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che fu pure il primo tra' suoi coetanei a trattar la psicologia con senno italiano! Quanti non conoscono il Vico , fuori del cattivo sunto di uno scrittore francese! Quanti ammirano la prosa poetica o frenetica dei nostri vicini, e disprezzano il puro e verecondo dettato del Botta, del Leopardi, del Giordani! Quanti si dilettano della prosa rimata, con cui il Lamartine va correggendo la sua fama di poeta , mentre vilipendono il Monti, non curano l'Arici e il Niccolini! Cicerone, che parlava una lingua assai meno perfetta del greco, afferma che dopo aver letta nell'originale una tragedia di Sofocle, godeva a rileggerla nella cattiva traduzione d’Attilio?; ed io ho incontrati in Italia più di un Italiano, che non conosceva il Manzoni ed il Pellico altrimenti, che per le versioni francesi. Questa incredibile follia si potrebbe ancora comportare, se non si stendesse fuori delle lettere, o di qualche ramo secondario della filosofia; ma ella ha invase le parti più nobili e più importanti delle cognizioni, e infetta nelle sue fonti la civil sapienza. Da un secolo in qua gl' Italiani si ostinano a voler cercare in Francia la filosofia e la religione; quando appunto da un secolo e più, i Francesi hanno perduta la religione e la filosofia! Ciò verrà dimostrato in questa Introduzione; e qui lo accenno, per aver occasione di ammirare la nostra saviezza, che andiamo cercando i beni, di cui potremmo abbondare, in un paese dove non si trovano. Molti si lamentano che i libri italiani sono vuoti d'idee, di cose buone ed utili , sono pieni d’inezie e di frasche. Ciò è falso, se si parla di tutti: di una gran parte, il concedo. Le nostre lettere sono veramente insterilite, avvilite : seccata è quasi del tutto nei cervelli italiani la vena del

O cerd

De fin., 1, 2.

ritrovare e del produrre. Ma da che tempo? Da che perdemmo l'indipendenza nazionale, e cominciammo a servire ai forestieri. Dovremmo oggimai persuaderci che la fecondità dell'ingegno deriva dalle stesse cause, che partoriscono la grandezza politica di una nazione; che un popolo civilmente schiavo non può esser moralmente libero e pensar da sè proprio. La fede religiosa e il vigor dell'ingegno nel filosofare dipendono dalla forza dell'animo; la quale permette difficilmente che una nazione sia soggiogata e divisa dai barbari. Ma d'altra parte, una nazione divisa ed oppressa non può sperar di riacquistare e conservar la sua unità e indipendenza, se non ricupera l'energia morale, se non si avvezza a procacciarsi colla propria industria quei nobili pascoli, onde si nutrono il cuore e lo spirito. Io terrò per redenta civilmente l'Italia, quando la vedrò posseditrice di una filosofia , di una letteratura veramente propria; quando la vedrò affezionata e diligente coltivatrice della sua lingua (8), delle sue arti, delle sue intellettuali ricchezze; quando la vedrò cattolica , e superba di possedere la sedia della religione, e la gloria del pontificato cristiano. Quegli antichi Romani, quando veneravano la maestà del senato, erano liberi dentro, e fuori padroni del mondo; ma come prima cominciarono a vilipendere quella paternità civile, caddero sotto il giogo imperiale, da cui passarono sotto quello dei barbari. Gl' Italiani dei bassi tempi fiorirono pure di libertà, di commerci, d'arti, di lettere, d'armi, e furono gloriosi, mentre adoravano la paternità spirituale del primo cittadino italiano; ma col disprezzo di essa sottentrò la servitù. I Ghibellini antichi furono la causa principale della ruina d'Italia : i Ghibellini moderni, senza volerlo e saperlo, continuano la loro opera. E non mi si alleghino i difetti

