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agli artificii, ai diletti e alle occupazioni della vita estrinseca, ai tumulti delle assemblee, delle rivoluzioni, delle guerre, e a tutte le parti del vivere civile; dove che il secondo si compiace assai meglio negli studi severi, nella vita domestica, nella meditazione solitaria, nel culto delle arti nobili, della poesia intima, della religione. Si suol dire che i Francesi sono eccellenti nell'uso delle idee generali. Ciò è vero, se si parla di quelle generalità, che nascono dai fatti, e sono opera del discorso induttivo, ovvero di quella sintesi secondaria, che sèguita e compie il processo analitico. Ma se i Francesi si dilettano di procedere, discorrendo, per induzione, i Tedeschi preferiscono di ragionare per deduzione: se quelli si contentano di generalità contingenti, e salgono dai fatti ai concetti, sino a una mezza temperatura, dove le idee tuttavia non albergano, questi poggiando alle altezze ideali, aspirano a contemplare il vero assoluto, e poscia discenderne alla regione dei fatti. Potrei recar più oltre il parallelo, ed esemplificarlo con qualche particolare ; ma questi pochi cenni' bastano a chiarire che la complessione intellettiva dei due popoli risponde alla natura delle loro speculazioni, e che l'ingegno alemanno è per genio cattolico, dove l'ingegno celtico s'accosta meglio all'indole dei culti eterodossi.

Certo poche nazioni, anche fra le più lontane ed opposte di paese e di clima, fanno un contrapposto cosi singolare, come i Tedeschi e i Francesi, che pur vicinano gli uni cogli altri, e vivono sotto i medesimi o poco diversi gradi di altezza polare. L'indagar le cause di questo fenomeno è alieno dal mio proposito; e dubito che le condizioni attuali della scienza rendano plausibili queste ricerche, toccanti a ciò che v’ha di più misterioso nella storia, e di più recon

dito nella conformazione originale delle stirpi. Tuttavia nel caso presente abbiamo un dato storico, atto a somministrarci qualche lume, e certo dà luogo ad una convenienza, che si può difficilmente credere fortuita. Io noto che fra le varie nazioni di Europa, la tedesca è quella, il cui genio scientifico ha maggior similitudine con quello delle popolazioni, che volgarmente chiamansi orientali. Questo genio, che per esprimerlo con due parole io chiamerei sintetico e ideale, espresso nei monumenti degli Egizi e degli Asiani dell'antichità, trovasi tuttavia al di d'oggi nei Persiani, negl' Indi, e in quasi tutti i popoli dell’Asia meridionale. D'altra parte, le doti intellettuali, che spiccano nei Francesi, sono sottosopra comuni a tutti gli Europei, ma non credo se ne trovi un solo, esempio un po' illustre fra gli abitatori dell’asiatico continente. Ora i Francesi per origine sono celti; e sappiamo che i Celti, fra le varie generazioni civili e superstiti di Europa, sono la più antica, o almeno delle più antiche, e che uscirono d'Oriente, seggio nativo dei popoli, in un tempo più remoto, che le altre nazioni abitatrici di questa parte del mondo. Il che si comprova, così dal silenzio assoluto delle scritte memorie sulle prische migrazioni celtiche, indizio della loro antichità ; come dalla positura de' luoghi , in cui le troviamo ferme e accasate, quando prima se ne fa menzione ; imperocchè già innanzi ai Romani, i Celli schietti erano confinati a ponente in una parte del littorale gallico, o nella gran Bretagna. Fra le altre schiatte europee eccettuo solo i Biscaglini, pari o superiori di vetustà; le origini dei quali sono coperte da un velo impenetrabile. All'incontro, l'arrivo e lo stabilimento delle razze germaniche è assai più recente; e non solo è posteriore a quello dei Celti, ma se si parla del loro accasamento nella

Germania e nella Scandinavia, e non del semplice ingresso nell'Europa orientale, nè delle prime soste che far dovettero verso l’Eussino, lo credo più recente delle primitive irruzioni slave, finniche, pelasgiche, e di altri popoli europei. Le analogie, che corrono fra i Germani e gli Orientali, per ciò che spetta alla lingua e alla poesia, sono molte e notabili : fra gl' idiomi indogermanici di ponente, nessuno forse rassomiglia tanto alle antiche favelle di Persia, quanto le lingue teutoniche : e l'analogia poetica di alcuni vecchi miti tedeschi con quelli di Firdussi è tale, che può difficilmente al solo caso attribuirsi. Quindi è ovvio il conghietturare che fra le prische nazioni uscite dall' Irån, semenzaio fecondo di popoli, e seconda culla del genere umano, i Germani sono una delle meno antiche; e che essendosi meno commisti con altre razze, conservano meglio l'impronta primitiva del genio orientale, da cui per la cagione contraria i Celti maggiormente si scostano. Perciò si può dire che il grado d' idealità di queste due nazioni è in ragion diretta della similitudine che hanno col tipo originale, e in ragione inversa del tempo, in cui durano divise dal comune principio, come rami divelti dal tronco, o rivi partiti dalla loro fonte 1.

