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in quei Fori o Pozzetti o Stalli, che vogliansi chia- considerazioni, sendo noto che nel Fiorentino Battimare, s' usasse mai introdur acqua. Seconda è : Se stero facevansi i battesimi non per aspersione ma quell'Uno sosse Bambino o Fanciullo. E Terza è: Se sibbene per immersione. il verso di Dante : Rupp'io per un che dentro v’an- Alla seconda difficoltà non è ardua la soluzione; negava, non abbia subita alcuna alterazione per avvengachè, come mai potrebbesi immaginare che trascuratezza o arbitrio dei primi copiatori della un bambino caduto nel Fonte o in uno di quei Fori Divina Commedia.

(ammeltendo per poco che vi si tenesse acqua e vi Alla prima sembra potersi rispondere con cer- si baltezzasse) fosse salvato mediante la rottura del tezza : Che quell' Uno non annegava nè potea an- Foro in che annegava, e che l'autore di tale rottura negare in alcuno dei detti Fori, ma sibbene nel cadesse in sospelto d'empietà e sacrilegio per tal Fonte. Perchè nei Fori non introducevasi acqua, fatto ? Non eranvi dunque testimoni ? non eravi il come su supposto da taluno, allegando che ivi si prete baltezziere ? non eranvi i padrini del battezcelebrassero i Battesimi ordinari, cioè quelli che face- zando? non eravi veruno spettatore ? Ciò non si può vansi odiernamente fuori delle due epoche solenni, ammettere. E mirabile è come sopra tal punto non delle quali una era il di del Sabato Santo e l'altra il tanto li antichi che i moderni Spositori sieno oltreSabato precedente alla Pentecoste; che anzi per tali modo parchi d'investigazioni. Nel solo Comento AnoBattesimi ordinari eravi un altro Fonte supplementa- nimo pubblicato per cura di Lord Vernon (Firenze, rio o minore collocato appunto dentro il Battistero Tipografia Baracchi, 1848, in 4.°, pag. 148), leggesi fra le due colonne dove è ora l'altare della Mad- questo particolare notabile che fornisce, a mio parere dalena. E questo Fonte minore era posto in co- non poco lume: E dicie l'Autore che vide in una buca il municazione col maggiore mediante un canale sot- di di Sabato (Santo) quando si il fuoco benedetto , terraneo, come provanlo i registri de' Consoli nei in questa buca si vi si sconvolse Antonio di Baldinaccio quali si leggono le spese occorse tempo per tempo de' Cavicciulli di Firenze per siffatlo modo che conper i risarcimenti del detto canale. Perciò nei Fori venne che quella buca si disfacesse; e fue l'Autore a o Stalli, che impropriamente diconsi dal Landino disfarla. ec. - Due cose sono da notare nelle parole

