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Anche il nocchiero della livida palude ha dato non poco da fare ai commentatori. Il suo rifiuto di pigliar Dante nella barca e le parole stizzose che gli butta in faccia non potevano a meno di suscitare interpretazioni diverse e quindi dubbi e discussioni.

Non appena Dante è sulla riva d'Acheronte, nel punto dove si radunano le anime che debbono andare alla pena, vede da lontano il vecchio Caronte che attraversa il fiume su di una navicella

gridando : guai a voi, anime prave !
Non isperate mai veder lo cielo:

io vegno per menarvi all'altra riva
nelle tenebre eterne in caldo e 'n gelo.

Le anime, spronate dalla divina Giustizia, hanno disio di passar olire il fiume per andare ai tormenti; ma ciò è un istinto che in loro nasce tosto che partite dai corpi affinchè non vadano errando e ritardino la pena. Esse non sanno nulla di quanto le aspetta di là dal fiume, e infatti cangiano colore e battono i denti quando Caronte svela tutto l'orrore del luogo dove sta per condurle, perchè con la fantasia presentono i tormenti che colà le attendono. Or, le parole di Caronte, sebbene rivolte in generale a tutte le anime,

Giornale dantesco

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vanno più specialmente all'indirizzo di Dante. Caronte, che ha lasciato passare altre volte.dei vivi, i quali non avevano mai fatto del bene all'inferno, vuole. atterrir Dante dal valicare il fiume, per la qual cosa dopo goeilė orribili parole si volge direttamente a lui :

E ru che sei costi, anima viva,

partiti da cotesti che son morti.

Dante, naturalmente, non se ne fa nè in qua nè in là, ciò che dà gran rovello al vecchio barcaiuolo e gli fa infocare gli occhi più dell'ordinario; sicchè con accenti dove il concitamento dell'ira è appena temperato da una ven a non sai se di scherzo o d'ironia ripiglia l'invettiva :

ma poi ch' ei vide ch' io non mi partiva,
disse : Per altre vie, per altri porti

verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve" legno convien che ti porti.

É chiarissimo che le ultime parole sono provocate dal fatto che Dante non ha obbedito alla prima intimazione di scostarsi dall'ombre. Caronte deve aver capito che questo vivo, per nulla sbigottito dagli orrori da lui annunziati, continua ad aspettare il suo approdo per introdursi nella barca a viva forza; e per avvertirlo che non ne farà nulla perchè egli non lo permette, gli dice quanto si racchiude negli ultimi tre versi, ed il cui significato preciso è quello che qui si vuole determinare. Fatto ciò sarà più facile distinguere il senso o di scherzo o d'ironia che quelle parole possono contenere.

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I commenti, dai quali si potrebbe spigolare un grosso manipolo di citazioni, generalmente non specificano il valore di ognuno dei pensieri di quella terzina, ma spiegano all'ingrosso. Ciò proviene, io credo, dal fatto che quei tre versi, punteggiati a quel modo, non danno un senso abbastanza chiaro in tutti i particolari; infatti il Blanc, che fa una nota a questo passo, dice: «....ma le parole porti e piaggia e tutto insieme il costrutto porgono qualche difficoltà. E comunque la sia tolta, non si potrà negare una certa indeterminatezza ed oscurità di espressione, quale assai di rado in Dante s'incontra. Del che noi troviamo ragione nell'animo commosso e levato in furore di Caronte, il quale il poeta col discorso concitato e rotto volle imitare ». E poi: « Quest'ultima maniera di costruzione ci piacerebbe assai, e come già accennammo quel po' di confuso che ritiene deve spiegarsi colla disposizione d'animo di Caronte ». Confuso! Per descrivere un sentimento tumultuario bisogna arruffar la sintassi e non lasciarsi capire? Se ciò Dante avesse fatto, sarebbe caduto in un errore imperdonabile; ma questo errore egli non lo poteva commettere e non lo commise. Espressioni poeticamente indeterminate, per suscitare in noi un sentimento ineffabile, usò bensì talvolta, ma il pensiero che voleva esprimere era chiaro e preciso nella sua mente, e preciso e chiaro lo scolpisce nella nostra, e l'elocuzione non fu mai, come in quei casi, di più ammirabile intelligenza : qui, parimenti, imitando il linguaggio iroso di Caronte, non doveva, e sicuramente non lo fece, rendere oscuro il senso di quel linguaggio scombuiando il periodo e formando espressioni che mostrano non essersi egli saputo che dire, perchè il lettore non intendendo, non avrebbe capito nulla, nè ira, nè ironia, nè barzelletta. Sarebbe lo stesso che lo Shakespeare facendo parlare Ofelia o Lear durante la pazzia, annaspasse periodi sgrammaticati e di significazione incerta per rappresentare il linguaggio disordinato di quei due sventurati. In arte, sia qualunque si voglia la natura del pensiero o del sentimento che si vuole esprimere, o il moto di passione che si vuol dipingere, l'elocuzione deve essere chiara, e ingarbugliarla apposta o no è effetto d'ignoranza. Non è dunque il caso di Dante: vediamo piuttosto se in quei tre versi vi sia qualche errore di interpunzione.

Una delle interpretazioni di essi più comunemente accettata e che pare soddisfacente, è la seguente : « Altri ti passerà all'opposta spiaggia, non io : passerai in altro luogo, non qui ». Questa dichiarazione vien data dal Fraticelli il quale la tolse, sciupandola, da quella più esatta messa fuori nell'edizione bolognese del Macchiavelli: prima di lui una quasi identica ne aveva dato il Costa; c dopo, l’Andreoli ne propose un'altra che mutatis verbis le è affatto uguale nella sostanza. Accreditata da tali commenti questa spiegazione deve essere dunque assai diffusa ; e perciò è opportuno pigliar le mosse da essa. Or, se si guarda alla prima parte di tale spiegazione, il verrai a piaggia del testo vuol indicare il passaggio di Dante alla sponda opposta del fiume; se si guarda invece alla seconda, si deve intendere che Dante bisogna che si rechi in altro punto, forse della spiaggia medesima dove si trova, e di là effettui il passaggio. Ma nella terzina non c'è questa duplicità di punto d'imbarco; e se si obbietta che il non qui può indicare il luogo dove le anime si ragunano e nel quale Dante pure si trovava, ri

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