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« cependant méconnue, l'autre où l'on s'efforce de rentrer dans « cette voie salutaire. A la première appartiennent Malebranche, « Spinoza, Leibnitz ; à la seconde les philosophes du dix-huitième « siècle'. » Egli ripete sottosopra la stessa cosa in altri luoghi delle sue opere ·, e dichiara di aver seguito egli medesimo le cartesiane pedate : « Mes premiers soins furent donnés à la «'méthode. Un système n'est guère que le développement d'une « méthode appliquée à certains objets. Rien n'est donc plus im« portant, que de reconnaître d'abord et de déterminer la méthode « que l'on veut suivre 3. »

Basti qui l' aver accennato un errore, che domina in quasi tutte le scuole moderne, e la cui confutazione risulterà ampiamente dal successo di tutto il nostro discorso.

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Il sig. Cousin trapiantò in Francia questo paradosso dell' Hegel, e lo difese in modo assoluto ne' suoi Nuovi frammenti filosofici", e con qualche temperamento nel suo Corso di filosofia 5, dove parla pure della Scolastica nei medesimi termini.

NOTA 4.

Uno degli usi piacevoli, che corrono oggigiorno nella repubblica delle lettere, presso i Francesi, è l' adorazione e la celebrazione reciproca degli autori. Dal più minuto scrittorello fino

* Ibid., p. 3.
2 Introd, à l'hist. de la phil., leçon 2.
3 Fragm. phil., préf. de la prem. édit., tom. 1, p. 45.
* Paris, 1829, p. 1-8.

5 Introd. à l'hist. de la phil., leçon 2. Hist. de la phil. du XVIIIe siècle, leçon 8.

Hist. de la phil. du XVIIIe siècle, leçon 2, 9.

a coloro, che a ragione o a torto sono venerati principi, e distributori autorevoli della lode e della riputazione, il turibole va attorno, e tutta la Francia non è oggimai, che un profumo. Il brutto vezzo di aspreggiarsi e bistrattarsi colla penna, e le battaglie letterarie o accademiche, che turbarono spesse volte il campo pacifico delle scienze, non sono quasi più di moda : in iscambio ogni scrittore prova pe' suoi confratelli una tenerezza e un' ammirazione indicibile. Ogni articoluzzo o libercoletto, ch'esce alle stampe, è un capolavoro, i cui pregi volano ben tosto attorno, pubblicati dalla tromba della fama, e commendati da mille bocche alla immortalità. Se un abitante della luna discendesse quaggiù, e leggesse le lodi sperticate, che si dispensano sui nostri fogli, dovrebbe meravigliarsi della nostra incomparabile fecondità in ogni genere di grandezza ; dovrebbe credere che, se i savi dell’ antica Grecia furono sette, non v' ha al di d'oggi provincia di Europa, che non ne abbia le centinaia. Vero è che il miglioramento può parere più specioso, che effettivo. Gli scrittori odierni si lodano in presenza, e scrivendo; ma in cuor loro, ed assenti, si astiano e si lacerano, come in antico. Questo modo di procedere è più prudente; ma parmi assai men generoso : e quando la buona creanza se ne contenti, non so se la lealtà, e la carità cristiana possano appagarsene. Oltre che, se c'è l'obbligo di non ingiuriare, si è pur tenuto a non adulare. Queste lodi sdolcinate e scoccolate, che oggi ingombrano i libri, fanno stomaco alla gente. L'arena letteraria, se non è un luogo da pugni, non è anco una sala di ballo : nė chi scrive ha buon garbo a imitare i damerini, che complimentano le signore. Se si dee eccedere alcun poco da qualche parte, amerei meglio che i letterati adombrassero la fiera e virile ruvidezza dei lottatori, che gli scambietti, le smancerie, i vezzi dei molli ed effemminati cicisbei. Gli antichi non parlavano, non lodavano in questa maniera : nè posso immaginarmi che Demostene e Cicerone, Tucidide e Tacito, Dante e Michelangelo cerimoniassero alla foggia dei moderni, come non posso figurarmeli attillati e atteggiati, secondo la moda, che fiorisce sulla Senna.

NOTA 5.

Siccome, non che confutare una folla di autori moderni, che sentono diversamente da me, circa i punti trattati nella mia opera, non ne fo pure menzione, debbo dar ragione del mio silenzio. Il quale alcune volte procede da mera ignoranza; perchè nelle mie condizioni di fortuna, non essendomi possibile il pigliar conoscenza di tutti i libri, che si stampano anche solo in Francia e in Italia, non posso ragionevolmente discorrerne; nè so adattarmi all'uso corrente di parlare delle cose e dei libri, che non conosco. Altre volte, e a dir vero molto spesso, il mio tacere proviene da un altro motivo, che lascerei volentieri indovinare al lettore, se non mi fosse d'uopo accennarlo, per mia giustificazione. Io credo che l'interesse della scienza, e la preziosità del tempo, dalla parte di chi scrive e di chi legge, interdicono che si faccia menzione di quelle opere, che non si levano sopra il mediocre per la dottrina, e per l'ingegno degli autori. Tuttociò che è triviale, leggero, o volgarmente paradossale, non merita pure di essere nominato; perchè se si volesse tener dietro a tutte le inezie, le stranezze e le scempiezze, che si stampano alla giornata, si andrebbe in infinito, con tedio indicibile e nessun pro dei lettori. Egli basta fermare i pronunziati applicabili alle varie dottrine che corrono, atti e sufficienti a mostrare il vero pregio loro. L'impresa di criticare e confutare sugosamente i libri mediocri , che escono di tempo in tempo, appartiene ai giornali; dico ai giornali buoni, che siano quali debbono essere. Imperocchè un buon giornale non è la scienza, ma la censura di quelli, che la coltivano. Chi scrive un libro dee solo far caso delle opere di peso; le quali veramente non danno molta fatica a chi s'intromette di filosofare; perchè il buono in questo genere non fu mai cosi raro, nè il cattivo o il mediocre così strabocchevole, come oggi. Ciò basterà per escusarmi, se io preterisco affatto certe composizioni recenti, senza guardare al giudizio, che se ne porta dagli