pozzelli , non si battezzava nè vi si tenea acqua , di questo anonimo Comentatore: prima , ammelte non facendo mestieri, e anzi il tenervene sarebbe che quell' Uno annegasse nella buca e non nel Fonte, stato d' alcun danno all' edificio, perchè i recipienti dicendo che vi si sconvolse per siffatto modo che a per acqua si sogliono costruire e smaltare altra- volernelo trarre convenne che quella buca si disfamente da quello si pratica nelle altre costruzioni a cesse. Ciononostante per chi consideri la struttura cui l'acqua o anco sola l' umidità pregiudicano. di tali Fonti, apparirà non solo improbabile ma Adunque sembrami provato che quell'Uno annegasse quasi impossibile che uno vi si sconvolga per modo nel Fonte e non in alcuno dei fori. – E qui non tra- da entrarvi a capofitto come stavano i dannali delascerò d'avvertire esser eziandio stato supposto che scritti dall'Allighieri ; e non darà a questa spiegaquei Fori non fossero io elevazione dal suolo pari al zione maggior peso di quello si abbiano le consimili Fonte, ma che fossero auzi pari al livello del suolo delli altri Comentatori. La seconda in che il Comenmedesimo; al che contradice la struttura di quanti tatore dà notizia chi fosse quell' Uno che annegava, antichi Fonti battesimali rimangono; o se csempio c'induce ad argomentare quasi con certezza, che se ne potesse addurre (come ho inteso d' uno in Roma), non era un bambino, ma bene un ragazzetto di è da notare che tali Fori fossero così ordinati non tanta età da potersi da per sè stesso arrampicare per uso de' batte zzatori, ma per quello de' battez- sul Fonte e cadervi dentro. Nè mi rimuove dalla zandi, praticandosi a simili Fonti il Battesimo per mia spiegazione quello strano capovolgersi che egli aspersione e non per immersione ; perchè diversa- suppone di colui che affogava, essendo anco esso mente essendo, entrando i battezzatori in quei stalli, indotto nell'errore comune dal vi del verso danteinvece d'aver maggiore comodità a tuffare il bam- sco, che io opino essere stato alterazione o arbitraria bino nel Fonte, ne avrebbero avuta impossibilità; o di trascuraggine dei primi copiatori della Divina e invece di essere per la elevazione difesi dalla Commedia : occasionata probabilmente da soverchia calca delli spettatori, sarebbero stati a quella senza estensione attribuita da quelli alla Comparazione riparo alcuno sottoposti. Collocandovisi invece i bat- Dantesca, la quale limitasi ai soli fori, ma nell'imtezzandi, il prete attingendo l'acqua dal Fonte, con maginativa di essi copiatori, comprendendo indebimaggior facilità faceva l'aspersione ; intendendosi tamente anco quello che annegava, introduttovi dal però di battesimi d'adulti, che inconveniente e pe- Poeta a guisa di storico corollario e non come parte ricoloso sarebbe stato il porre i neonati in quelle integrale della comparazione medesima. buche. Ma poco al proposito nostro importano queste Rimane la terza difficoltà intorno al

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verso :

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rupp' io per un che dentro v’annegava, il quale cosi si fanciullo e non un bambino; che annegasse nel fonte legge non solo nelle stampe, ma anco nella maggior e non in alcuno di quei fori; e che al caso non fosparte de' Codici mss. ; nè io, per dir vero , so d'al- sero presenti altri che l'Allighieri e il fanciullo che cuno che porti diversa lezione da questa. Nondimeno

annegava. credo l'opinion mia ben fondata sopra le allegate

GIUNIO CARBONE. ragioni , e che il verso di Dante nel suo originale stesse piuttosto in uno dei tre infrascritti modi o in altro consimile, che in quel vulgato, cioè :

DEL DOTTOR DANTE ALLIGHIERI.
Rupp'io per uno che deniro annegava.
Rupp' io per un che dentro s' annegava.

a Lume non é se non vien dal sereno
Rupp' io per un che là dentro annegava.

Che non si turba mai, anzi è tenebra,

Od ombra della carne, o suo veneno ». Verrò per ultimo alla probabile esposizione del come quell' Uno si fosse condotto al pericolo di affo

Questi versi del decimonono del Paradiso mi si gare nel Fonte, e del come l'Allighieri, per salvarlo

offrono spontaneamente alla memoria nell'istante dall'imminente morte, rompesse uno di quei fori o

ch' io intendo appunto di toccare qualcosa, molto stalli de'battezzatori. - Rimanendo il Battistero aperto

scarsa e disadorna certamente, intorno a Dante Allial pubblico quasi l'intero giorno per il servizio dellighieri siccome a solenne professore di medicina. Con odierni battesimi, interveniva alcuna volta, che non

questo non voglio dire che in me risplenda il lume trovandosi nella chiesa devoti od altre persone, anco rischiaralore della terribile profondità che s'intravil servo di guardia escisse suori, come usano di fare vede nella dantesca triologia ; ma intendo che dal e si trattenesse qualche tempo nei dintorni ; il che tutto insieme e delle parti più alte di quel poema un giorno détte agio al garzonetto de' Cavicciulli unico si. dee prendere l'indirizzo e la illustrazione d'entrare nel tempio inosservato, ove trovandosi

delle cose particolari e meno elevate. Poichè Dante solo , cominciò, mosso dalla fanciuliesca vivacità e

ha da essere per gli Europei, e specialmente per noi inconsideratezza, ad arrampicarsi sul Fonte, del quale Italiani, quasi come un padre della Chiesa e un dolgiunto sulla sponda e volendovi camminar sopra, si

