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première idée de tout ce qui s'était fait d'habile. Il avait conçu, conseillé, mis en train, achevé tous les grands mariages qui avaient tant

« all' obedienza la regina madre e i suoi seguaci, farsi hora queste dimostrationi di « amore verso di lei con queste reiterate missioni di Blenville e d'altri in mostrar « desiderio che se ne venga in corte, offerirgli grandi promesse (senza però lasciarsi « cadere dalle mani alcun effetto di soddisfattione de' denari devutigli, acciò ella non « li adopri a disvantaggio del re) solo per appagar il mondo, ascriverle a giustifica« tione del re, con fin poi di dar dentro colla forza. E qui il Prencipe mi disse : Credami vostra Eccelenza che sarà necessario di farlo, troppo essendo l'autorità a del re intaccata, ne passerà un mese che in Francia si vedranno de' rumori e delle a mutationi. Il re procederà giustificato; il re ha forza ; il re ha presso di se i più « forti e megliori partiti, perche tre cose vi vogliono per dominare questo regno, « lesser padrone di Parigi, l'haver li Ugonotti dalla sua; per terzo esser in buona d'intelligenza co' i forestieri

. Il re è in Parigi e lo domina, e sebbene pare che il « parlamento contrarii alla soddisfattione di Sua Maestà, come ultimamente sièveduto « nel caso di Brione (gentilhomme qui avait écrit un pamphlet contre Luynes et « même contre le roi, condamné à mort par une sentence d'un tribunal inférieur, et « que le parlement avait, en appel, condamné seulement à une détention perpétuelle) " che è stato liberato della morte, tuttoche havesse egli parlato contro la particolar per« sona del re cosi ignominiosamente; tuttavia un poco che Louines accarezzi i prin<cipali di detto parlamento, come farà et io l'ho consigliato, si ridurronno facilmente « al dover. Li Ugonotti sono per noi, perche io procurarò di renderli soddisfatti « col far che i loro consiglieri siano ricevuti in questo parlamento, in che hora mi « affatico assai; come anco perche molti et i principali di essi li habbiamo tirati al « nostro partito, come Dighieres, il quale è qui colla persona e molto più cogl' inte« ressi per questo matrimonio della nepote di Louines nel nepote di lui, figliuolo di Crichi, che a questo effetto ho io fatto concluder questo matrimonio per levar « Dighieres dalla regina e congiungerlo con favore. Castiglion (Châtillon) egli « ancora dipende di quà per esser nepote di madama la vidama d'Amiens, madre <della moglie del marescial di Cadenet, fratello di Louines. La Tramoglie (La «Trémouille) è giovanetto che attende a piaceri. Sugli (Sulli) attende al riposo, « oltre che saria molto facile il levar à Roni (Rosni) suo figliuolo la carica di ge*neral dell'artiglieria, per il quale si guardera ben bene Sugli a dar de' male sod«disfattioni al re. Non vi sono altri che diano fastidio che il duca di Roano il « quale si trova colla regina madre, ma è di poco credito, e Buglione, che ben si « deve temere, ma anco di questo mi posso prometter qualche cosa, e ciò disse il « Prencipe ridendo. Co’i prencipi forestieri poi il re passa con tutti buona intelli. *genza, ne essi mai si porteranno contro l'interesse di Sua Maestà. Spagna, quando a ben volesse, è troppo ingaggiata ne' fatti proprii. D'Inghilterra non c'è dubbio, « massime quando quei della religione saran dalla nostra. Venetia ben si sa che non « s'impedirà contro la soddisfattione del re. Il gran duca può far poco. Non c'è altro,

disse il Prencipe, che quel diavolo del duca di Savoia, il quale ben sappiamo noi « che è tutto della regina madre, la consiglia, la fomenta per far dispetto a favoriti. Soggiunse il Prencipe: Mi basterebbe ben l'animo di distaccarlo da questo, ma * quel duca è tanto vario e tanto incoslante, di si poca fide, che, a dir il vero, poco capitale farei della sua amicitia , ne di lui veruno mai si può fidare; gli habbiamo ben levato il suo bracchio dritto et il suo Achille, coll'haver fatto venir quà Dighie