arbitri della moda. Nel qual novero io colloco una ponderosa compilazione, che si stà facendo in Francia, sotto il titolo di Enciclopedia nuova; i cui autori usciti dalla scuola del SaintSimon, cominciarono a divulgare i lor pensamenti in uno scritto periodico, sotto il nome di Rivista enciclopedica. Or che dire di una setta, la quale comincia con un giornale, e finisce con un dizionario? I giornali e i dizionari scientifici con poco bene han fatto tanto male al vero sapere, che chi non sa eleggere altra forma che questa , per esprimere i propri pensieri , non fa presumere molto favorevolmente della sua profondità filosofica. I giornali e i dizionari ripugnano assolutamente all'unità, alla simmetria, alla concatenazione, alla precisione, alla concisione, alla chiarezza, insomma all'organismo scientifico: fanno il sapere in pezzi : rendono impossibile ogni ordine : introducono il caos nelle dottrine : importano molte lacune, e molte ripetizioni inevitabili; e quindi piacciono ai lettori frivoli, ma infastidiscono e impazientano chi cerca ne' libri un alimento sodo e nutritivo. Si noti bene che io parlo qui dei giornali, che si scostano da quel fine, che si dovrebbono proporre. Un ingegno non volgare, ma scettico, come Pietro Bayle, può dilettarsi dell'ordine disordinato di un dizionario, come conforme al suo sistema ; ma un gran filosofo dogmatico, una mente architettonica dee ripugnare a tal maniera di componimento. Nel secolo passato una setta, che mirava a distruggere tutti gli ordini stabiliti, concepi l'idea di una enciclopedia, che corrispondeva maravigliosamente al suo intento; la quale in effetto demoli ogni cosa, e sterminò in Francia la religione e il vero sapere. Ma gli strumenti, con cui si atterra e si riduce in polvere un edifizio, non sono già quelli, con cui si può rifabbricare ; onde il volere restituir la scienza e ricomporre la religione con enciclopedie e altre tali opere, la cui sola forma esclude la profondità, è impresa ridicola. Egli è vero che gli autori della Enciclopedia nuova si propongono di continuare la tradizione del secolo decimottavo. La tradizione? Ma che tradizione può esser quella, che preme le orme de' filosofi più antitradizionali, che siano stati al mondo ? Se non si vuol puerilmente abusare il senso dei vocaboli, la tradizione non consiste già nel ripetere e seguire le stravaganze, in cui può cadere questa o quella generazione di pensanti, ma nel custodire quell'insegnamento, che per una catena non interrotta risale ai principii del genere umano. Gli autori dell'Enciclopedia nuova pretendono veramente di mantenere questa catena ; ma siccome essi ripudiano la verità storica dei monumenti, che ne sono il primo anello, e turbano il regno della critica colle fole germaniche dei miti e dei simboli, applicati promiscuamente a tutte le parti dell'antichità, i dogmi tradizionali non hanno più alcun valore, e arrendevoli, come pasta molle, ai capricci dello spirito, riescono ciò che piace a ciascuno di farne. Quanto alla dottrina, i nuovi enciclopedisti lasciano molto da desiderare'; e se tuttavia avanzano gl'increduli dell' età passata, egli è d'uopo notare che l'ignoranza di questi nelle cose di religione teneva ancor meno del raro, che del miracoloso. Basta forse il sovrastare a Tersite, per essere riputato un Achille di forza e di valore? Ma ciò che è più bello si è, che i moderni enciclopedisti hanno in gran concetto la valentia dei loro precessori, gli tengono per invitti, e nello stimare l' altrui merito, porgono la misura del proprio. Essi ti dicono francamente che la pugna della filosofia contro il Cristianesimo è ormai terminala, e che il tirarla innanzi sarebbe un proseguire inutilmente la vittoria ” Ti affermano con un piglio ancor più ridicolo che la filosofia « a triomphe du christianisme en l'attaquant par son côté « faible, c'est-à-dire en pulvérisant ses mythes et ses symboles 3. »

1 Si avverta che io parlo solo di quelle parti dell' Enciclopedia nuova, che riguardano le scienze speculative e religiose.

? Art. Christianisme, tom. III, p. 535.

5 Ibid, p. 556. Nota singolar foggia di espressione. Come mai si può ridurre in polvere ciò che non ha luogo? Come mai, per ridurre in polvere dei miti e dei simboli, ci vuole la filosofia? E in che modo i miti ed i simboli si possono ridurre in polvere? Questa bella frase dee qui voler dir confutare, poichè si tratta di dottrine : il confutare può solo farsi rispetto agli errori; come dun

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