s

tore in ogni umana e divina scienza, al quale dobper l' angustia di quella e sì per la levigatezza dei

biamo appressarci con tutta la riverenza e purità marmi che non consente a' piedi movimenti sicuri ,

della mente per cercare nel suo Poema. Per la qualsdrucciolo nell'acqua, la cui profondità era mag- cosa assai bene e col suo grande accorgimento fu giore che non suol esser l'altezza d'un uomo ordi- dal Sanzio nella pittura a fresco della Disputa rapnario, come si pud conoscere dalla inspezione del

presentato fra lutti que' sacerdoti e spiriti magni Fonte Pisano e d'altri di quell'epoca che ancora si | l'Allighieri , poeta e teologo tanto grandissimo che conservano. Ora mentre il garzonetto de' Cavicciulli nessuno potè per ora comprendere tutta diguazzava nell'acqua , come fanno quelli che affo

smisurata dottrina, il nuovo concetto e l'acutissimo gano, accadde che Dante fortuitamente entrasse in intendimento. Ora di costui, intorno al quale si parla chiesa e tosto udito quel diguazzare nel Fonte, ac- meno impropriamente quando si usano le sue frasi, corsovi per vedere che fosse, si slanciò pronto sulla m'è dolce il tenere alcune parole. Amiamolo , si , sponda a fine d'afferrare il fanciullo e trarnelo fuo

a gara quest'uomo glorioso, il quale nemico d'ogni ri; e facendo a ciò mestieri d'un saldo punto d'ap- opera bieca ci alletta e felicita co' suoi scritti, lapoggio, egli, o fermò il piede sulla lastra marmorea sciati in eredità alla nazione, la quale fu da lui rid'uno di quei fori o vi s' attenne con una mano generata. Esso è come il ministro maggiore della namentre con l'altra alferrava il caduto , adunando in tura, cioè il sole, che abbarbaglia le pupille inferme tal punto d'appoggio tanta forza che la tavoletla del e conforta gli occhi robusti e che non guardano lomarmo essendo sottile e forse non ben salda , si sco. In lui si pascettero tutti i nostri buoni, e da lui ruppe; ne essendovi testimoni del fatto, ne seguito, meritamente fuggirono , non solo monna Berta e la come sempre accade, che qualche maligno inimico Cianghetta, ma anche pur Martino e Lapo Saltarello. dell'Allighieri interpretasse a sacrilegio quell'atto che Questo Divino sorto a Firenze di prosapia e non a carità del prossimo era da attribuire. Così o in di costume d' allora, come dice di sè lui stesso, fra consimile modo, mi sembra che debba esser inter- le parti si teone quasi sempre imparziale in una venuto il caso accennato dall' Allighieri ; rimanendo- città arrabbiata, e a que' di quando periva ogni uomo mi , qualunque sopra ciò possa essere l'altrui giu- che stesse colle mani alla cintola , e qualche volta dizio, fermo nella credenza , che quell' Uno fosse un si vedeva un disseziente spento senza legge : in

la sua

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non lo traviò per maleficio dal sentiero della virtù, de

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processo di tempo dovea poi vedersi, sotto reggi- suo Autore, il quale da Francesco Sacchetti è detto menti che chiamavansi civili, appiccato in ballatoio ingegno maraviglioso sopra natura e intelletto umano,

e , od arso colui che poche ore prima era stato applau- che potè descrivere fondo a tutto l'universo e più, dito dagli spasimanti delle palle e del marzocco. mi smago e non valgo a poter giugnere a squadrarne Dante, infatti, uomo retto anche quando l'iracondia l'altezza. E dopo il sentimento di profonda umiliagli faceva offesa ed anche quando per alterezza adom- zione che prorompe in tanta disuguaglianza, mi è brava, si tenne sempre stretto alla civile religione forza ov'io non voglia perder del tutto l'impresa, e senza ostentazione pratico rigorosamente le regole ricorrere ad uno spediente. Io so infatti che per della morale. Poichè se per aiutare in que' tempi dilli- attingere qualche sorso da tanto senno, è mestieri cili la sua patria dovette piegare verso il partito ghibel-considerare e in certa guisa cogliere a parte a parte

e lino, godette però in sè stesso al pensare che gli era quest'ingegno deiforme e dirompere mentalmente bello l'aversi fatta parte per sè medesimo, nè alcuna tutta quella distesa. E cosi gli studianti, facendo idea de' guelfi spregio, se era profillevole ed attuabile. opera diversa gli uni dagli altri, ma dettata da amore,