La filosofia inglese, di cui non abbiamo ancora fatto parola, occupa un luogo di mezzo tra la francese e la tedesca,

? I fatti storici accennati nel corso di questo capitolo intorno alle origini delle nazioni , verranno trattati ampiamente, e muniti delle debite prove nella seconda parte dell'opera. Il lettore non dovrà però meravigliarsi, se il libro presente è scarso di citazioni, e se le generalità storiche, che vi si contengono , non sono per lo più dimostrate. Non si può provare in istoria , senza entrar ne' particolari; i quali saranno il soggetto del libro seguente.

e partecipa dell'indole mista degli abitatori presenti della Gran Bretagna, che s'attengono alla stirpe germanica, per via degli Anglosassoni, dei Danesi, dei Normanni, e di alcune migrazioni più antiche, e alla celtica, per le reliquie dei Cimri e dei Gaeli. Donde è nato quel mirabile temperamento dell'indole inglese, e la grandezza civile della nazione; la cui virilità spicca vie meglio, se si ragguaglia alla fanciullezza o decrepitezza degli altri popoli europei. L'ingegno inglese è vago del positivo, e abilissimo agli studi e ai maneggi della vita esteriore; ma non dimentica per questo che il vero valore delle cose materiali dipende dai concetti della mente, e che il senno pratico non può aver luogo, senza la morale e la religione. Quindi l'importanza, che per istinto egli dà a queste due cose, eziandio quando la moda o le passioni vi fanno contrasto, e i temperamenti, che apporta ai sistemi più avversi, quando è indotto dall' opinione o dalla logica ad abbracciarli. Del quale istinto le stesse ricerche e operazioni attinenti al giro delle cose sensate grandemente si giovano; perchè la sodezza, il retto senso, la gravità , la costanza in ogni genere di azione e d'indagine, hanno d'uopo del nobile concorso della mente. D'altra parte l'uso e il gusto degli studi sperimentali, e le abitudini della vita operativa, salvano l' Inglese dagli abusi della contemplazione, cioè dalle chimere dell'immaginativa e dalle soverchie astrattezze dell'intelletto ; e danno al suo speculare quella riserva e saldezza, che son proprie degli spiriti avvezzi alle faccende. Se non che, le stesse doti, che preservano per una parte dagli eccessi dello spirito contemplativo, nocciono dall' altra all'elevatezza della contemplazione; onde nasce che i filosofi inglesi non si alzano mai all' Idea schietta, come oggetto meramente razionale, ma si contentano di apprenderla con

quella cognizione mescolata d'affetto, che chiamasi comune o retto senso, e che è in effetto una derivazione dell' Idea, e come un riverbero della sua luce. Il comun senso, che tiene un luogo mezzano fra la schietta cognizione ideale e l'apprensione sensibile, è il contrassegno più generico della filosofia inglese, tramezzante fra la tedesca, in cui signoreggia l'intuito ideale, e la francese, in cui domina la percežione sensitiva. Quindi è, che la scuola di Edimborgo, in cui la ragione piglia le forme del buon senso, è la dottrina inglese per eccellenza; e ad essa si accostano più o meno le altre sette, che pur declinano agli estremi. Non trovi certamente in Inghilterra, nè un Leibniz, nè un Vico, nè un Malebranche, che sono i principi della sapienza moderna, e i soli degni di essere paragonati ai grandi antichi, perchè cattolici 1; attesochè la filosofia britannica muove pure dalle infette sorgenti dell'eresia religiosa e della dottrina cartesiana. Il Berkeley, se fosse stato cattolico, avrebbe potuto dare alla sua isola un Malebranche; a cui non la cede per sagacità, nè per ingegno. Non vi aggiungo il Cudworth e il Clarke, perchè questi due gravi e benemeriti scrittori, (e specialmente il primo,) sono più ragguardevoli come teologi od eruditi, che come filosofi. Ma per compenso non vi trovi un solo esempio illustre di panteismo o di simili sogni : non vi trovi certe brutalità e schifezze del sensismo francese. Il Locke fu assai più religioso di tutti gli enciclopedisti. Il Priestley nobilitò in qualche modo lo stesso materialismo, sequestrandolo da alcune sue conseguenze più funeste e stomachevoli. Quale scettico e quale incredulo fu

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1 || Leibniz, protestante di nascita e di professione esterna, era, come ognun sa, cattolico di dottrina.

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