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Noi riteniamo e a dare base e sviluppo a questo convincimento dedicammo oramai parecchi anni di fede e di lavoro che, come la coscienza filosofica della natura deve nascere dalla ricostruzione critica slel valore del pensiero in rapporto all'imperativo della esperienza, così la coscienza morale debba essere purificata e svolta dall'analisi critica del valore sperimentale degli ideali di cui la personalità individuale è partecipe e fattrice. Nella sincerità del pensiero teoretico positivo (che è quanto dire non dogmatico o aprioristico) è insomma, per nostro giudizio, il terreno solido e inesauribilmente fecondo sia della costituzione e del progresso del vero, sia d'ogni valore etico e dell'incremento morale. atteggiandosi secondo l'imperativo dell'esperienza, il nostro positivismo riesce come si suol dire a titolo di biasimo materialistico; perchè, se nel suo fondamentale proposito è studio del fatto, è poi anche, nelle sue non incongruenti finalità, fede operosa nell' idea. Dalla realtà vera, positivamente, sinceramente accertata, riceve contenuto concreto e direzione sicura, vita e baldanza, anche il dominio delle idealità; e se il fatto pone limiti che appaiono insormontabili, apre perd del pari, e illumina di luce viva, al volere buono e all'idea morale, nuovi orizzonti.

I diritti del fatto e delle idealità, scossi e violati dal positivismo materialistico non meno che dall'idealismo mistico, hanno una logica, necessaria rivendicazione nel positivismo idealistico (1).

Noi ci accingiamo a delineare l'aspetto pratico di questo orientamento del nostro pensiero, movendo dall'analisi di un fatto che è umana natura, bisogno dell'anima,

Padova, Settembre, 1904.

(1) Cfr. dell'a. Verso il nuovo idealismo? in Rivista di filosofia e scienza affini, diretta dall'a. BOLOGNA-ZAMORANI e ALBERTAZZI, Anno VI, Settembre-Ottobre 1904.

PARTE I.

ANALISI DELLA FINZIONE

G. MARCHESINI

- Le finzioni dell'anima.

1

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Prof. Edoardo Calert?

di Tavani NAPOLI

CAP. I.

Il dominio della finzione

§ 1. Illusione e finzione. § 2. Menzogna sociale e interiore.

finzione nel sentimento, nel volere, nel pensiero teoretico. finzione nella credenza. § 5. La finzione nell'azione.

$ 3. La
§ 4. La

§ 1.

Nel porre fine al suo classico studio intorno alle illusioni dei sensi e dello spirito, James Sully non si dissimuld l'impressione che avrebbe provato alla fine il lettore per l'inattesa estensione da lui attribuita al fatto psicologico, oggetto della sua analisi. Nei più varî domini dello spirito, cioè nella percezione sensibile, nell'introspezione, nella memoria, nella credenza, s'insinua, secondo il Sully, e campeggia la illusione, ed è quindi non privo di base il sospetto che per il nostro continuo illuderci manchi alla conoscenza quell'obbiettivo valore che pur si presume, comunemente, di mantenerle. Non dissimile sgomento potrebbe derivare dallo scoprire che anche la finzione, di cui è assidua artefice la nostra anima, e ch'è oggetto del presente studio, occupa in essa confini più vasti di quelli che si è soliti assegnarle. La nostra analisi e le induzioni e applicazioni che ne potranno

conseguire, dimostreranno se tale sgomento (circa il valore della conoscenza e della morale) sia legittimo; intanto osserveremo che la maggiore ampiezza del dominio di un fatto psicologico risulta molto spesso come naturale conseguenza della stessa analisi.

Anteriormente all'analisi, quel fatto è concepito, poniamo, come pressochè isolato, e si circoscrive nell'àmbito particolare d'una grossolana esperienza: l'analisi ne rintraccia rapporti che prima sfuggivano, e ne disvela riflessi e modi non sospettati. Può anzi accadere che, dopo l'analisi, il riconoscimento dell'importanza che ne sistemi psichici acquista per i nuovi rapporti un determinato fatto, diventi stimolo a esagerare del fatto stesso, l'importanza funzionale. Il sensismo, il sentimentalismo, il volontarismo, e potremmo anche aggiungere il materialismo e lo spiritualismo assoluti, esagerando i limiti della funzione di un dato particolare - come la sensazione, il sentimento, la volontà, o la materia e lo spirito comprovano la suggestione orientatrice che può esercitare anche indebitamente un risultato dell'indagine. Scoperta, ad es., la importanza che nell'attività psichica ha la sensazione, il sensista fa in questa consistere ogni processo psichico, quasi che nella vita psicologica non altro fatto veramente accadesse all'infuori della pura sensazione. Ma lasciando a parte ogni commento critico circa questa esagerazione, (che è una tendenza caratteristica della mente del ricercatore, specialmente s'egli è frettoloso di conchiudere, e impaziente di applicare), non è inutile rilevare che l'analisi non deve essere in alcun modo deformata o arrestata dall'abito mentale per cui un fatto si costringe entro limiti prestabiliti; e soggiungeremo che, se questi limiti, per l'indagine rigorosamente proseguita, riescono amplificati, si è indubbiamente avvan

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