Indole di Dante. - Vero è che di sua natura era poterono come in prima divisare quel raggio che conper tutte guise trasmutabile ed avea gli occhi in- quideva ogni occhio piccoletto e debole, quando si lenti a mirare concetti ideali; ma questo suo natu- fosse messo direttamente a mirarlo. Conciossiachè rale talento, a cui dava permissione quando era so

avendo i tauti spositori considerato questo miracolo letto e vivea con sè stesso o andava a sua voglia, d'autore e di cittadino, acerrimo e negli studi e

della pace e nel giuoco della guerra , chi dal canto anzi gli su utilissimo per raccogliere da ogni parte dommatico, chi dal legale, questi come filosofo e una masserizia infinita di oggetti e concetti, che quasi come letterato, altri come astronomo ed altri quasi plenitudine volante (per usare sue parole ) se gli como artefice ed i più come poeta, a me è nato aggirarono per la mente e fantasia, e quando amore gli in cuore il pensiero di risguardarlo siccome dottore spirava le immagini fedeli di quelle cose e di quelli nell'arte ippocratica , cioè di quel vecchio di Coo, scritti che gli venivano sotto la penna. Perchè il nostro del quale dice Dante stesso che natura lo fa agli poeta era uomo che non coartava mai il pensiero in animali che ell ha più cari. Nè questo lato dell'ingrazia della parola e scriveva allora solamente ed commensurabilità dantesca abbia da sembrare supin anima sobria, forte e delicata era spesso) quando posto, esagerato o ridicolo per coloro che, non istrinsi sentiva chiamato. Dante sino da piccoletto, preso gendo e spegnendo la sufficienza medica nel tastare a' dolci sguardi e al saluto di colei che vestiva di i polsi, vogliono con Francesco Puccinotti che il onesto colore sanguiguo, correva ad amare , ed in

dottor fisico dettatore ed esempio di religiosa civiltà mezzo a'pianti e a'dolori, tutt'altro che puerilmente assidasi fra legislatori e sacerdoti, e sanno che Dante, si beava , s' imparadisava , s'indiava negli occhi lu- prima delle sue Traversie , volle essere ascritto a centi e giovinetti di quella Beatrice, che potente a quella capitudine delle arti maggiori , la quale si beatificarlo nel corpo quaggiù, seppe come donna componeva di farmacisti, che allora si nominavano della mente di lui , tanto fare che a quell' impulso speziali. Che anzi dal testimonio del Boccaccio sapche sempre gli rampollava nella mente innamorata, piamo che in tempo del bando e delle grandi · sue venissero appresso que' lavori che doveano conse- vicende, stando l'Allighieri in Siena , essendogli in guire per merito l'immortal fama, della quale go- una bottega di semplicista venuto sott'occhio un libro dendo l'uomo s'insempra ed eterna. Nala era che esso da molto tempo cercava, si pose quivi imstei da tribo celeste e si faceva brolo di fiori pur mantinente a leggere e per molte ore stette così inmo' nati, dove si ventila coll'orifiamma e colà dove tento, che non mosse costa, sebbene vi fosse dinanzi mai non verna e sempre raggiorna , senza mai an- alla porta dell'officina gran movimento di persone. nottare. Nè il fiero garzoncello era fra que tali che Or questo libro poteva essere molto lontano dalla perdono la loro vita dietro a fatue cose; imperocchè farmaceutica trattazione ? se la donna, passionata di tanta misericordia dimo- Dante fisiologo. Era questo nostro autore del stravasi verso la vedova vita di lui, egli non disbramò numero di coloro a' quali cogli antichi filosofi , Eracon azione indegna la decenne passione che gli fa- clito specialmente e i maghi , e co' moderni Oken, cesse poi troppo amaro il desio amoroso. Ma acco- Gioberti ed altri ben fu avviso che il mondo nelle sue gliendo come grazioso dono di eccelso favore quest'ap- parti essenziali e primigenie sia provenuto dall'etere parizione, la onorava con ossequio di operazioni alle quasi l'etere fosse la celebrata materia prima. Pered usava indefessamente il tempo.

