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« détruire ce qui reste encore dans le monde des sentiments géné« reux des anciens Grecs et Romains, qui préféraient l'amour de « la patrie et du bien public, et le soin de la postérité à la fortune « et même à la vie. Ces publick spirits, comme les Anglais les « appellent, diminuent extrêmement, et ne sont plus à la mode ; « et ils cesseront davantage quand ils cesseront à être soutenus « par la bonne morale et par la vraie religion que la raison natu« relle même nous enseigne. Les meilleurs du caractère opposé, « qui commence à régner, n'ont plus d'autre principe que celui « qu'ils appellent de l'honneur. Mais la marque de l'honnête homme « et de l'homme d'honneur chez eux est seulement de ne faire « aucune bassesse comme ils la prennent. Et si pour la grandeur « ou par caprice quelqu'un versait un déluge de sang, s'il renver« sait tout sens dessus dessous, on compterait cela pour rien, et « un Hérostrate des anciens ou bien un don Juan dans le Festin « de Pierre, passerait pour un héros. On se moque hautement de « l'amour de la patrie, on tourne en ridicule ceux qui ont soin du « public, et quand quelque homme bien intentionné parle de ce « que deviendra la postérité, on répond : Alors comme alors. Mais « il pourra arriver à ces personnes d'éprouver elles-mêmes les « maux qu'elles croient réservés à d'autres. Si l'on se corrige « encore de cette maladie d'esprit épidémique, dont les mauvais « effets commencent à être visibles, ces maux peut-être seront « prévenus : mais si elle va croissant, la Providence corrigera les « hommes par la révolution même qui en doit naitre : car quoi « qu'il puisse arriver, tout tournera toujours pour le mieux en « général au bout du compte, quoique cela ne doive et ne puisse « pas arriver sans le châtiment de ceux qui ont contribué même « au bien par leurs actions mauvaises ?.»

Nouv. ess. sur l'entend. hum., liv. 4, chap. 16. – OEuv. phil., éd. Raspe, .p. 429, 430. Ho seguito l'ortografia del Raspe.

NOTA 25.

Annovero Napoleone fra gl' Italiani, perchè la Corsica è sempre appartenuta moralmente e geograficamente all' Italia, e perchè politicamente, che io mi sappia, non ha mai fatto parte della Francia, dal diluvio insino ai tempi, in cui nacque Napoleone'. Ciò forse non è vero, secondo le dottrine geografiche, che corrono in Francia ; ma secondo quelle, che sono accettate nel resto d' Europa , non ammette replica ; giacchè un Corso uscito da un antichissima famiglia italiana non si può riputar francese più di quello che siano inglesi i Bramani di Surata o di Benares, e fossero spagnuoli gl' Indiani del Perù e del Messico nati nell' anno, che il Cortez e il Pizarro s'impadronirono di Tenoctitlån, e di Cuzco. I Parigini la pensano diversamente, e chiamano Francia la Corsica ; il che è tanto vero, quanto che il mediterraneo sia un lago francese, (e perchè non un pozzo o una cisterna?) come disse , se ben mi ricordo , per blandire alla iattanza gallica, il medesimo Napoleone.

NOTA 26.

A proposito della caduta di Napoleone, e della famosa giornata, che pose fine al suo imperio, regalerò al mio lettore uno squarcio delizioso del sig. Cousin, tolto dalle sue Lezioni : « Vous « le savez, ce ne sont pas les populations qui paraissent sur les « champs de bataille, ce sont les idées, ce sont les causes. Ainsi à « Leipzig et à Waterloo ce sont deux causes qui se sont rencon« trées, celles de la monarchie paternelle et de la démocratie « militaire. Qui l'a emporté, messieurs ? Ni l'une, ni l'autre. Qui « a été le vainqueur? Qui a été le vaincu à Waterloo ? Messieurs, « il n'y a pas eu de vaincus. (Applaudissements.) Non, je proteste

Secondo una tradizione, che del resto non rileva l' esaminare, Napoleone sarebbe nato un anno prima che la Corsica cadesse sotto il dominio francese.

« qu'il n'y en pas eu : les seuls vainqueurs ont été la civilisation « européenne et la charte. (Applaudissements unanimes et pro« longés.) Oui, messieurs, c'est la charte... appelée à la domina« tion en France, et destinée à soumettre, je ne dis pas ses ennemis, « elle n'en a pas, elle n'en a plus, mais tous les retardataires de « la civilisation française. (Applaudissements redoublés ?.) » Conosco poche scene in tutti i comici antichi e moderni cosi drammatiche, come questo monologo, e il coro, che lo accompagna.

NOTA 27.

