quasi barlume superstite nella pupilla del cieco, o languido crepuscolo del giorno primitivo.

La varietà delle razze, onde alcuni argomentano diversità di origine, tenne dietro necessariamente alla perdita dell'unità ideale. Estinto il principio organativo, la specie umana si minuzzò e sparpagliò in membra isolate, ciascuna delle quali, vivendo segregatamente, attinse dal clima, dalle qualità del paese , dal modo di vivere, e dalle altre condizioni del suo stato sociale, una impressione forte e specialissima, che influendo nella struttura organica, a lungo andare la modificò, e fece in essa una impronta difficile a cancellarsi. Cosicchè ciascuna di queste varietà generiche si suddivide in varietà speciali, e queste via via in altre più speciali ancora , ciascuna delle quali ha verso il cerchio che abbraccia la stessa medesimezza, e verso la varietà soprastante la stessa dissomiglianza, che hanno le varietà più generali, cosi nel loro ampio giro, come verso l'unità primigenia di tutto il genere umano. Pertanto, se coloro che inferiscono diversità di principio da quelle differenze più scolpite, ragionassero dirittamente, dovrebbero sentir lo stesso delle varietà secondarie, e condursi di mano in mano a stabilire che gli abitatori delle varie parti di una provincia e talvolta di una città, non abbiano avuto un principio comune. Nè qualche singolarità organica, radicalmente diversa, com'è il tessuto pigmentale, che il Malpighi trovò nei Negri, e il Flourens ultimamente nella stirpe rossa di America ?, è di momento in questo proposito, come mostrerò altrove. Il vero si è, che mancata nel genere umano l'unità dell' Idea, la diversità prevalse cosi nei corpi, come nelle condizioni morali degli uomini; onde nacque la dissimilitudine delle razze : la quale non è altro, che il predominio della varietà sull' unità organica e originale della specie umana. Se tutte le membra dell'umana famiglia avessero mantenuta l' union primigenia, le influenze locali

1 Luc. I. 79.

? Journ. des sçav., novemb. 1338, pag. 655, 656.

sarebbero state vinte, o almeno modificate dall' unione morale e dalla colleganza reciproca delle nazioni, e la concordia degli spiriti sarebbe prevalsa sulle condizioni geografiche. Perciò di mano in mano che la civiltà e la religione riescono a scemare la divisione, vedesi per esperienza che la diversità delle stirpi diminuisce in modo proporzionato; la quale verrà meno del tutto, col cessar dello scisma, e col ricomponimento dell'unità primordiale. Una varietà ben contemperata di fattezze e di forme esprimente un perfetto ed unico esemplare, rappresenterà di nuovo nel volto dei popoli fratelli l'unità del comun padre, e la celeste origine 1.

Rotta l'unità del genere umano, e alterata la perfezione della natura nella più nobile delle sue opere, un consiglio di misericordia intervenne, e prese ad instaurare in modo sapientissimo quell' armonia, ch'era stata distrutta. Ancorchè la religione nol dichiarasse, il contrario non sarebbe credibile : la sola durata dell'uomo sulla terra, e la conservazione della vita organica, basterebbono a mostrare che la possibilità di ottenere il proprio fine non è tolta alla nostra specie. Imperocchè tutto concorre a chiarirne che la vita terrestre è un aringo di prova, e non può essere soltanto uno stato di pena e di ricompensa. Altrimenti, come la brevità della vita, e i mali che la travagliano, concorrono a render l'uomo assai meno felice che misero, converrebbe argomentarne che fossimo un popolo di riprovati,

1 Un autore moderno, il sig. Courtet de l'Isle, ammette l'unificazione successiva e l'unità finale delle stirpi , ma nega l'unità primitiva ; sentenza ripugnante, fuori dei dogmi del panteismo, che è quanto dire contraddittoria, fuori della massima contraddizione.

e la terra un inferno. Il che non consuona nè coll'arbitrio, onde siamo dotati, nè colla legge morale, che splende agli occhi nostri, nè col corso di una vita sfuggevole, che rimuove il concetto di uno stato definitivo, nè con quel misto di beni e di mali, con quel potere di perfezionarci, e quei generosi istinti, che sono il nostro retaggio. Le induzioni razionali cospirano adunque colla voce autorevole della religione a persuaderci che l'uomo scaduto può risorgere, e ripigliare il suo stato primiero. E siccome, quando egli godea di questo stato, doveva per la perfettibilità essenziale della sua natura, aspirare e giungere a una maggiore eccellenza; cioè alla perfezione intellettiva e morale, per mezzo della scienza e della virtù ; negli ordini presenti l'instaurazione umana ci apparisce composta di due parti, l' una delle quali è il ritorno allo stato primitivo, e l'altra il passaggio da questa bontà iniziale a quella perfezion superiore, che fu il termine proposto originalmente alla nostra specie. Questi due corsi, l'uno di sapiente ritorno verso il primo principio, e l'altro di animoso indirizzo verso l'ultimo fine, si richieggono del pari al vero perfezionamento nella nostra condizion presente. Le teoriche del progresso, che corrono oggidi, ammettono il secondo corso e negano il primo, presupponendo che lo stato vizioso e imperfetto della nostra natura sia originale e primitivo. Presupposto ragionevole, secondo i dogmi del panteismo tedesco, da cui muovono quelle teoriche, ancorchè nol sappiano i loro fautori; imperocchè i panteisti moderni, ammettendo una esplicazione successiva dell'Assoluto, per cui si migliorano di mano in mano le sue forme, son costretti di considerare l'imperfezione, come lo stato primigenio di tutti i fenomeni. Perciò, secondo costoro, il corso universale delle esistenze va dalla

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