consolidé le pouvoir de Luynes. Il se flattait de disposer toujours des protestants, et se croyait, ce qui était vrai, un grand crédit dans le Parlement. Il se portait ouvertement l'adversaire de la reine mère : il avait bien été d'avis de lui offrir toute sorte de satisfactions, mais sans lui en donner aucune qui fût sérieuse. Il était déchaîné contre le duc de Savoie, qu'il accusait hautement de versatilité et de mauvaise foi. Il avait annoncé la guerre, elle aurait lieu, et il espérait la conduire et avoir le commandement de l'armée. Mais, de son côté, Luynes connaissait Condé 1 : il savait jusqu'à quel point il pouvait compter sur lui, et il entendait s'être donné un allié et non pas un maître. Il se garda bien d'abandonner à M. le prince la direction des affaires : il la réserva tout entière au roi, c'est-à-dire qu'il la retint entre ses mains. Se souciant peu de paraître faible, pourvu qu'il allât à ses fins, il résista aux violences intéressées de Condé. Celui-ci, emporté par sa haine contre les Soissons, et furieux qu'on les eût laissés partir, proposa de les déférer

* res, e collbaverlo interessato per via di questi matrimonii negli interessi di Monsù di Louines; ho io consigliato questo punto e fattolo ridurre alla conclusione..... Perche bisognava di questi altri grandi e principali dalla Francia non ne lasciar scapa pare, ma dar loro soddisfattione, separarli dalla regina, et interessarli col re e con « noi, presi io risolutione di far quei matrimonii tra il duca di Ghisa, Louines e la a mia casa, ma perche questo non baslava a render intieramente pacali li animi se «anco non si dava pasta alla lor pretensione et ambitione, ho consigliato medesima« mente che si dovesse metter a parte de' negozii et introdurre in consiglio il duca « di Ghisa e Monsù il Grande, il che anco serve per giustificare le deliberationi che a si facessero contro la regina, e a dimostrare che il bene del regno e il zelo di cona servar l'autorità del re sono le cause che movono, e non lo sdegno e l'odio di « Louines ne del prencipe di Condé; e perche anco era necessario tenere in freno a la contessa di Soissone, la quale con figliuolo facilmente si porteria ad esser unita colla regina, tanto più che la contessa è in buona intelligenza col duca di Savoia, ho parimente consigliato ch' ella e il conte siano trattenuti con speranza di dar al a conte in matrimonio Madama sorella del re; le quali nozze non credo già che cosi .preslo venghino alla conclusione. Del fratello del re, poi niente possiamo dubia tare; è giovanetlo, e se gli tiene una accuratissima e diligentissima guardia.... « Entrò il Prencipe a discorrere degli ambasciatori che erano qui. Concluse che quel

di Spagna (le duc de Monteleone) era un buon vecchio. Di quel d'Inghilterra • (Édouard Herbert de Cherbury, très-connu comme philosophe) mostrò di poco « stimarlo. Di Savoia disse che poco havea occasione di trattar con lui (le comte de

Verrue) perche era ministro di un prencipe che non si portava troppo bene per le a interessi del re, ma tutto per la regina madre. E pure a tavola, alla presenza di « molti cavallieri e d'infinito numero di gente, disse liberamente e a voce alta che e del duca di Savoia niuno si poteva fidare. E mentre il Prencipe ciò diceva , io per « mostrare di non ascoltar cose tali, mi posi a ragionare di cose giocose con una «dama che mi era vicina. ) – Bentivoglio, 20 mai : «Luines ogni dì più mostra a di conoscere Condé e che finalmente sia per esser la sua rovina. »