degli uomini : io non guardo agli uomini, ma alle instituzioni: quelli passano e si mutano; queste durano e sono immortali. Volete correggere quei mancamenti? Cominciate ad abbracciare le instituzioni, a venerarle, a proteggerle con ardore di carità e di fede : fate che la vita morale, la vita dello spirito circoli di nuovo nel gran corpo della nazione, e vedrete le membra più nobili partecipare all' universal movimento, farsi più belle e più vive. Come può essere che quando il corpo è compreso da letargo, il capo talvolta non languisca? Toglietevi d'inganno, questa è l'unica via di redenzione : la salute d'Italia non può venir d'altronde che da Roma. Per un decreto eterno della Providenza , Roma ha sortito il privilegio di esser la metropoli e la dominatrice del mondo : l'antica repubblica, l'antico imperio prepararono la via all'unità cosmopolitica del pontificato. Questo è lo scopo : quelli furono i mezzi. Chi non è capace di questa gran verità, non ha occhi da leggere la storia. Ma sapete, donde dipende la forza di Roma, eziandio nelle cose civili? Dall'ossequio de' suoi figli. Crescenzio , Arnaldo da Brescia, Niccolò di Lorenzo, Francesco Baroncelli, Stefano Porcari vollero operare l'instaurazione di Roma, risuscitando una larva di libertà gentilesca, e perirono. Nè la loro impresa poteva sortire altra fine : instaurare Roma cristiana col rinnovare le instituzioni del gentilesimo, era un anacronismo troppo grande. Volete l'unione d'Italia? Volete sottrarla ai travagli della tirannide interna, all'ignominia del giogo forestiero ? Cominciate a riscattarla dal giogo delle false opinioni, a riunirla nella professione e nella fede santa del vero : cominciate a ripudiare quelle folli teoriche di una libertà licenziosa, madre del dispotismo, che vennero procreate dalla fellonia di Lutero, ed educate dai sofisti d'Inghilterra e di Francia 1. Se invece di combattere e di spiantare queste infauste dottrine, voi le consacrate, qual maraviglia che l'autorità conservatrice del vero si mostri infesta ai vostri disegni? La sapienza , onde il capo della Chiesa diede esempio, alcuni anni sono, nel ripudiare un pestifero consiglio, potrebbe parer dubbiosa a certuni, se il consigliero infelice non avesse preso assunto di giustificarla e di ammaestrare il mondo, col più inaudito traviamento, di cui sia spettatrice questa età. L'errore di molti stà nel credere che la vita possa nascere dalle sole membra, senza il concorso e l'influenza del capo. La vita, cioè la libertà , la potenza, l'unione, la civiltà di un popolo dipendono dal vigore del suo spirito; e il vigore spirituale dell'individuo, dello stato, della società in universale, ha le sue radici nella religione. La redenzione d'Italia, lo ripeto, dee nascere principalmente da quella fede, che ha in Roma il supremo suo seggio. Ma se si stima ch' essa debba venir da Parigi, e si tragittano di là quelle povere idee, di cui dee vivere l'intelletto e il senno italiano, la nostra infamia sarà eterna. E, per Dio, di che valore sono coteste idee, di cui gl’Italogalli inondano la penisola? Di che sugo, di che nerbo sono le composizioni filosofiche e letterarie, che escono dalla loro scuola ? Quando si leggono queste miserie, le parole vengono meno per esprimere la vergogna e il dolore di chi serba una favilla degli spiriti antichi. Non lagniamoci adunque, se manchiamo d'idee, quando si ricorre per averne a si melmoso fonte. E non meravigliamoci, se quei pochissimi de' nostri, che meritano il nome di pensanti, sono appunto coloro, che abborriscono

1 Prego i lettori impazienti a non adirarsi di queste mie sentenze , che saranno dimostrate nel decorso dell'opera.

di abbeverarsi ai rigagnoli francesi. Qual è il più grande, o dirò meglio l'unico filosofo italiano della età passata ? Giambattista Vico; che solo, o quasi solo, fra i pensatori suoi coetanei, si serbò intatto dalla labe gallica, e seppe pensare italianamente. Qual è per altezza di pensieri, forza di sentimenti, dignità di vita, costanza e robustezza d'animo, il più gran poeta dello stesso secolo, il solo pari all'italo nome, e il più degno di riposare in Santa Croce presso l' Alighieri? Vittorio Alfieri , il più illustre avversario dei Francesi dopo esso Dante, Giulio secondo, e il Machiavelli. Se da questa altezza si discende nelle ragioni inferiori delle lettere e delle scienze, e si cercano i nomi più benemeriti d'Italia, s' incontrano quelli del Gravina, del Metastasio, del Goldoni, di Gasparo Gozzi , del Maffei , del Marini, del Muratori, del Tiraboschi, del Zanotti, del Parini, e di alcuni altri, che furono del tutto immuni dagl'influssi gallici, o ne vennero infetti meno dei loro coetanei, e solo per necessità di tempi e di fortuna.

Non creda però il lettore che io sia ingiusto verso i Francesi, negando loro la debita lode, e ingiurioso verso coloro, che gli commendano di quanto è veramente lodevole. Nemico come sono di ogni esagerazione, credo che v’ha del buono e dell'ottimo in tutti i paesi : credo che ve ne ha in Francia; benchè per ordinario non sia quello che vi si cerca. Ne i savi, che sanno vantaggiarsi degli esempi, e imitare le virtù altrui purgate da' vizi, senza dismettere la persona propria , sono quelli, contro cui ragiono. Io grido contro quegl' Italiani bastardi, che calpestano la patria, mentre chiamano Parigi la capitale del mondo civile; che levano a cielo tutte le inezie, che ivi si spacciano in letteratura , in filosofia , in

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