ciò Dante (Cantica 3', C. XXVII, t. 46 ) denomina la Il dottore Allighieri. - Ma come io vado inoltrando .

vita umana coll' elogio di figlia a colui che apporta a riguardare l'ampiezza di questa Commedia e del

e lascia sera. Oltre a ciò ben sapevasi da

mane

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quell' altissimo quasi al par degli odierni come accada spiriti. Che se Dante dice che il vivere è un correre il mistero della generazione (2*, XXV, 13–25); onde alla morte, intende accennare al temporaneo disfaparla a dilungo e da maestro, precorrendo la mo- cimento del corpo e nou all'anima ; la quale come dernità , vuoi nel conceder all'uomo l'officio attivo fenomeno e come individuo passa, ma nella sostanza e dare alla donna il passivo nel lavoro formativo rimane e nel genere anche rispetto alle membra è del portato , vuoi nel fare a questo portato, come perenne. a soggetto della forza vitale correre il ciclo di vege- Imperocchè noi quaggiù moviamo tra la morte e tante, di senziente e di razionale. Sapeva benissimo la vita , fra la distruzione e la riproduzione, entro il in che modo la creatura mediante il cordone ombel- male ed il bene. Cosi procedendo dal possibile anJicale od ilo, viva di conserva colla pregnante; giac- diamo al reale, dal successivo al continuo, e dal chè in un medesimo canto parla due volte di quel temporale all' eterno. Perciò l'uomo è rassomigliato delicato viacolo sanguisero (1`, XXIX, 7) sia quando, al verme, alla ninfa e alla crisalide , che chiudena fare intendere la cicatrice che sta in mezzo del dosi nel bozzolo si trasforma presto in farfalla anventre, dice ove comincia nostra tabbia, e quando gelica per poggiare ai colli celesti (24, X, 41-43). per descrivere il cavo del ventre favella di quella Dante patologo. - Sotto il velo di versi strani parte , dove è primamente preso il nostro alimento asconditori di dottrine. incomparabili, quel Dante, intrauterino.

quegli che due volte nominò Ippocrate (2*, XXIX , 46), Alcuni tra' moderni posero che ogni animale non e fece commemorazione solenne ( 1', IV, 46-48) di sia in origine altro che un'otre o sacco dermoideo, Empedocle, di Dioscoride, Galeno, Avicenna, Averroe, nel quale il tubo digerente può fare le veci di su- non ebbe ribrezzo di parlar d'impiastro in senso perficie e voltata buccia , la superficie far vece di traslato , nè del puzzo che esce dagli spedali, nè tubo intestinale. Sicchè per sentenza di costoro, non di rammentare la mortifera influenza che appesto solo la membrana muccosa della superficie e quella | Egina. Da ciò si mostra frattanto che l'Allighieri era dell'intestino hanno contiguità ma anche continuità come que' seguaci di Esculapio e Macaone, a cui e medesimezza di tessuto , diguisachè dall'aspetto e niente fa schifo, perchè niente è brutto, osceno nè natura dell' una tu possa arguire l'aspetto e la na- reo per sè stesso in natura e nella creazione. Ed ecco tura dell'altra a tuo piacere. A questa opinione, se altre sue espressioni. La morte è amara (4*, I, 3) e il altri volesse abbondare , si potrebbe trovare un ap- dolore è cosa memorabile , sia quando fa versare lapoggio presso il gran biografo e filosofo di Cheronea, grime (1°, XXIII, 33), sia quando non le fa scorrere, o il quale andò più avanti col riconoscere non negli perchè stremo (1°, XXXIII, 17), o perchè cruccia una animaletti inferiori ma ne' più alti siffatta analogia persona forte e maschia (1`, XVIII, 28); ma il dolore non fra l'esterno e l'interno d'un vivente. « La volpe uccide ! La mattezza è agguagliata alla morte che d'Esopo ( dice Plutarco nel Convito de' sette savi), par cecità dell'anima , e la cecità è trista come la venuta a contesa di varietà col liopardo, pregò il morte, perchè fa morire l'uomo allo spettacolo del giudice , che avanti di dar sentenza, avvisasse le mondo visibile. Perciò da tre cose risugge il nostro parti interne, perchè le troverà molto più varie ».