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au Parlement, et de faire déclarer la mère et le fils criminels de lèsemajesté. Luynes s'y refusa !, et, voulant, aux yeux de la France et de l'Europe, épuiser tous les moyens d'accommodement, et rejeter sur la reine l'odieux de la guerre civile, si elle devenait inévitable, il conseilla une dernière démarche conciliatrice, et fit envoyer à Angers une grande et solennelle députation, composée de quatre importants personnages, représentant l'Eglise, la noblesse, la magistrature : l'archevêque de Sens, le frère et le successeur de l'illustre cardinal du Perron, le duc de Montbazon, le grand écuyer de Bellegarde, le nouveau duc et pair, et le président Jeannin, afin de conjurer la reine, au nom des plus sacrés intérêts, de s'arrêter sur la pente du précipice où elle allait entraîner la monarchie. Ils n'avaient pas d'autre instruction que de traiter avec la reine mère à toutes les conditions compatibles avec l'honneur du roi et la sûreté de l'État. Ils partirent de Paris le 3 juillet, avec fort peu d'espoir de succès et s'attendant à trouver en Anjou les choses trop avancées et les esprits trop enflammés pour que la raison pût se faire écouter*. En même temps, le représentant du Saint-Siége, le nonce apostolique Bentivoglio, écrivit à la reine, au nom du pape, une lettre habile et mesurée dans les termes, mais forte et pressante, où il lui rappelait les malheurs de la guerre civile, qu'elle avait elle-même plus d'une fois éprouvés; qu'il était aisé de la commencer, difficile d'y mettre fin; qu'elle était aussi funeste au vainqueur qu'au vaincu, et que Dieu a coutume de châtier ceux qui en sont les auteurs, ainsi que le peuple tout entier. Il lui répondait de la bonne volonté du roi et l'exhortait à venir à Paris unir toutes les forces du royaume contre les calvinistes prêts à se révolter*. L'archevêque de Sens, chef de la députation, fut

" Ambassadeur vénitien, dépêche du 7juillet : « Il prencipe diCondé al suo ritorno « di Beri, considerando di quanta importanza fosse che un prencipe del sangue, quale « è Soissone, si dimostrasse disobediente al re e fosse andato ad unirsi con gli inimici « della Maestà Sua, propose fosse necessario dichiarare il conte e la contessa ribelli e « incorsi nel crimine di lesa maestà, e che tali non dovevano esser più con patienza « sofferiti, ma poiti ad altrui esempio. Non perô fu questo consiglio del Prencipe ac« cettato. » — * Bentivoglio, 9 juillet : « I personaggi che vanno a trovar la regina « madre per lo accomodamento delle cose che passano, non hanno havuta nessuna « particolare istruzione ne nessuno ordine preciso, ma essi devono ripigliar la nego« tiazione di Blenville e offerire alla regina maggior sicurezza e governarsi secondo « le aperture che si presenteranno loro sul fatto. Quasi tutti prima di partire mi « hanno veduto e mi hanno dato parte di ciò, e m'hanno mostrato che si possa « sperare poco di buono di questa loro andata per esser troppo avanzate le cose e per • essersi la regina troppo stretta con tanti disgustati, che si † creder che ne ella " ne essi non vorrano perdere questa congiuntura nella quale si trovano si certi di " rovinar del tutto i favoriti, » —* Cette lettre est tout entière dans le Mercure franchargé par le nonce de remettre cette lettre à la reine. C'était une bien grande démarche que celle du père commun de la chrétienté s'interposant entre le fils et la mère pour retenir la France sur le seuil de la guerre civile, et elle était bien faite pour produire une sérieuse impression sur Marie de Médicis et ses conseillers, si l'intérêt de la religion et celui de la patrie eussent été pour quelque chose dans leurs desseins. Mais tous ces grands seigneurs, catholiques et protestants, qui se pressaient à Angers autour de la reine, n'avaient aucune idée du bien public ; ils ne songeaient qu'à eux-mêmes; ils se croyaient sûrs de vaincre, et leur impatiente présomption repoussait tout accommodement. Le duc de Vendôme proposa de mettre la main sur les ambassadeurs envoyés par le roi et de les retenir prisonniers, ou du moins de ne les point recevoir, et un premier courrier leur apporta l'ordre de s'arrêter et de retourner à Paris; ce fut à grand'peine que les modérés du conseil obtinrent de la politesse de la reine que, par égard du moins pour la personne des ambassadeurs, il leur serait permis de continuer leur route et de s'acheminer vers l'Anjou". Sur ces entrefaites, on apprit que le duc de Longueville, gouverneur de Normandie, maître de Dieppe et pouvant s'appuyer sur Caen, où commandait le grand prieur de Vendôme, travaillait à soulever toute la province; qu'il tentait d'ébranler la fidélité du parlement de Rouen; que, sous prétexte de préparer à sa jeune femme, sœur du comte de Soissons, une entrée solennelle dans la capitale de son gouvernement, il avait assemblé à Rouen un grand nombre d'officiers et de gentilshommes, et qu'il était sur le point de s'emparer du château-fort, qui était la clef de la ville et de tout le pays*. Ainsi la révolte était flagrante, et c'était le parti de la reine mère qui donnait lui-même le signal de la guerre civile. Dès lors nulle incertitude, nul retard n'étaient permis, le droit du roi de recourir à la force et de tirer enfin l'épée pour défendre son autorité méconnue était aussi clair que la lumière aux yeux de tous les honnêtes gens, et, le 4 juillet, il se tint un grand conseil, où il fut résolu à l'unanimité de marcher immédiatement contre la rébellion.

