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Certo, quando uno scrittore sentenzia gravemente che le credenze religiose di Bacone, del Leibniz, del Newton, del Pascal, del Bossuet, del Vico, dell' Euler, furono ridotte in polvere dal Voltaire, dal Diderot, dall' Holbach, dai deisti inglesi, dai razionalisti tedeschi ; quando egli discorre in tal guisa, senza il menomo sospetto di compromettere la dignità propria, e il sussiego de' suoi lettori e uditori ; il solo sentimento, che possa impedire il riso inestinguibile, di cui parla Omero, è quell' affetto di commiserazione, che si prova verso le vittime di un errore eccessivo e deplorabile. Imperocchè, qual cosa è più singolare, che il cantar vittoria dopo la sconfitta ? Che il voler mutare in marcia trionfale una ignominiosa fuga ? Mi si citi un solo punto, in cui la filosofia abbia ridotto in polvere il Cristianesimo ; e se il fatto è vero, io voglio tacer per sempre. Ma se altri si risolvesse di accettare il mio invito, si guardi bene dal provare invece la propria ignoranza ; perchè io ho conosciuti uomini dottissimi in questo o quel ramo delle scienze profane, e irreligiosi ; ma uomini versati nella religione, e tuttavia increduli, non ne ho conosciuto nessuno. Quanto ai nuovi enciclopedisti, convien credere che il desiderio di avere il suolo bello e netto, per innalzare un novello edifizio, senza l'impaccio di demolir l'antico, e fuori del rischio di fabbricare in aria, abbia cooperato a persuader loro quella singolare opinione. I trovati religiosi erano possibili nella gentilità, e lo sono tuttavia fuori del Cristianesimo; benchè in tutti i casi il novello instituto, se mette radice, sia più tosto un rinnovamento, che una innovazione. Ma dove regnano i riti cristiani, o

que si possono ridurre in polvere i miti ed i simboli, cioè delle favole e dei sogni? Tanto sarebbe il voler consutare le Metamorfosi d'Ovidio o la lingua latina. I nuovi enciclopedisti volevano dire che la filosofia ridusse in polvere il Cristianesimo, registrando i suoi dogmi e i suoi prodigii fra i simboli e i miti; volevano, ma nol dissero, e invece di proferire una falsità, proferirono (sit venia terbo), una sciocchezza. Questo non saper parlare è frequentissimo, e quasi continuo, negl'illustri compilatori.

se ne ha notizia, il tentativo non può riuscire ; perchè il tipo del vero, che stà innanzi agli occhi di tutti, nol comporta : la cognizione, che si ha dell' originale, smaschera le cattive copie, e preclude ogni via al fanatismo e alla frode. Perciò i parti di questo genere muoiono avanti di nascere, e sono aborti ridicoli o schifosi ?. L'esempio recente e nazionale dei Teofilantropi, e quello in ispecie dei Sansimoniani, a cui si attengono per convenienza d'idee e ragion di origine i nuovi enciclopedisti, avrebbe dovuto aprir gli occhi a questi, e far loro presentire l'esito che gli aspetta. Nè importa che, avendo fallito lo stabilimento di un culto positivo, aspirino ora, con pretensione più modesta, a fondar solamente o preparare una religione filosofica. Imperocchè l'essenza della religione è il dogma ; ora la sola via aperta a chi è fuori del paganesimo, è il dogma cristiano o la sua negazione, cioè la la miscredenza, qualunque sia la forma, in cui essa si mostri, o il velo, con cui si copra ?. Il voler preservare il dogma religioso, senza essere cristiano, e il voler ripudiare il Cristianesimo, senza essere deista, secondo la pretensione degli enciclopedisti novelli-, è solenne follia. Conciossiachè, dove si buscherà il nuovo dogma ? Nelle tradizioni forse ? Ma se si ripudia il filo diritto e legittimo della tradizione ebraica, cristiana e cattolica, e si accomunano tutte le tradizioni del mondo, si distrugge l'autorità del principio tradizionale, e s’introduce un caos inestricabile. La tradizione legittima, che i cattolici riconoscono, è sola autorevole, perchè sola è regolare, continua e gerarchica; perchè sola somministra una regola fermà e inconcussa, onde cernere il vero dal falso nelle memorie disperse, alterate e confuse del genere umano. O vero chiederete all' immaginazione degl' idoli fantastici, per sostener la vece di sovrintelligibili? Ma niun uomo di sano intelletto, e non ignaro delle dottrine cristiane, si ridurrà a ricevere i fantasmi, per

