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a dovere, senza un aiuto e un concorso reciproco. Ora siccome è impossibile il far professione di molte; resta , che quando uno ha bisogno per gli studi suoi di dati e di notizie estrinseche, le pigli dai periti; i quali gliele daranno molto migliori, più copiose e più sicure, che non potrebbe, senza il debito apparecchio, procacciarsele da sè. Per tal modo le varie discipline si aiutano, e la dottrina propria di ciascuno studioso diventa all'occorrenza comune di tutti. Il che si ricerca sovrattutto nei lavori generali, com'è il saggio presente; nel quale dovendo discorrere per tutti i popoli dell' antichità, e rintracciare la formola fondamentale della loro dottrina, mi è forza ricorrere alle lucubrazioni di quegli uomini dottissimi, che hanno fatto uno studio profondo di ciascuno di quelli. Sarebbe tanto ridicolo dalla parte d'altri il richiedere di più, quanto dalla mia il voler fare di più.

E veramente tornerebbe cosa singolare, se altri non potesse discorrere, verbigrazia , delle antichità indiche , iraniche, semitiche, mongoliche ed americane, dei geroglifici di Tebe e di Palenco, dei caratteri cuneiformi, delle rune scandinaviche, dei nodi peruviani, de' segni numerici usati dagli Ardri, dai Guanchi e dai Cinesi, e di cento altre cose su questo andare, prevalendosi delle fatiche degli eruditi, non già per ripeterle, e fare un vano scialacquo di erudizione, ma per applicarle allo studio delle idee, e alla ricerca delle origini e delle dottrine. Imperocchè io chieggo, per qual fine abbiano scritto tanti valentuomini, che consumarono una lunga vita e un ingegno fortissimo nelle ricerche erudite, se il filosofo non può valersi dei loro lavori, e dee risalire direttamente agli originali? Se io volessi imparar, per esempio, gli elementi del sanscrito o dell' arabico, non ho si poca

Asumarono una

fiducia nella mia memoria, che non mi credessi in grado, dopo qualche mese di studio, di lardellare il mio libro con citazioni orientali, che farebbero strabiliar gl' ignoranti, e darebbero loro un gran concetto della mia erudizione. E forse alcuno direbbe : vedi che cima d’uomo ! Egli fa professione di filosofo; e pur sa tutte le lingue! Ma non per tanto ingannerei i savi, che sanno distinguere la dottrina superficiale e accattata dalla propria e profonda. E certamente non ingannerei me medesimo, persuaso come sono, che niuno può sapere sufficientemente una sola lingua dotta da poter interpretare con sicurezza i monumenti, se non dopo un assiduo studio di molti e molti anni. Io ho conosciuto valentissimi grecisti, che dopo un'applicazione indefessa di due lustri e più , dicevano di non sapere il greco, e andavano a rilento, e tremavano, quando si trattava di decidere qualche punto oscuro e difficile di ellenica filologia. E altri vorrà spacciarsi orientalista dopo uno studio di qualche mese! Se nelle stesse favelle moderne, che ci sono più famigliari, non si può salire alle origini, e diciferare le antiche memorie, senza uno studio particolare; se pochi dotti si trovano in Italia, in Ispagna, in Francia, che posseggano una recondita cognizione della loro propria lingua, benchè imparata dall'infanzia ; vorrem credere che il negozio sia più facile e spedito intorno agl' idiomi orientali cosi ricchi , cosi complicati, cosi alieni per suono e per indole da ogni nostra consuetudine ? Se adunque io ricorro all' autorità degli orientalisti e dei filologi di professione, non tanto che meriti scusa, credo di dover esserne lodato. E siccome l'autorità degli eruditi si diversifica , secondo gli studi e gl' ingegni; onde nel valersi delle loro testimonianze, egli, è d'uopo pesarle, anziché farne il novero; io ho cercato di appigliarmi, per quanto mi è stato possibile, ai migliori, e quando questi non mi soccorrevano, di corroborare l'autorità colle ragioni. Mi sono anche spesso governato coi filologi come coi viaggiatori; i quali non essendo tutti degli Anquetil, dei Cook, dei Pallas, dei Niebhur, dei Ker-Porter, degli Humboldt, dei Belzoni; non si può aver piena fiducia nella loro testimonianza, se non quando molti s'accordano nella medesima narrativa.