pensiero, dalla morte, dalla pazzia e dalla cecità. Di Il perchè Dante, ampliatore della ricchezza scien

quest'ultima parlandosi dal poeta , vien fuori una tifica, posseduta dagli antipassati, usando la solita patetica descrizione con cui è messo dinanzi al viagsagacità, e volendo dare a divedere, sotto allegoria, giatore l'uomo abbacinato, che non vede lume del la versatilità e la perfidia della pantera , cioè dello cielo (2.*, XVI, 4). Altrove si tiene molto di altre spirito di parte che infieriva per Firenze, lo addita due malattie dell'occhio, cioè la presbitia quando non al pelo macchiato e alla pelle gaietta di quella fera può scorgersi che a gran distanza mentre dappresso (1', 1, 11, 14), così volubile dell'anima come varia gli oggetti sono confusi, e, se io bene intendo parlasi

anco della miopia, in cui s' ammicca per discerner Nella Cantica del Purgatorio si fa parola del sonno, bene i soli oggetti vicinissimi; chè a' lontani non il quale è sotto un certo riguardo immagine della giunge il nerbo del loro viso (1°, XV, 7). E laddove in morte. Ma sotto altro rispetto, come accennasi per altra infermità, o l'eccesso della doglienza o il male l'Allighieri (2', ix, 6, XXVII, 31), il sonno, lasciando stesso, come presso gli assiderati, ammorza ogni senin certe ore mattutine che l'anima pellegrini a suo sibilità; mentre ne' poveri loschi , guerci ed accecati piacere, può diventar nupzio di futuro. Per il che avviene l'opposto, giacchè il sensorio s'alza e raffina non è meraviglia se alcuni eletti ingegni abbiano in incredibile squisitezza. concepito immagini sublimi e pensamenti inaspettati, Il nostro Dottore favella di due mali di nervi. mentrechè le membra, sepolte nel sonno, allegge. L'epilessia o morbo sacro; vale a dire malcaduco, e rivano il velame che chiude all'anima il mondo degli anche la licantropia è descritta; perciò un pover uomo

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e

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del corpo.

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il quale è sorpreso immantinente da questo malore delle cosi dette stelle filanti ' ?', V, 13, ed in altro dei dagli antichi e da qualche moderno fanatico scam- vapori mattutini e vespertini (3*, XXVII, 10). Albia to coll'ossessione) sente cascarsi giù senz'altro trove tocca del tremolo (2*, XXI, 19); in altro luogo 1°, XXIV, 38). L'altro morbo nervoso descritto è una

rammemora lo scorrere d'un fiume. Così non contento specie di tetano, che potria chiamarsi tropostotono, alla pittura della luna (2", XXIX, 18), rappresenta,

* in cui egli immagina che nè davanti nè di dietro, nè per compiere il quadro della geografia universale, e di fianco si curvi o torca la persona degli indovini, l'alba e la sera ed il felice e gentile tepore di magma che con un certo scavezzamento di collo la testa gio che rallegra e conforta co'suoi zefiri l'egro morsi gira in guisa da guardare le spalle (1`, XX, 4-8). Da tale, pellegrino del sentiero della vita. sè stesso però dice, che in patologia questo travol- Fra le potenze dell'aria, delle meteore,

, viene gimento non si conosce, facendo così aperto che lui il fulmine (39, XXIII, 14); e tra quelle, che si diera in quella disciplina molto innanzi e che, pene- cono venti, dal soave alito di primavera (2°, XXVIII, trato l'andamento della morale caducità, sapeva ral- 3-5) tu passi all'aquilone (3*, XXVIII, 27–28), e terlargare il campo nosologico.