Consid, sulle dottr. relig. di V. Cousin, cap. 3, p. 130, 131. ? Il razionalismo teologico, verbigrazia, è una vera miscredenza. 3 V. art. Bolingbroke, tom II, p. 760, 761, 762.

verità e per misteri. Ciò era talvolta possibile nella gentilità : non lo è più a' nostri tempi, perchè chi ripudia gli arcani della rivelazione, non è acconcio a ricevere quelli dell'immaginativa, se questa per avventura non soverchia in lui la ragione, o se il lume razionale non è in lui abbacinato vale a dire se non è pazzo o scemo; ma i pazzi e gli scemi fanno numero, e non setta. O vorrete infine ricorrere alla ragione ? Ma in tal caso, voi fate un sistema di pretta filosofia, e non una religione, né differite dai seguaci del vecchio deismo.

Oltre che, per comporre una religione o una filosofia nuova, ci vogliono dogmi nuovi; cioè una cosa impossibile; giacchè la novità sostanziale dei concetti è impossibile nel giro del vero ideale. Nel resto, i recenti enciclopedisti sono tanto alieni dal recondito e dal singolare, che mancano eziandio di quello, che si può ottenere nelle scienze speculative. Il loro sistema è un sincretismo indigesto, una copia malcondotta e superficiale delle dottrine germaniche, mescolate colla vecchia incredulità francese; con che sapore e con che garbo, Iddio vel dica. Laonde, quando io li veggo scagliarsi cosi rabbiosamente, come fanno, contro il sig. Cousin, mi paiono molto ingrati; perchè vogliano o non vogliano, questi fu il loro maestro; e s'egli non avesse fatta in Francia una tratta del panteismo e razionalismo germanico, distribuendolo a ritaglio dalla bigoncia, e adornandolo con eleganza e disinvoltura francese, i Sansimonisti, e i nuovi enciclopedisti, non sarebbero venuti al mondo. Certo, che le loro teoriche sul progresso, il loro piacevole ideale, la mescolanza del materialismo collo spiritualismo, il mistico e sibillino panteismo, onde fan professione, e tutto ciò che sputano sui simboli e sui miti biblici, sono derrate tedesche, spogliate del loro valor relativo, cioè di quella novità e profondità, che può avere anco l'errore, quando è opera d' ingegni dotti e virili. Vedesi nei recenti enciclopedisti, come nei copiatori ambiziosi di ogni genere, il capriccio di voler essere nuovi e pellegrini, e l' impotenza di riuscirvi, Vedesi nel loro stile