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ANTIQUITÉS DU BosPHoRE cIMMÉRIEN conservées au musée de l'Ermitage. 3 vol. in-fol. Saint-Pétersbourg, 1854.

PREMIER ARTICLE.

Pendant la guerre de Crimée, les journaux ont parlé plusieurs fois du musée de Kertch; ils ont même annoncé que les alliés s'étaient emparés des richesses archéologiques contenues dans ce musée. Depuis longtemps cependant les objets découverts sur les deux rives du Bosphore cimmérien avaient été transportés à Saint-Pétersbourg. Kertch n'avait gardé que des doubles ou des monuments qu'on jugeait impossible ou inutile de transporter. En 185 1, le nouvel Ermitage, construit sur les plans du célèbre architecte de Klenze, avait été inauguré. En 1854, par ordre de l'empereur de Russie, un ouvrage magnifique avait été publié, afin de faire connaître au monde les trésors que contenait la Crimée. Dans cet ouvrage, tout n'était pas nouveau. Un assez grand nombre d'objets avaient déjà été publiés par M. Dubois de Montpéreux !, par M. Aschiko et par M. Sabatier*. Mais la quantité des monuments inédits était encore notable, et, d'ailleurs, jamais ceux que l'on connaissait n'avaient été dessinés avec autant d'exactitude et autant de luxe. Un volume entier n'est composé que de planches, la plupart coloriées, et reproduisant les vases, les terres cuites, les bronzes, les bois peints, sur une grande échelle. Je ne parle pas des bijoux et des objets en or, qui sont si magnifiques, mais qu'il était superflu de colorier. Les deux volumes de texte in-folio qui précèdent sont imprimés, non pas sur papier, mais sur carton, avec des encadrements et des vignettes. M. de Giiles, conseiller d'État, directeur du musée de l'Ermitage, a signé la préface et présidé à l'ensemble de la publication. La relation des fouilles et les documents topographiques ont été tirés des manuscrits de Dubrux, un Français dont nous parlerons plus loin, et qui, le premier, s'est voué à l'exploration de la Crimée, et surtout des rapports de MM. Aschik, Kareischa, Beguitcheff, qui étaient chargés par le gouvernement russe d'entreprendre des fouilles pour enrichir le musée. Les inscriptions ont été transcrites et restituées par M. Stephani, le savant conservateur des antiques et des médailles de l'Ermitage.

" Voyage autour du Caucase, Paris, 1839-1843. — * Deux ouvrages en russe

BocnopcRoe IIapcTBo, Odessa, 1848, et VacE k Aocyra, Odessa, 1851. — * Souvenirs de Kertch et Chronologie du royaume du Bosphore.

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