mini col tremendo uragano (4", IX, 22, 24). SeguiL'alto Dottore osserva nella stessa Cantica do- tando gli altri fenomeni prodotti dall'elettricità o lorosa e sconsolata dell'Inferno quelle alterazioni del dalle diverse temperature viene la nebbia, cioè la tessuto cutaneo , che sono dette malori della pelle. pioggia, la neve , la brina, il gelo e la dimoia. Ma Non intendo qui accennare al sudore (1o, III, 44) pro- per attenuare il senso di questi paurosi mutamenti dotto dallo spavento, ma voglio ben rassegnarci le della natura , abbiamo per bene due volte la descrisanguinose punture, fatte da' mosconi e dalle vespe zione dell'iride. sulle ignude carni degli infingardi (1o, 22, 23); la leb- Dante psicologo. - Si è ribadita più volte quest'avbra, che senza refrigerio tormentava i truffatori, vertenza, che in medicina posson farsi in certi intuli pieni di schianze (1", XXIX, 25-29), e, per non fermi dimolte belle cure astenendosi da' rimedi far1occare dello eccidio a danno degli scommettitori maceutici e da'chirurgici col solo cibare la spirituale dell' amicizia e degli scismatici , porrò qui il cenno vita di buona speranza; ed appunto perchè l'uomo è delle piaghe , prodotte dall' ardore eternale, sopra animale binato, può cadere e può risorgere, sia quanto coloro che vanno in zoccoli per l'asciutto (1“, XVI, 5). all'anima, sia quanto al corpo, se l'una vogliasi distin

Forse la insaziabile fame della lupa, incontrala guere dall'altro negli effetti. Ed il gran padre Dante nell' ingresso del tristo regno, non ha del malaticcio, volle darci utile documento e per apprendere l'una e essendo proprio di siffatte bestie un cosi acuto insa- per non disconoscere l'altra sostanza, ond'è composto ziabile appetito (1o, I, 33): nè le gozzoviglie, di cui l'umano essere. Nè perchè poeta , si fermò soltanto s'empieva Ciacco, dedito alla colpa dannosa della gola alle proprietà psicologiche che hanno come uno sprazzo possono forse chiamarsi effetto d'infermità ( 1°, VI, 18). di corporalità, quali sariano il sogno (3*, XXII, 20) Ma la bene fastidiosa malattia è la quartana, distinta e la visione (passim), nè fu pago al legame psico-fisioper l'accessione a ribrezzo intensissimo ed ha cattiva logico, dal quale la disforme natura è stretta in indole quella lenta morbosa ritenzione, alcune volte unica personalità, più o meno perfettamente (1`,VI, 36); prodotta da ostinate febbri di periodo, associate ad ma volle descrivere fondo alla trattazione. E puoi ingrossamento de visceri ipocondriaci; la quale riten- averne prova in vari luoghi. Trovi poi di che apprenzione è da' fisici dottori appellata idropisia e più dere ed in quanto alla fantasia (2*, XXII, 5, 6), in determinatamente ascite (1', XXX, 17, 23).

quanto il pensiero (2*, XIX, 14) ed in quanto all'ar Dante fisico. – Parla della caduta dei gravi per bitrio (3“, V. 7, 8). Appresso favellasi del proprio legge d'attrazione precorrendo per tanti secoli Isacco sè , che è superstite al disfacimento corporeo e con Newton (4", XXXIV, 37); descrive l'angolo incidente reiterata argomentazione si dà lode all'anima, vuoi eguale al riflesso (3*, I, 17); non gli sfugge quel come avvivatrice delle membra , 0 vuoi come creacigol o ch' esce d'un tizzo umido, quando arde zione puretla. E nel vero non poteva andare altri(", XUI, 14); non gli pare spregevole l'osserva- menti questa bisogna, sendo questo portento di zione d'un papiro che bruci, mutandosi di colore maestro ito addentro a tutto il nocciolo della filo(1°, XXV, 22); nè sciocco gli sembra l'intertenersi in- sofia (3', XXIX, 8-12). torno al fumo esalante dalla mano bagnata quando la Dante interprete delia natura. - Qui si tralascia temperatura è bassa (1`, XXX, 31). E finalmente parla di citare que passi della divina Commedia, dove si del prisma in un modo tutto 'speciale, accennando parla di mineralogia , di botanica, di zoologia, speagli estremi del rosso e del violetto (2", XXXII, 20). cialmente degli uccelli. Basta il dire che egli es

In due luoghi tiene discorso intorno ai vapori sendo vero poeta, sentivasi figlio della natura. Vuoi trascorrenti : poichè in un brano ritrae il fenomeno un piccolo cenno del come studiasse gli effetti na

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