un difetto assoluto di sobrietà, di polso, di chiarezza; un fare saltellante, scucito, declamatorio ; un uccellare ai concettuzzi e alle imagini ; uno studio continuo di supplire all'ingegno collo spirito, e alle idee colle parole; una prolissità vaporosa e sentimentale, che non so quanto diletti ai Francesi d' oggigiorno, ma che certo riesce insopportabile a noi Italiani. Dico a noi, cioè a quelli, che serbano qualche vestigio dell'indole antica ; perchè fiorisce pur troppo nella penisola una nuova scuola, a cui le affettazioni e le esorbitanze oltramontane nel pensare e nello scrivere paiono ancor poco. Ma questa scuola non allignerà nella terra di Dante, dell'Ariosto, del Machiavelli, del Buonarroti, del Galilei, del Vico, dell'Alfieri, del Leopardi, del Manzoni : la patria della scoltura moderna, non sarà mai quella dei vapori. Il capriccio di usare uno stile poetico in prosa, specialmente quando si tratta di cose scientifiche, e il vezzo del neologismo inutile, fanno certissimo segno di una gran povertà di concetti, di poca o nessuna vena inventiva : la fecondità della mente, e la proprietà semplice del dettato sono inseparabili. I nuovi enciclopedisti ti discorrono di psicologia , di metafisica , di dogmi cristiani, di materie difficilissime, nelle quali si richiede la più gran precisione e proprietà di linguaggio, senza nè pur conoscere i termini elementari della scienza, adoperandoli bene spesso a ritroso ; e si credono di supplire alla esattezza della elocuzione coi fiori rettorici e colla poesia. Si può egli immaginare una metafisica, più confusa, un guazzabuglio maggiore degli articoli Ciel e Conscience ? Uno scioperio di teologica erudizione, fatto più a sproposito, degli articoli Augustin , Baptême, Christianisme , Conciles, Confession, Confirmation? Se questo modo di pensare e di scrivere si stabilisse, dovremmo disperare affatto della filosofia, della critica, della storia, e di ogni altro ramo più importante del verace sapere. Si può ideare una fagiolata più sollazzevole degli articoli Amour, e Amitié ? E non si ha rossore d'inscrire in una Enciclopedia, che è pure un'opera seria, almeno nel concetto degli autori, degli squarci dettati collo stile del Berquin o del

Florian? E si giudica star bene nelle composizioni dottrinali un modo di scrivere manierato, leccato, sdolcinato, eunuco, che un valentuomo si vergognerebbe di usare, eziandio in un idillio e in un romanzo ? E con siffatto stile si bestemmia la religione ? Si spinge talvolta il sarcasmo e l'indecenza fino ad un segno, a cui non seppero arrivare gli scrittori men verecondi del secolo passato ? Come in questa singolare apostrofe : « Ah, Christ, votre « paradis m'épouvante, et j'aime encore mieux ma vie passagère « avec tous ses désappointements et toutes ses peines, que votre « immortalité avec toutes ses joies, et toutes ses récompenses '. » E in quest' altra : « Vous avez connu, ô Jésus, les douleurs du « corps, mais vous n'avez pas plus connu les douleurs de l'âme, « que vous n'en avez connu les jouissances !... Laissez-nous croire « que vous auriez envisagé le condition des femmes avec plus « de charité et de profondeur, si, sur votre trajet, vous en aviez “ rencontré une digne de vous aimer et d'être aimée de vous, ô « le plus tendre et le plus sublime des cæurs ?, » Niuno certo crederebbe di trovare tali empie e sguaiate giaculatorie, che tengono del comico e dell' infernale insieme, in un'opera cosi grave, e cosi severa, come cotesta, almeno se si dee credere al frontispizio. Il dar solo un saggio competente della suppellettile filosofica, storica, religiosa dei compilatori, richiederebbe un discorso troppo lungo, da inserirlo in una nota. Il pregio principale di un buon dizionario scientifico consiste nella chiara, precisa, succinta ed eletta esposizione dei fatti, per la quale solamente può essere di qualche utile agli studiosi, che lo consultano. Ora ciò incontra di rado ai nuovi enciclopedisti ; i quali bene spesso riempiono tutto l'articolo di vuote generalità e di triviali declamazioni, senza dir nulla di ciò, che fa il soggetto di esso. Leggi, verbigrazia, l'articolo César, se vuoi avere un saggio di questa maniera di comporre. Talvolta cadono in errori di storia, che o siano

* Art. Ciel, tom. III, p. 607. 2 Art. Célibat, tom. III, p. 558.

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