Il metodo , che ho seguito nella parte dottrinale del mio scritto, è misto di sintesi e di analisi ; ma è principalmente sintetico. La natura preliminare di questa composizione non comportava ch'io procedessi con un metodo assolutamente rigoroso, sotto pena d'incorrere, senz' alcun fallo, in una sciagura, che ora è solamente probabile; cioè di non trovare un solo lettore. Ma ho dovuto dar le prime parti alla sintesi, costrettovi dall'indole del mio argomento. Perciò coloro, che non sono avvezzi a questo modo di procedere, mi troveranno oscuro in sulle prime, e parrà loro ch' io affermi gratuitamente, senza sussidio di prove. Ma se essi avranno la pazienza di andare innanzi , troveranno forse che le tenebre si diradano, e le cose susseguenti illustrano le precedenti. In questo modo si può dire che le conseguenze avvalorano le premesse; non già che queste non siano evidenti e legittime per sè medesime; ma in quanto lo spirito non può fruire pienamente della loro luce, se non le abbraccia congiuntamente alle deduzioni, accoppiando, per cosi dire, i rivi alla loro fonte. Questa veduta complessiva di tutto il vero ingenera una persuasione irrepugnabile, contro la quale si rompono tutte le forze e le insidie dello scetticismo. La sintesi discende dalle idee ai fatti, e nello stesso discorso

ideale muove dalle parti più eccelse, più generiche, e quindi altresi più reali, più concrete, più sustanziose, per calare a poco a poco alle regioni inferiori, nelle quali, per una sintesi intermedia, i sensibili si collegano cogl'intelligibili. Ora siccome queste regioni inferiori ci sono più famigliari che le superiori, (nello stesso modo che si conoscono meglio le valli che le cime e le pendici delle montagne,) se ne rischiara e conferma la notizia di quelle , da cui dipendono. Ogni uomo possiede una cognizione riflessa del vero intuitivo connessa e quasi connaturata coi concetti subalterni, che gli sono più usuali; cosicchè il discorso di mano in mano che passa fra oggetti più vicini e più maneggiabili, corrobora le proprie premesse, e acquista una luce, che si retrosparge sulla via trascorsa per lo innanzi. Che se alcuno mi chiedesse, perchè non mi sia tenuto sul cammino più agevole, salendo dai particolari ai generali, risponderei che ho dovuto appigliarmi sostanzialmente al vero metodo scientifico; il quale nelle materie speculative non si trova fuori della sintesi, come proverò altrove. L'analisi non è applicabile, se non parzialmente, alle idee, cioè in quanto a ogni passo del metodo sintetico, si può tornare indietro, e rifare analiticamente il cammino trascorso; il che sarebbe impossibile, se la sintesi non fosse andata innanzi. E io ho usato talvolta questi ricorsi confermativi, che il lettore potrà applicare alle altre parti della dottrina.

In un mio scritterello antecedente, composto e divulgato per una certa occasione, e non ostante i suoi difetti accolto umanamente da alcuni uomini dottissimi, toccai parecchie quistioni filosofiche intimamente connesse colla religione, ch'era lo scopo unico del mio componimento. Il quale

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essendo poco altro che una successione di aforismi , accompagnati da brevi dichiarazioni, diede luogo a parecchie difficoltà fattemi da que' cortesi, intorno ad alcuni punti di filosofia piuttosto accennati, che esplicati; alle quali credo di poter soddisfare sufficientemente, aprendo da vantaggio il mio concetto. Il che comincio a fare nella presente Introduzione; e proseguirò a mano a mano che il processo scientifico mi aprirà l'adito alle parti più recondite della dottrina, se la Providenza mi permetterà di continuare la mia impresa. Le idee del sovrintelligibile e del sovrannaturale sono di gran momento in filosofia; e la prima singolarmente è connessa con tutte le sue parti, è contiene la chiave di parecchi problemi, altrimenti insolubili. Molti sistemi filosofici, come quasi tutte le dottrine orientali, e quelle dei neoplatonici, sono talmente collegate con quei due concetti, che senza una profonda analisi di essi, non se ne può avere una perfetta notizia. Onde farebbe stupire ed increscere il vedere, come siano negletti dai filosofi moderni, se lo stato deplorabile, in cui è caduta la metafisica nelle parti che si coltivano, non scemasse la meraviglia e il rammarico della trascuranza.

A proposito di quella mia operetta, e delle obbiezioni dotte e gentili, che mi furono indirizzate, non farei pur menzione delle critiche di un altro genere, se la natura del soggetto non mi ci obbligasse. Imperocchè a chi scrive in difesa della religione, la bontà, e la santità della sua causa , ingiungono l'obbligo di rimuovere ogni interpretazione meno favorevole del suo silenzio. Dico adunque, che a quelle sole censure io tengo si debba rispondere, le quali sono urbane, e vengono mosse da persone intelligenti della materia. Nel mio

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