Un ragazzo di buona pasta, ma molto ricco di quella frivolezza e vanità puerile , che mancava al suo zio, ha creduto di poter provare che i popoli rifanno ora, o vogliono rifare, le opere di Napoleone. Io non credo che i popoli, per quanto siano degeneri e corrotti, si possano accusare di complicità col più fiero e implacabile nemico, che abbia veduto il mondo, della civiltà delle nazioni. Dico il più fiero, perchè i conquistatori barbari, antichi e moderni, da Brenno e da Genserico fino a Ludovico XIV e a Carlo XII, mirarono solo, disertando e struggendo, alle parti materiali, e per così dire al corpo degli stati ; laddove Napoleone ne volle uccidere lo spirito, e ci sarebbe riuscito, quando la Providenza non ci avesse posto mano. Se il suo imperio si fosse assolidato, non sarebbero passati due secoli, che la barbarie morale di Europa avrebbe vinta quella degli antichi Unni, e gli amatori di libertà, sarebbero dovuti ire a cercarla sulle sponde dell' Eufrate o del Nilo. Attila, che rendeva omaggio nella maestà del Pontefice alla divina indipendenza del Cristianesimo, e perdonava in grazia di quello alla terra italiana, fu men funesto a noi in ispecie, e alla civiltà in universale, fu meno empio di un uomo nato in Italia, che volle rendere schiava di Francia la religione e la patria, doppiamente parricida. Non ignoro che questi concetti non sono di moda , e che oggi corre il vezzo di lodare Napoleone, come quindici anni fa era in uso di bestemmiarlo, e di disdirgli, (ciò che è sommamente ridicolo,) eziandio l'ingegno. Ma io non credo che ciascuno sia tenuto a mutar le opinioni, come , verbigrazia, si scambiano i vestiti. Che i Francesi, avidi di signoreggiare, e bisognosi di essere signoreggiati da una volontà più forte della loro, abbiano desiderio di Napoleone, non è da stupire; come non fa pur meraviglia che alcune altre nazioni europee, martoriate da tristi e imbecilli governanti, ricordino solo dell'antico oppressore quella vigoria, quella saldezza, quella virtù d'animo, veramente ammirabile, quando si paragona colle moderne dappocaggini e codardie. Un' altra cagione fa desiderare a molti il governo imperiale, ed è la bontà e la saggezza de' suoi ordini amministrativi; nel qual rispetto solamente si può ammetter la sentenza di uno scrittore, che lo chiama il Castruccio dell'Italia settentrionale, cui innalzó, dic' egli, in poco più di dieci anni al grado di una potenza ?. Ma Napoleone ebbe soltanto, per questa parte, il merito di compiere ed eseguire molte riforme sentite, e imperiosamente volute dai tempi; alle quali doveva ubbidire per consolidare l' autorità propria. Ne gli statuti amministrativi, per quanto rilevino, costituiscono a gran pezza l' essenza degli ordini civili; e un popolo può essere perfettamente condizionato in questa parte, e meritar tuttavia per molte altre il nome di barbaro. Coloro che ripongono la felicità politica di un popolo nella bontà dell'amministrazione, sono così sapienti, come quelli che fanno consistere il fiore della civiltà nell'eleganza delle maniere, e la virtù nel galateo.

1 Introd, à l'hist. de la phil., leçon 13.

Per porgere una idea delle vicende corse dall' opinion pubblica in Francia dentro lo spazio di pochi lustri, intorno a Napoleone, posso recar l' esempio di uno scrittore; ma citando coll? aiuto della sola memoria, nè potendo verificare tutte le mie

' Pecchio, Sug. stor. sull'ammin. finanz. dell'ex-regno d'Ital. Avvert.

allegazioni, mi credo in debito di avvertirne chi legge. Il Lamennais ha parlato più volte di Napoleone. Lodollo, se non erro, imperatore; onde non so chi ebbe nel sèguito occasione di dirgli : Ah, monsieur l'abbé, vous avez aussi fléchi le genou devant Baal ! Lo calpestò caduto e prigione; ed è difficile l'immaginare una invettiva più amara di quella , che trovasi ristampata fra alcuni de' suoi antichi Mélanges; nella quale il fiele gli fa dimenticare il buon gusto, e guastare una bellissima frase del Bossuet. Infine nel 1836, quando Napoleone morto comincia ad appartenere alla severa storia, lo chiama le plus grand homme des temps modernes ?. Non so, se questo progresso sia nobile, sapiente e generoso; ma certo esprime a maraviglia l'indole della età, in cui siamo.

Questa sapienza individuale è poca cosa, rispetto allo spettacolo, che ci è dato dalla sapienza pubblica. Dappoichè la Francia ha ricovrate da una potenza emula le ceneri dell'antico signore, sarebbe difficile il poter preoccupare coll' immaginazione ciò che vi si dice nelle assemblee, ne' cerchi, e vi si stampa in su' giornali. È piacevole il vedere i Francesi, cosi schivi e intolleranti del dominio forestiero, andare a gara, per onorare e lodare a cielo un astuto Italiano, che da bravo cavaliere seppe inforcarli e padroneggiarli, facendo loro credere di essere un loro compatriota ”. È piacevole il vedere gli amatori della libertà celebrar

* Aff. de Rome. Paris, 1836-37, p. 9.

? Vuoi tu sapere, con che alchimia Napoleone fece questo bel miracolo di rendersi francese? Col diminuire di una vocale il proprio nome, e chiamarsi, dettando, Bonaparte, in vece di Buonaparte. Vedi quanto importa l'arte dello scrivere! Da che l'abbicci è al mondo, non s'era veduto un caso simile a questo. Imperocchè, se ai tempi di Oliviero Cromwell, un granello di arena, che è pur cosa positiva, benchè minutissima, girò lo stato di Europa, secondo la sentenza del Pascal, la quale non par nè anco conforme alla verità storica; noi abbiamo veduto maggior meraviglia; cioè l'Europa, anzi il mondo, messi a soqquadro, per lo spazio di quattro lustri, dalla sottrazione di un' U.

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